18:37 13 Agosto 2020
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Il personaggio del film Io Robot diceva che un giorno avremmo rimpianto i buoni e vecchi tempi in cui le persone uccidevano altre persone. Un pensiero sanguinario, ma forse giustificato. Finché ai robot saranno affidate mere funzioni utilitarie, l’ultima parola a livello strategico continuerà ad averla l’uomo.

Al poligono di Chebarkul del Ministero russo della Difesa si sono tenuti i test dell’innovativo robot da combattimento Marker. Gli sviluppatori si sono posti l’obiettivo di ideare soluzioni tecnologiche che mettessero in comunicazione i robot di terra, gli aeromobili a pilotaggio remoto e le forze speciali. Marker non sarà mandato su un vero campo di battaglia, ma si prevede che nel 2021 sarà consegnato al Ministero russo della Difesa.

L’esercito russo si aspetta un’invasione di robot?

Il tema della robotizzazione dell’esercito ha sempre goduto di grande successo perché i lettori di norma preferivano leggere di una futura “guerra dei transformer” piuttosto che del nuovo modello dell’ennesima corvetta. Tuttavia, di solito il tema dei robot viene trattato in maniera fin troppo letterale. Cerchiamo di capire perché.

Nel 2006 durante una conferenza stampa venne chiesto scherzosamente a Vladimir Putin quando i confini russi sarebbero stati presidiati da “giganti robot antropomorfi da combattimento”. Il presidente rispose che in linea di principio si trattava di uno scenario possibile, ma irrealizzabile senza il contributo umano e che, dunque, “fondamentale sarebbe sempre e comunque stato l’ufficiale frontaliero”. Il concetto stesso di “gigante robot antropomorfo da combattimento” è diventato un meme, ma questo non significa che la robotizzazione delle forze armate sia un tema poco serio.

​A novembre 2019 Putin ha dichiarato che il nuovo programma statale per gli armamenti in ottica 2033 dovrà prevedere un’estensione delle categorie di armamenti laser e ipersonica, nonché delle categorie comprendenti i robot da combattimento e gli aeromobili a pilotaggio remoto. Si ritiene che entro il 2025 in Russia si creeranno e si cominceranno ad utilizzare nelle forze armate robot di nuova generazione in grado di portare a termine missioni in totale autonomia e con la minima partecipazione di un operatore da remoto. Si prevede che questi robot saranno tra l’altro equipaggiati con fucili d’assalto e mortai da 120 mm. Ma com’è la situazione oggi?

Nel caso dei sistemi “tradizionali” (cfr. infra per i sistemi strategici) i robot sono e saranno utilizzati su ampia scala.

Un sapeur intelligente e un ricognitore ben equipaggiato

Ormai nessuno mette più in dubbio la necessità di aeromobili robot destinati all’aviazione. Le missioni d’assalto e di ricognizione non possono ormai più essere portate a termine autonomamente dalle piattaforme robot volanti. Chiaramente, però, queste missioni sono generalmente guidate da operatori a distanza. A breve termine si renderà fondamentale l’addestramento dei robot alle tattiche di combattimento aereo e alle operazioni congiunte con gli aeromobili guidati. In tal senso aumenterà in maniera rilevante il ruolo delle attività svolte in autonomia dagli aeromobili a pilotaggio remoto poiché non sempre la reazione dei piloti-operatori può rivelarsi altrettanto decisa di quella di un’intelligenza artificiale.

Se prendiamo, invece, in considerazione mezzi terrestri, l’ambito di utilizzo ad essi dedicato è lo sminamento. I robot sminatori della famiglia Uran fanno già parte degli armamenti dell’esercito russo. Un sapeur intelligente è in grado di operare fino a 1 km dall’operatore e il suo compito principale è creare corridoi sicuri all’interno dei campi minati.

Sui veicoli cingolati a pilotaggio remoto Platforma-M è possibile installare strumentazioni di ricognizione o armi da fuoco fino a 300 kg di peso. Questi veicoli, inoltre, sono in grado di operare fino a 1,5 km dall’operatore. Di rilievo è anche un sistema analogo, l’Argo, il quale in date situazioni riesce ad essere impiegato con successo alla stregua di un veicolo di pattugliamento o di concerto con divisioni della fanteria motorizzata. Lo svantaggio principale di questi sistemi è la necessità di un pilotaggio remoto. Nel caso di scontro con un avversario tecnologicamente avanzato, questi mezzi potrebbero rivelarsi inutili e persino poco sicuri: infatti, qualora l’avversario “intercettasse” la piattaforma robot, potrebbe disattivarla o dirottarla contro i suoi precedenti “proprietari”.

A mio avviso, fonte di timore è anche la logica dell’autonomia che caratterizza questi robot: ad esempio, quale carro armato sarà identificato dal robot come amico e quale come avversario? Ad ogni modo, l’impiego dei mezzi messi a punto negli anni 2000 è del tutto giustificato.

Difesa dei feriti e dei carri armati

Il robot Nerekhta dalle dimensioni maggiori, oltre ad essere un vero e proprio sistema di mezzi e di armamenti elettronici, trasporta anche un aeromobile a pilotaggio remoto, segnatamente un quadrirotore dotato di telecamera ottica. Di fatto il Nerekhta è un sistema di prova per l’elaborazione di soluzioni strutturali e tattiche per l’utilizzo dei robot del futuro.

