12:56 31 Maggio 2020
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Vista la segretezza di questo nuovo sistema di armamenti, la stampa ufficiale non ne ha quasi parlato. Tuttavia, in futuro questo sistema diventerà uno degli elementi fondanti della difesa russa contro i satelliti, ossia gli onniveggenti “occhi” spaziali del potenziale nemico.

Bart Hendrickx, celebre analista dei programmi spaziali sovietici e russi, ha di recente pubblicato sulla rivista The Space Review un articolo sull’innovativo sistema missilistico spaziale russo Burevestnik. La prima cosa da sapere è che questo sistema non va confuso con un altro Burevestnik, il missile da crociera a propulsione nucleare.

Il Burevestnik in oggetto è un armamento anti-satellite (ASAT). Di fatto i media ufficiali non ne parlano. Tuttavia, le notizie e le immagini che si contano sulle dita di una mano ci permettono comunque di farci un’idea precisa: infatti, i canali specializzati ne parlano da un po’. Anche il sottoscritto ha scritto un articolo in proposito per MilitaryRussia. Chiaramente in una misura tale da non superare il vincolo di segretezza che è sempre necessario salvaguardare quando si tratta di progetti militari di grande importanza. Ma partiamo dagli antefatti.

Gli USA annunciano guerra ai satelliti…

L’abbreviazione ASAT (dall’inglese anti-satellite) nacque negli anni ’80 quando negli USA cominciarono a testare il missile anti-satellite ASM-135 ASAT che era lanciato in direzione di obiettivi spaziali dal velivolo vettore F-15. Il principio di funzionamento del sistema ASAT è semplice: il velivolo-vettore porta il missile a quota 20 km, prende velocità e lancia il missile nello spazio. Di fatto il velivolo-vettore funge da primo modulo di un vettore missilistico spaziale. In seguito, la traiettoria di volo del missile si adegua in modo tale da intercettare quella del satellite-obiettivo. Il modulo di combattimento dell’ASAT è costituito da una sonda d’intercettazione manovrabile e di dimensioni ridotte la quale mediante uno scontro indiretto e un ordigno a frammentazione distrugge l’obiettivo spaziale, ad esempio un satellite di ricognizione. Le velocità di avvicinamento della sonda e del satellite-obiettivo su traiettorie intersecanti sono elevatissime, nell’ordine di alcuni km al secondo. A tali velocità anche un semplice scontro meccanico porta inevitabilmente all’interruzione del funzionamento del satellite artificiale.

…e l’URSS raccoglie la sfida

Negli anni ’80 in URSS fu messo a punto un sistema anti-satellite simile, il Kontakt, per il quale come velivolo-vettore si utilizzava il MiG-31, l’allora moderno caccia intercettore supersonico. Il velivolo-vettore MiG-31D fu messo a punto verso la fine del 1986 e l’anno dopo entrò nella fase di test. Sul velivolo fu installata una struttura mobile centrale la quale reggeva un enorme (fino a 10 tonnellate) missile anti-satellite. Il MiG-31D fu dotato di pinne paragonabili a quelle del prototipo MiG-25P le quali servivano a migliorare la resistenza in volo del velivolo caricato. Verso la fine degli anni ’90 si concluse la fase di test del MiG-31D il quale fu dislocato presso il poligono militare di Sary-Shagan in Kazakistan per lo svolgimento di ulteriori test. Tuttavia, di lì a poco i lavori sul progetto furono interrotti e i velivoli rimasero nell’hangar del poligono.

La rinascita del progetto

Nell’agosto del 2009 il comandante generale dell’Aeronautica militare russa Aleksandr Zelin, ricordando che durante l’epoca sovietica in ottica di difesa anti-missile era stato messo a punto un modello specifico del velivolo MiG-31, dichiarò che “il sistema sarebbe rinato per risolvere gli stessi problemi”. Così venimmo a conoscenza per la prima volta della ripresa dei lavori per la creazione di una nuova generazione del sistema anti-missile.

Alla base del Burevestnik vi è un rinnovato sistema di monitoraggio dello spazio cosmico che garantisce uno scambio di informazioni istantaneo circa la situazione in cui versano i diversi componenti della difesa, quali i sistemi antimissilistici, contraerei e anti-satellite.

