22:06 21 Ottobre 2020
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Non so voi, ma io faccio fatica a capire. Parlo, naturalmente, di questo terribile (o l’aggettivo lo trovate esagerato?) Coronavirus-Covid 19. Si sente e si scrive tutto ed il contrario di tutto. Esperti di tutti i tipi contestano e smentiscono altri esperti o pseudo-tali.

C’è chi considera questo virus come il più pericoloso dell’ultimo secolo e chi, invece, lo considera pressoché innocuo addebitando il gran numero di morti soltanto ad altre cause concomitanti.

Cominciamo dalla sua origine: nessuno sa dire con precisione quando abbia cominciato a manifestarsi.

Io stesso ho scritto su questa stessa testata un articolo in cui informavo essere stata trovata la sua presenza perfino in alcune mummie di aborigeni neozelandesi risalenti all’età della pietra.

Sono convinto che tra chi l’ha letto qualcuno ne avrà fatto copia e lo avrà ri-diffuso senza fare attenzione alla data di quell’articolo. Esattamente era il primo di aprile e, ovviamente, si trattava del fatidico “Pesce”.

A parte gli scherzi, tutti abbiamo letto e sentito le date più diverse in merito alla sua origine. Qualcuno parla del settembre dello scorso anno, altri di novembre. Altri ancora disputano su quale sia stata la settimana di gennaio in cui tutto sarebbe cominciato.

In Italia, almeno ufficialmente, si è dichiarato che il primo focolaio si sia verificato a Codogno, vicino a Milano, verso la metà di febbraio. Tuttavia sono in molti a dichiarare che morti sospette e rinviabili al Covid 19 si fossero verificate nel nostro Paese anche in precedenza.

Virus cinese o virus italiano?

Quanto al luogo d’origine, anche qui possiamo attingere alle più svariate fantasie. Chi parla di “virus cinese” non ha dubbi e identifica in Wuhan e nel locale laboratorio di virologia il luogo primordiale. Naturalmente i cinesi smentiscono e qualche giornale ufficiale del partito è arrivato a ipotizzare che il virus sia nato negli Stati Uniti e diffuso (alcuni dicono volontariamente e altri accidentalmente) dai militari americani durante la loro presenza ai Giochi che si tennero a Wuhan lo scorso settembre.

Qualcuno negli USA (forse ispirato dall’estero) è stato perfino preciso: il primo infetto è stata una sportiva americana di origine italiana che manifestò i primi sintomi proprio a Wuhan, dopo esservi arrivata già infetta. Avendo quella donna un’origine italiana la stessa fonte ha ipotizzato che lei si sarebbe a sua volta infettata durante una sua permanenza nel nostro paese effettuata per una visita ai parenti.

Si tratterebbe quindi di un “virus Italiano”? Sembra poco probabile ma c’è anche chi lo sostiene. E poi, c’è un unico virus sempre uguale o sono tanti e magari anche in mutazione? Chi dice una cosa, chi l’altra. Ma non sono tutti “esperti”? Un ignorante come il sottoscritto non può che domandarsi: “esperti” di cosa?

Non mancano le elucubrazioni dei soliti complottisti che, citando una congettura di Bill Gates di qualche anno fa in merito ad una possibile e futura pandemia virologica, ha messo in relazione quelle parole ai suoi finanziamenti a istituti di ricerca farmacologica.

E’ chiaro, ne deducono, che tutto il disastro sia stato volutamente perpetrato proprio dal magnate per poi fare soldi sulla vendita del relativo vaccino che, nel frattempo, stava facendo preparare. da lui predisposto. Se ciò fosse vero, questi dietrologi dovrebbero anche ammettere che il Gates non è poi così intelligente come si vorrebbe credere perché un geniale uomo d’affari (quale lui è supposto essere) avrebbe certo saputo che sarebbe stato adesso il momento di mettere sul mercato quell’ipotetico vaccino. Poiché anche altri lo stanno studiando, il rischio sarebbe di perdere il suo ipotetico vantaggio temporale.