Va segnalato che il Nerekhta presenta diverse destinazioni d’uso: ad esempio, può essere impiegato alla stregua di veicolo di trasporto non armato in grado di trasportare fino a 500 kg di munizioni o di soldati feriti. A tal proposito, si noti che nessuno si oppone all’utilizzo di questi veicoli per queste finalità in quanto sarebbe impossibile interrompere il pilotaggio via cavo di un simile sistema mediante i moderni mezzi radio-elettronici a disposizione.

7 tonnellate e 40 km/h sono il peso e la velocità di spostamento del robot Soratnik il quale potrebbe essere impiegato come trasportatore di mezzi anticarro e come veicolo di contrasto alla fanteria eventualmente in avvicinamento su carri armati. Per dimensioni questo dispositivo può essere paragonato a un veicolo trasporto truppe di piccole dimensioni o a un mezzo di ricognizione. È in grado di trasportare 8 missili guidati. Tuttavia, presenta anche i difetti dei robot di prima generazione enumerati più sopra: ad esempio, è interamente guidato da remoto. Se qualcuno intercettasse il pilotaggio o interferisse con esso, il robot si fermerebbe e non potrebbe portare a termine le operazioni affidategli. Pertanto, il futuro è di mezzi autonomi in grado di eseguire semplici ordini impartiti dall’operatore, ma che non richiedano un collegamento continuo con il centro di controllo.

Il Ministero russo della Difesa ha commentato positivamente l’impiego dei droni durante la campagna di Siria, ma non ha confermato né confutato le informazioni relative all’utilizzo in Siria di alcuni sistemi robotizzati di cui sopra.

Spostandoci invece alle ultime novità, sull’esempio del robot Marker che di recente è stato sottoposto a test al poligono del Ministero russo della Difesa osserviamo che sono in corso i lavori per la creazione di sistemi in grado di sostituire la fanteria e i mezzi blindati. Si prevede che sulla base del carro armato pesante Armata si possa creare in futuro un veicolo da combattimento robotizzato.

Il robot decide da solo

La scienza militare sovietica e russa ha sempre mantenuto un atteggiamento scettico verso la possibilità di conferire a robot o a sistemi automatizzati il diritto di prendere decisioni legate potenzialmente alla vita di molte persone. Ma oggi senza sistemi automatizzati tutto sarebbe impossibile. Si pensi, ad esempio, a settori fondamentali dal punto di vista strategico come il secondo colpo nucleare, la difesa antimissilistica, ecc.

Il sistema di controllo nucleare Perimetr può essere forse considerato il più importante robot militare russo. Stando alle informazioni disponibili, il sistema soprannominato dai media Dead Hand funziona in modalità automatica. Il combattimento antimissilistico avviene così rapidamente e coinvolge un numero così elevato di dati che una persona in linea di massima non è in grado di gestirlo da sola. Tuttavia, sfruttando il rapporto di comunanza tra militari e robot nella risoluzione dei problemi, ritengo che il regime di funzionamento di questi sistemi debba includere anche la componente umana sebbene l’intero complesso delle operazioni militari venga automatizzato.

Futuri robot strategici saranno il dispositivo subacqueo Poseidon dotato di testata nell’ordine di alcuni megaton e il missile guidato a propulsione nucleare Burevestnik. Questi sistemi a pilotaggio remoto sono molto simili: ad esempio, in entrambi i casi il motore è a propulsione nucleare. Entrambi i sistemi sono in grado di attendere l’eventuale ordine di contrattacco per lungo termine: uno nelle profondità oceaniche, l’altro nel cielo.

La decisione dell’avvio del regime di combattimento viene comunque assunta da umani, ma tutte le operazioni di combattimento saranno eseguite da questi robot in maniera totalmente autonoma. Probabilmente con la partecipazione di alcuni operatorio, ma non necessariamente.

Qualora si dovesse presentare una guerra nucleare, il funzionamento dei canali di comunicazione tra gli operatori e i robot sarebbe compromesso. Pertanto, le operazioni di questo tipo sono vincolate alla possibilità di agire senza il contributo umano.

A tal proposito, qualunque missile strategico di fatto costituisce un robot volante in grado di direzionare la propria traiettoria verso un obiettivo e di gestire autonomamente il lancio di testate contro singoli obiettivi dislocati in territorio nemico. Chiaramente l’operatore umano è in grado di interrompere il volo di un missile di questo tipo, ma non è responsabile del suo pilotaggio.
Pilotaggio da remoto mediante twit

Si ricordi anche del robot che viaggiò nello spazio. Mi riferisco al robot Fedor (FEDOR, Final Experimental Demonstration Object Research) il quale si è guadagnato anche una sua pagina su Twitter. Chiaramente non è un vero e proprio robot ma un dispositivo di prova di Roscosmos. Non è possibile trarre alcun vantaggio pratico e reale da questi dispositivi, ma proprio su di essi all’inizio degli anni 2010 venivano testate elementari tecnologie di controllo da remoto mediante sistemi automatizzati.

In linea generale, le questioni aperte sono molte e regna ancora una certa sfiducia sia verso i sistemi di combattimento completamente autonomi sia verso quelli controllati da remoto. Tuttavia, ciò non significa che siano tempi difficili per i robot. Anzi è il contrario: una volta risolte le questioni in oggetto, i robot cercheranno sempre più spesso di assurgere al ruolo di “uomo armato”. In futuro, nel corso di una lotta senza contatti, saranno proprio i robot a fare il lavoro sporco e pesante sul campo di battaglia. Ma chissà, forse il compito di proteggere i confini sarà davvero trasferito dagli ufficiali frontalieri a giganti robot antropomorfi da combattimento che alla metà degli anni 2000 hanno spopolato in post ironici su Internet?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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