In qualità di velivolo-vettore viene utilizzato sempre il MiG-31 nella sua versione izdelie-08. Il velivolo è stato adattato per permettere la sospensione del pesante missile al di sotto della fusoliera. Si presume che il mezzo sia stato privato di qualsivoglia elemento superfluo sia per diminuire la massa del velivolo sia perché non avrebbe senso utilizzare un velivolo che trasporta armamenti anti-satellite come caccia.

Il nuovo missile (izdelie-293) viene prodotto dal consorzio KB Mashinostroenya.

Proiezioni approssimative del razzo 14A045/izdelie-293 del complesso anti-satellite 14K168
Proiezioni approssimative del razzo 14A045/izdelie-293 del complesso anti-satellite 14K168
Il consorzio è lo stesso che mise a punto anche il sistema missilistico Iskander e alcune tipologie di sistemi di varia destinazione. È noto che il missile è composto da due moduli ed è a propellente solido. Sarà lanciato nello spazio da una sonda dotata di un proprio impianto per la propulsione spaziale. Al momento non si sa in che modo la sonda riuscirà a direzionare il missile verso il satellite-obiettivo. Le soluzioni sono due: o sulla base delle indicazioni fornite dal centro di controllo terrestre oppure in maniera autonoma grazie al sistema di puntamento automatico. È altamente probabile che si utilizzeranno entrambi i metodi così da migliorare l’efficacia del sistema.

Leggi della fisica e leggi della politica

Quali satelliti artificiali terrestri riuscirà a distruggere un sistema di combattimento del genere? Va subito detto che vi sono delle restrizioni di ordine tecnico. Non immaginiamoci affatto missili che entrano nello spazio cosmico e distruggono tutto ciò che incontrano lungo la loro traiettoria. Ad oggi nessuno ha annullato la forza di gravità terrestre, dunque un sistema missilistico spaziale del genere non è in grado di distruggere un obiettivo dislocato nell’orbita geostazionaria (ovvero a quota 35.000 km). Ma è possibile distruggere obiettivi che si trovano a quota compresa tra 100 e 500 km, ossia la maggior parte dei satelliti terrestri artificiali di ricognizione che in periodo di guerra rendono possibile il puntamento degli armamenti su siti nemici strategici, come i centri di comando e le basi in cui sono dislocate le forze missilistiche.

Oltre alle restrizioni che rispondono a leggi della fisica, vi sono anche limitazioni di ordine politico: infatti, qualora una parte entrasse in possesso di un sistema anti-missile, si potrebbe scatenare una nuova corsa agli armamenti. Ma a tal proposito va detto che sia gli USA sia la Cina sia l’India stanno già conducendo test su sistemi anti-missile propri. Nel 2008 il missile RIM-161 SM-3 del sistema navale di difesa contraerea Aegis ha distrutto un satellite terrestre artificiale in orbita a quota 250 km. I missili di nuova generazione del sistema statunitense Aegis vanteranno caratteristiche anche più impressionanti. Dunque, la Russia in questa corsa non è che in seconda posizione. Si osservi altresì che la configurazione del sistema basata sulla situazione geopolitica di un Paese è un approccio assolutamente logico: ad esempio, negli USA i sistemi ASAT sono trasportati dalla flotta della Marina militare, mentre in Russia, viste le vastissime distese di terra, gli stessi sistemi sono trasportati da velivoli a lunga percorrenza.

Non distruggere, ma almeno “accecare”

Tra il 2018 e il 2019 i velivoli-vettori del nuovo sistema anti-satellite Burevestnik hanno ultimato i test di volo. Ma ancora non si sa nulla dell’eventuale lancio del nuovo sistema missilistico. Chiaramente, qualsivoglia test con lanci reali nel vicino spazio cosmico non rimarrebbe invisibile ai sistemi di osservazione internazionali. È altamente probabile che già nel 2020 vengano ultimati i lavori per la creazione del sistema.

Ad ogni modo, vale la pena ricordare che Burevestnik non è l’unico sistema in fase di elaborazione in ottica ASAT. Il sistema anti-satellite mobile terrestre, ad esempio, è il Nudol’. Probabilmente all’interno di un unico sistema di difesa ASAT opererà congiuntamente al Burevestnik e al Peresvet, il sistema laser in grado di distruggere la strumentazione di satelliti dislocati a orbite anche superiori ai 500 km. Si tratta di satelliti del sistema di allerta riguardo ad attacchi missilistici e di satelliti di collegamento i quali, se proprio non possono essere distrutti, almeno possono essere “accecati”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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