11:18 09 Agosto 2020
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La sentenza della Corte dell’Aja che impone di processare in Italia Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rappresenta la fine dell’odissea. Ora i due militari rischiano la condanna della magistratura controllata da una sinistra che continua a considerarli colpevoli.

C’è poco da star allegri. E poco da festeggiare. La sentenza della Corte Permanente di Arbitrato che assegna all’Italia la giurisdizione sul caso dei marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rischia di aprire un altro incubo. Un incubo chiamato magistratura italiana. Se i giudici indiani rappresentavano la certezza di una condanna ingiusta e manovrata politicamente quelli italiani sono un’incognita non meno insidiosa. A chi sta troppo avventatamente gioendo ricordiamo alcuni elementi che non inducono certo all’ottimismo.

Il primo è contenuto in quella sentenza della Corte dell’Aja con cui s’impone all’Italia di risarcire la morte dei due pescatori indiani Aieesh Pink e Valentine Jalastine. Quella parte della sentenza, oltre a travalicare le competenze di una corte chiamata ad esprimersi soltanto sulla giurisdizione, ovvero su chi debba giudicare i due marò, esprime un giudizio di fatto sulla loro colpevolezza. Una colpevolezza su cui nessun tribunale né italiano, né indiano si è mai espresso, ma che viene data per scontata vista l’insufficiente, svogliata e male argomentata difesa garantita ai due militari dai governi italiani succedutisi in questi otto anni e mezzo. Del resto c’è poco di cui stupirsi. Pur senza ammetterlo una larga fetta del Pd, il partito che negli ultimi otto anni ha dominato la scena politica, condivide le interpretazioni di una sinistra massimalista persuasa che i due marò meritino una condanna esemplare.

Per tutta quella parte del nostro mondo politico esistono pochi dubbi sul fatto che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone abbiano effettivamente ucciso i due pescatori indiani. Per l’ampio schieramento che va dai centri sociali fino al Pd e a quella Repubblica “giornale partito” della sinistra “radical chic” l’unico dubbio era soltanto cosa fare dei due disgraziati militari. Ovvero se consegnarli agli indiani e dimenticarsene, come ripeteva senza vergogna la sinistra più scalmanata, o se invece bisognasse salvarli a malincuore in quanto rappresentanti delle istituzioni italiane. 

La dimostrazione della sostanziale indifferenza per la sorte dei militari si concretizzò politicamente quando l’allora Presidente del Consiglio Mario Monti decise di rispedire in India i due marò rientrati in Italia grazie ad un permesso concesso in occasione delle elezioni del 2013. Quella decisione vergognosa venne assunta con l’avvallo di quasi tutti i ministri eccezion fatta per quello degli esteri Giulio Terzi che preferì le dimissioni. Ma tra chi acconsenti al ritorno ci fu anche un presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che da comandante in capo delle Forze Armate avrebbe potuto facilmente imporre un dietro front a Mario Monti e al suo governo. Al Pd e a tutta la sinistra di governo non è, insomma, mai interessato provare l’innocenza dei due militari dimostrando che i colpi sparati dalla Erica Lexie erano un episodio diverso e distinto rispetto a quello costato la vita ai due pescatori.

Così anche sotto la guida di Matteo Renzi il governo si accontentò di chiedere un arbitrato internazionale senza però inquadrare quella richiesta in un architrave probatorio capace di evidenziare l’estraneità dei nostri militari. Questa grave mancanza rischia di diventare la migliore arma nelle mani di una magistratura che, come dimostrano le intercettazioni di Luca Palamara e la condanna pilotata di Silvio Berlusconi in Cassazione esercita un autentico controllo politico sulla giustizia. Con precedenti come quello di Carola Rackete liberata dopo aver speronato un’imbarcazione della Guardia di Finanza o quello dell’ex ministro degli interni Salvini Matteo inquisito per aver impedito lo sbarco dei migranti irregolari una condanna dei marò sottoscritta dai nostri stessi tribunali sarebbe soltanto l’ennesimo diktat del giustizialismo di sinistra.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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