04:34 30 Ottobre 2020
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“In Europa è in gioco il mercato unico”, è stata la riflessione preoccupata del primo ministro Giuseppe Conte prima di partire per una visita lampo in Portogallo e in Spagna.

Ma è una costatazione corretta: se l’Unione europea non riuscisse nei tempi stretti e nei modi, dettati dalla profonda crisi economica e sociale provocata dalla pandemia, a mettere in campo in modo unitario tutti gli strumenti per la stabilità e la ripresa economica e sociale congiunta, allora il Covid 19 potrebbe diventare la tomba dell’Europa.

Di conseguenza un accordo a tre su questi temi, tra Italia, Spagna e Portogallo, metterebbe in campo la squadra necessaria e indispensabile per avere una voce più forte nelle decisioni che la Commissione europea, il Consiglio e il Parlamento europeo dovranno prendere.

Il summit del Consiglio europeo, sotto la presidenza tedesca, si terrà il 17-18 luglio a Bruxelles. Potrebbe essere un incontro storico. Al centro c’è la decisione di come e quando attivare il Recovery Fund, il piano di aiuti proposto dalla Commissione europea per 750 miliardi di euro, di cui 500 di sussidi e 250 di prestiti.

Viviamo una crisi senza precedenti che richiede interventi di un’entità mai sperimentata. Anche l’ultimo bollettino dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) evidenzia l’urgenza di programmare gli interventi di sostegno e di rilancio della produzione e dell’occupazione nei tempi immediati e nelle dimensioni appropriate alla crisi. Oltre alla drammatica perdita di pil, sono di particolare gravità il crollo dell’occupazione e l’emergenza sociale. Secondo l’Ocse, l’impatto iniziale del Covid è dieci volte peggiore di quello della Grande Crisi del 2008: nei primi tre mesi del 2020 a livello globale le ore lavoro perse sono state pari al 12,2% del totale, paragonate alla perdita dell’1,2% del primo trimestre del 2008. E gli andamenti, più negativi, del 2020 devono essere ancora registrati. L’impatto sull’occupazione in Italia, Spagna e Portogallo è stato maggiore rispetto alla media globale e a quella dell’Eurozona.

L’“asse del Mediterraneo” dovrà essere in grado di conquistare il sostegno della Germania per contrastare il fronte dei cosiddetti paesi “frugali”, guidati dall’Olanda, che vorrebbero altro tempo prima di prendere una qualsiasi decisione operativa e trasformare il pacchetto di aiuti in semplici prestiti. La loro intenzione è soprattutto quella di evitare gli eurobond e qualsiasi altra forma di impegno finanziario europeo congiunto e solidale. E’ un peccato che in questo momento la Francia si tenga un po’ troppo defilata, giocando sempre la carta del “rapporto speciale” con Berlino. 

A Lisbona l’accordo tra Conte e il primo ministro portoghese, Antonio Costa, è stato pieno.

“Alla luce delle previsioni economiche per l’Eurozona si capisce che o ne usciamo tutti insieme o non esce nessuno”, ha sottolineato Costa, che ha definito il Recovery Fund come “una proposta intelligente ed equilibrata”. "Non abbiamo tempo e non possiamo accettare un compromesso al ribasso. Serve una decisione politica forte e coordinata dell'Europa” ha ribadito Conte.

Anche a Madrid c’è stata una grande sintonia tra Conte e il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che ha proposto all’Italia “un patto per l’Europa”. “Sul Recovery Fund serve una risposta comune che venga dall'Europa. Non può esserci un altro momento per l'accordo oltre luglio", ha detto Sanchez, aggiungendo che "se avremo successo in questo momento cruciale, sono convinto che vedremo gli Stati Uniti d'Europa".

Il Mes, il cosiddetto Fondo salva stati con i suoi prestiti, senza particolari condizioni, per gli investimenti nella sanità, che ovviamente fa parte del pacchetto di aiuti, non è stato al cento dei colloqui. Ma potrebbe diventare operativo dopo che si è raggiunto l’accordo sul tema centrale del Recovery Fund.

Mentre Conte era a Madrid, a Bruxelles si è tenuto un incontro molto importante, forse decisivo, tra Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, Charles Michel, presidente del Consiglio, David Sassoli, presidente del Parlamento europeo e Angela Merkel, presidente di turno dell’Ue. L’eccezionalità del vertice è rivelata dal fatto che Ursula von der Leyen ha attivato l’articolo 324 del Trattato europeo per i meeting straordinari nell’ambito delle procedure di Bilancio. Dall’incontro dovrebbe essere emerso l’impegno di raggiungere al più presto l’accordo sul Recovery Fund.

Qualche ore prima la cancelliera aveva parlato nella sessione plenaria del Parlamento europeo per presentare le linee guida del prossimo semestre a presidenza tedesca. Come al solito si è mantenuta un po’ sul vago in tema di iniziative, ma allo stesso tempo non ha fatto passi indietro rispetto agli impegni verbali presi in precedenza.

“Abbiamo bisogno di un accordo su strumenti che siano affidabili per il quadro finanziario pluriennale. Il Consiglio europeo deve prima giungere a un risultato e poi dobbiamo lavorare insieme al Parlamento”, ha detto la Merkel. “Si esce dalla crisi tutti insieme”, ha ribadito. Il Parlamento europeo, infatti, è chiamato a breve ad approvare l’accordo raggiunto dai leader dell’Ue sul Recovery Fund e sul prossimo bilancio europeo.

Lunedì 13 luglio Conte sarà a Berlino, ultima tappa del suo tour prima della riunione del Consiglio europeo. Il suo incontro con Angela Merkel potrebbe essere decisivo per arrivare a un accordo. Potrà rappresentare anche gli interessi di Spagna e Portogallo.

La Germania dovrà decidere tra ideologia ed economia, tra un ritorno ai nazionalismi europei e continuare nella realizzazione della visione dell’Europa unita. Ricordandosi che il suo è un sistema produttivo integrato e ancorato all’Europa e che il suo primo mercato di esportazione è l’Europa. In un mondo multipolare l’Europa può contare solo se riuscirà a parlare con una sola voce. Nella Babele degli interessi locali, i singoli paesi europei in futuro conterebbero poco o niente.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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