Mascherine e distanza

Un’altra cosa che spero che i lettori capiscano più di me è cosa si debba fare per evitare di essere infettati.

  • La distanza da tenere con un altro essere umano è di un metro, due o addirittura tre?
  • Occorrerebbe anche calcolare se, nel momento in lo incontriamo c’è vento oppure no?
  • E nel caso l‘aria non sia ferma, hanno importanza la velocità del vento e la sua direzione?

Per precauzione è ovvio che sarebbe meglio porsi sottovento. A questo proposito, il mio personale suggerimento è di uscire di casa soltanto se si ha la disponibilità di un anemometro. Non farlo potrebbe essere un rischio.

Perché non suggerire al governo che, anziché stanziare cifre (per ora solo ipotetiche) per l’acquisto di monopattini elettrici o di biciclette, lo faccia proprio in favore di questo eccezionale strumento? Più delle due ruote, garantirebbe la certezza di non essere infettati.

Per fortuna ci sono le mascherine ma, anche qui, mi resta qualche dubbio.

  • Qual è il tipo più idoneo per non venire contaminati?
  • Quelle certificate o anche quelle fatte in casa (già autorizzate) come sostengono alcuni?

Ahimè, validissimi scienziati ci hanno comunicato che, qualunque sia il tipo, il loro uso non protegge chi le porta perché il virus può aggredirci anche attraverso gli occhi e, forse, pure passando anche attraverso altri orifizi.

La mascherina serve soltanto ad impedire che, qualora gli infetti fossimo noi stessi, il virus venga trasmesso a terze persone. Oppure non è nemmeno così? Altro dubbio

Qualche altro esperto laureato in medicina o similari ha voluto insidiare anche questa mia ultima certezza. Sembrerebbe infatti che anni orsono il Ministero della Difesa italiano avesse commissionato, con tutt’altri scopi, una ricerca al nostro CNR per capire cosa occorresse fare per proteggere i nostri militari dalle nanopolveri causate da eventuali esplosioni.

Si trattava di trovare il filtro più idoneo da far indossare ai nostri soldati affinché quelle polveri (probabilmente la paura era legata alle polveri rilasciate dalle esplosioni di bombe al velenosissimo uranio impoverito) non entrassero nell’organismo attraverso la respirazione. Quello studio aveva identificato che la dimensione delle polveri pericolose fosse di circa 120 nanometri.

Più o meno la stessa dimensione dei coronavirus.

Dopo un anno e mezzo di lavori e tanti esperimenti, gli scienziati coinvolti hanno trovato che l’unico filtro idoneo per bloccare particelle così piccole doveva essere basato su un materiale di vetroceramica. Tutti gli altri prodotti non erano assolutamente in grado di fermare il passaggio delle particelle pericolose. In altre parole, o i militari si premunivano con materiali ancora più impermeabili, quali ad esempio una maschera di cemento, oppure, senza la vetroceramica, qualunque altro prodotto sarebbe stato come non indossare nulla.

Allora, le nostre mascherine di carta? Beh, purtroppo, sempre quello studio aveva certificato che: “…quando si respira si emette vapore… si bagna la mascherina… quando è bagnata attira e trattiene virus, batteri, funghi, parassiti vari …”.

Che il rimedio sia peggiore del male?

Cosa dire?

Personalmente sono disorientato. Se penso, poi, che alcuni esperti arrivano ad affermare che questo virus è sì molto contagioso ma per nulla pericoloso per chi non ha altre patologie in corso e che le morti sono dovute alla concomitanza di più cause di cui il virus è solo una componente, la mia confusione è ancora maggiore.

Che fare?

Io non so cosa vogliate decidere voi ma io, per semplice prudenza, sto pensando di propormi per una spedizione spaziale della durata di qualche mese. Sicuramente qualcosa di più preciso sarà stato concordato prima del mio ritorno.

Una bella notizia è che, a causa di condizioni atmosferiche sfavorevoli, il lancio della prima navicella spaziale “privata” è stato rinviato e forse faccio ancora in tempo a propormi per sostituire uno di quelli precedentemente designati.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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