04:32 09 Luglio 2020
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Con la presidenza tedesca al via dal primo luglio le rotte di Bruxelles e Washington si fanno più distanti. Dopo i “nein” a Trump sul Nord Stream la Cancelliera lavora ad un vertice tra il presidente Xi Jinping e i leader dei 27 che rappresenta l’antitesi di quelle posizioni anti-Pechino su cui l’America di Trump vuole allineare i paesi alleati.

Sempre più lontani. Malgrado la Nato e malgrado i tentativi di tener in vita l’Atlantismo Stati Uniti ed Europa viaggiano su rotte sempre più distanti. O addirittura contrapposte. A dimostrarlo sono quei rapporti con Cina e Russia che nelle intenzioni di Casa Bianca e Pentagono rappresentano il nuovo e vecchio nemico. Per capirlo basta sbirciare dietro la polemica sui bilanci della Nato e sui soldati americani di stanza in Germania che contrappone il presidente statunitense Donald Trump e la Cancelliera Angela Merkel. La minaccia americana di riportare a casa 9500 dei 34mila 500 soldati di stanza in Germania se Berlino non porterà le spese militari al 2 per cento del Pil come da accordi Nato non preoccupa né la Cancelliera, né i tedeschi.

Anche perché a vent’anni dalla caduta del muro nessun tedesco si sente più minacciato da una possibile invasione russa. Al contrario per molti tedeschi quella presenza garantisce soltanto gli interessi di un’America che usa le basi tedesche come quartier generale per le operazioni in Afghanistan e Iraq. A preoccupare assai di più Berlino è, invece, la disponibilità di risorse energetiche capaci di garantire il funzionamento a costi contenuti di industrie ed aziende. Non a caso la Cancelliera è pronta ad ignorare la minaccia di sanzioni americane e far entrare in funzione quanto prima“Nord Stream 2”, il gasdotto che partendo dalle coste russe e dal Mar Baltico garantirà la continuità delle forniture energetiche evitando blocchi come quelli imposti in passato dall’Ucraina. 

L’imminente entrata in funzione della conduttura, completa ormai per il 93 per cento, è stato uno dei temi caldi della tempestosa telefonata di fine maggio tra Trump e la Merkel al termine della quale il presidente americano si è visto costretto a rinviare a settembre il G7 in terra americana. Un G7 che il presidente Usa voleva tenere,a fine giugno nella residenza di Camp David e al quale la Merkel si è rifiutata di partecipare adducendo come scusa le misure anti Covid.

Il rinvio rischia di trasformare settembre in un mese fatale per le relazioni tra Usa ed Europa. E non tanto per l’intenzione della Casa Bianca d’invitare Russia, Australia, India e Corea del Sud, quanto per il tema del summit destinato, nei propositi di Trump, alla presentazione delle sue politiche anticinesi.

Il tema, assai divisivo,promette di inasprire ulteriormente lo scontro con Angela Merkel. La Cancelliera, approfittando del semestre di presidenza tedesca dell'Ue - al via dal primo luglio - , lavora ad un vertice dei 27 leader europei con il presidente cinese Xi Jinping. L’incontro, fissato a Lipsia tra per 13/15 settembre promette di rivelarsi un vero detonatore capace d’incrinare ulteriormente il rapporto tra Germania e Stati Uniti già assai teso dopo lo scontro sul Nord Stream.

Il vertice euro-cinese, programmato tra l’altro proprio a ridosso del G7, rappresenta l’esatto opposto di quanto Trump vorrebbe chiedere agli ospiti di Camp David. Il presidente americano punta a bloccare il progetto della Via della Seta, escludere le aziende cinesi come Huawei dalle infrastrutture tecnologiche del G5 e contenere l’espansione cinese nel Pacifico. La Merkel vuole invece sfruttare l’incontro di Lipsia per definire i rapporti dell’Europa con il Dragone. Regole che non prevedono la sudditanza, ma neppure l’aperta contrapposizione pretesa dalla Casa Bianca.

Secondo quanto preannunciato dalla Cancelliera in un intervento alla Fondazione Konrad Adenauer i paesi europei devono comprendere “la determinazione cinese a rivendicare un ruolo guida”. Ovvero riconoscere a Pechino il suo “status”di grande potenza.Una posizione diametralmente opposta da quel “o con noi o con la Cina” proposto da Trump. Un diktat americano così drastico ben difficilmente riscuoterà il consenso delle delegazioni presenti al G7 allargato. E a rifiutarlo non sarà, se invitata, soltanto la Russia. Subito dietro arriveranno Germania e Francia decise a difendere i consolidati rapporti commerciali con Pechino. E anche il premier italiano Conte, firmatario con il governo giallo-verde delle intese sulla Via della Seta, potrebbe nicchiare.

“Una politica rivolta ad isolare la Cina non è negli interessi della Germania e dell’Europa” – avverte Norbert Röttgen capo della commissione affari esteri del parlamento tedesco ed esponente di punta della Cdu di Angela Merkel.

Un’opinione condivisa a Berlino dal ministro dell’economia Peter Altmaier convinto che “in un mondo globalizzato e connesso l’isolamento non è uno strumento corretto”.

Insomma mentre Trump minaccia di ritirare le sue truppe dalle basi tedesche Angela Merkel spinge l’Europa sempre più lontano dall’America. E si prepara a stringere accordi con quelli che Casa Bianca e Pentagono considerano i propri nemici.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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