04:54 09 Luglio 2020
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Mentre Europa e Stati Uniti distruggono e ripudiano i simboli della propria storia Mosca celebra la grande vittoria del 1945 e insegna all’Occidente che il passato non è una vergogna, ma la base su cui conquistare il consenso dei cittadini e garantire stabilità al proprio paese.

L’orgoglio della propria nazione e del proprio passato. Qualunque esso sia. Nella certezza che soltanto conoscendolo, esaltandone le conquiste e comprendendone gli errori, si potrà costruire un futuro migliore.

E’ quel che la Russia di Vladimir Putin ha raccontato al mondo durante la grande parata di mercoledì 24 giugno con cui ha celebrato, seppur con un mese e mezzo di ritardo dovuto all’emergenza Covid, il 75mo anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale. Una celebrazione particolarmente significativa perché arriva mentre in Europa e Stati Uniti la frenesia iconoclasta, ispirata da un asserito sentimento anti razziale, abbatte, distrugge e sfregia le statue dedicate alle personalità della propria storia.

La Russia va, invece, nel senso contrario impartendoci, nei fatti, una bella lezione. Ma non lo fa con spirito di polemica. A differenza di un Occidente pervaso da perenni e insani sensi di colpa la nazione russa ha sempre esibito rispetto per il proprio passato. Il 22 agosto 1991 ero in piazza della Lubyanka quando 20mila e passa sostenitori di Eltsin tirarono giù la statua di Felix Dzerzhinsky fondatore del Kgb.

© Sputnik . Vladimir Akimov
Monumento a Felix Dzerzhinsky in piazza Lubyanka (tra 1926 e 1990 piazza Dzerzhinsky) nel 1978
Quel giorno pensai che di lì a poco nel resto del paese sarebbero cadute tutte le statue di Lenin e tutte le Stelle Rosse assieme agli altri simboli del comunismo e del Pcus. Non fu così. Di scene come quelle della Lubyanka se ne videro, in verità, assai poche. Chi scendeva in piazza e festeggiava la vittoria di Eltsin voleva costruire un nuovo presente e un nuovo futuro, non certo cancellare il proprio passato. Quel sentimento è diventato dottrina nazionale con l’avvento di Vladimir Putin. 

L’uomo alla guida del paese dal 1999 ha sempre preferito aggiungere grandezza alla Storia della Russia anziché toglierne.

Ed è sempre stato consapevole di quanto sia ingiusto e pericoloso mettere alla berlina il proprio passato emarginando e ghettizzando anche chi in buona fede ci ha creduto.

Per questo poco importa se alla guida dell’Unione Sovietica che sconfisse il nazismo c’era Iosif Stalin. Quel che importa, per Putin e per tutti i russi, è il significato storico di quella vittoria. 

Una vittoria raggiunta grazie agli sforzi e ai sacrifici di un popolo che con i suoi 25 milioni di caduti ha offerto un contributo determinante alla storia. Per questo ricordarla e celebrarla resta un’impegno e un’obbligo. Anche perché Stalin è alla fine morto e s’è lasciato dietro un regime che si è lentamente dissolto.

Il sacrificio dei soldati russi capaci di ribaltare l’assedio di Stalingrado e conquistare Berlino resta invece il cemento e il collante della recente storia russa. E non può essere dimenticato visto che quella vittoria trasformò l’Unione Sovietica in uno dei baricentri dell’ordine mondiale al fianco degli Stati Uniti. 

Ma è grazie alla riscoperta della fede ortodossa che l’epopea della seconda guerra mondiale si fonde, e si confonde, oggi con quella degli zar. Un storia secolare in cui Mosca simboleggia, nel ricordo di tutti i popoli ortodossi, la continuità dell’impero cristiano di Roma prima e di Bisanzio poi. Ed è proprio la dimensione religiosa, nella sua secolare continuità, a ridimensionare, alla fine, i 70 anni di comunismo relegandoli a parentesi importante, ma pur sempre limitata di una Storia assai più ampia.

© Sputnik . V. Kiselev
Presidente russo Vladimir Putin in visita al Monastero Savvino-Storozhevsky.

Non a caso già nel 2001, un anno dopo la sua prima elezione a presidente, Vladimir Putin si prende una simbolica vacanza spirituale visitando con la famiglia i luoghi simbolo della fede ortodossa russa.

“I russi devono riscoprire - spiega durante quelle tappe - l’origine cristiana del paese, fonte di ispirazione per questo periodo di transizione post-ideologica e di ricerca di nuove basi morali dell’esistenza. La nostra religione è l’essenza delle tradizioni russe senza connotati sciovinistici”.

Ma non solo. 

“Vladimir Putin - come ricorda Gennaro Sangiuliano nella biografia del presidente russo - auspica anche una diversa lettura della prima guerra mondiale e della guerra civile fra “bianchi” e “rossi” che non divida più tra buoni e cattivi”. Vanno in questa direzione i via libera alle lapidi in ricordo di personaggi come il generale Mikhail Drozdovskij, uno dei più celebrati comandanti di quelle armate “bianche” che in nome della fedeltà allo Zar cercarono di frenare l’avanzata dell’Armata Rossa.

Insomma mentre Europa e Stati Uniti continuano a ripudiare la propria storia e a dissodare le proprie radici Vladimir Putin costruisce il proprio potere sulle robuste basi della storia russa. E proprio quella storia e quelle radici continuano a garantire la stabilità di un sistema rivelatosi ben più stabile e duraturo di tutti quelli che, fatta eccezione per la Germania di Angela Merkel, si sono succeduti in Europa e Stati Uniti negli ultimi 20 anni.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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