13:27 31 Maggio 2020
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Avendo perso mordente e spazio operativo negli Usa e in Europa, le agenzie di rating si sono buttate contro i paesi emergenti, in particolare quelli dell’Africa.

Non bisogna essere un genio di competenza e di capacità di analisi per immaginare le difficoltà economiche in un mondo devastato dalla pandemia del covid-19. In particolare nei paesi emergenti, da sempre molto suscettibili a ciò che avviene nelle economie cosiddette avanzate.

In momenti e in modi leggermente differenti, le “tre sorelle del rating”, Standard& Poor’s, Moody’s e Fitch, hanno declassato dieci paesi africani e i loro titoli di debito pubblico fino al livello di junk, di titoli spazzatura. Si tratta di Angola, Botswana, Camerun, Capo Verde, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Nigeria, Sudafrica, Mauritius e Zambia. Le valutazioni sono basate fondamentalmente sulle previsioni riguardanti la debolezza dei sistemi fiscali e sanitari dei vari paesi. Ciò avviene mentre la Banca Mondiale ha, invece, sostenuto la sospensione dei pagamenti degli interessi sui debiti dei paesi più poveri che fanno parte dell’International Development Association (IDA).

D’altra parte le loro conoscenze dell’Africa sono bassissime. La S&P, per esempio, si vanta di essere in grado di formulare valutazioni su ben 128 paesi del mondo, ma ha un solo ufficio, a Johannesburg, per l’intero continente africano.

Le popolazioni africane fanno sempre riferimento a qualche figura animale in rapporto a certi avvenimenti e comportamenti umani. Chissà quale bestia della savana si avvicina di più alle agenzie di rating. Senz’altro non una delle più nobili.

I rating delle agenzie sono solitamente delle banali valutazioni. Ma, com’è noto, sono presi in considerazione dai mercati per giudicare lo stato di salute delle varie economie nazionali e, di conseguenza, per definire anche i tassi d’interesse sul loro debito pubblico. Si tratta di un fenomeno più volte sperimentato con effetti devastanti per quanto concerne l’aumento del costo dei prestiti e anche in riferimento all’indebolimento dell’offerta di capitali da parte degli investitori internazionali.

E’ opportuno menzionare il loro ruolo nel “meltdown” finanziario negli anni della Grande Crisi del 2008, che ebbe un impatto sui mercati globali e soprattutto sull’economia reale di molti paesi, compresi quelli in via di sviluppo. Poiché sembra che la cosa non sia nella memoria collettiva, è sempre utile ricordare le denunce istituzionali fatte nei confronti delle agenzie. Per esempio, il dettagliato rapporto “The financial crisis inquiry report” redatto da una Commissione bipartisan e pubblicato dal governo statunitense nel 2011, dove si affermava, tra l’altro, che “la crisi non sarebbe potuta avvenire senza le dette agenzie. I loro rating, prima alle stelle e poi repentinamente abbassati, hanno mandato in tilt i mercati e le imprese”.

Qualche anno fa, persino il “falco” tedesco Wolfang Schäuble, allora ministro delle Finanze, aveva detto:” Dobbiamo spezzare l’oligopolio delle agenzie di rating”. Si ricordi che, in più circostanze, il G8 e il G20 hanno prodotto una copiosa letteratura, fatta di documenti e dichiarazioni, con i quali si stigmatizza il comportamento delle agenzie di rating e si chiede una loro profonda riforma.

Moody’s ha declassato a junk il Sudafrica facendogli perdere l’ultimo gradino di investment grade, sotto il quale gli investitori istituzionali non sono più autorizzati a comprare i titoli di stato. L'agenzia di rating ha stimato un notevole aumento del debito pubblico sudafricano che dovrebbe raggiungere il 91% del Pil entro il 2023. Nel 2020 la crescita dovrebbe essere inferiore all’1% e poi andare in terreno negativo a meno 5,8%. Moody’s non ha aspettato per vedere l'impatto economico del coronavirus e le risposte politiche del paese. Le altre due agenzie, in verità, avevano già da tre anni valutato come junk i titoli sudafricani. Adesso il Sud Africa dovrà uscire dall’importante World Government Bond Index dove ci sono tutti i titoli pubblici con il rating di investment grade. Di conseguenza il valore dei titoli sarà ridefinito senza una rete di protezione. Essendo l’unico paese del continente africano che ha un’autorità statale, la sua Financial Sector Conduct Authority ha la facoltà di determinare quando il rating è applicabile.

Fitch ha tagliato il rating sovrano del Gabon da B a CCC. La spiegazione del declassamento riguarda l’eventuale difficoltà di rimborso del debito sovrano per mancanza di liquidità dovuta alla caduta dei prezzi del petrolio.

Moody ha rivisto in negativo il rating sovrano di Mauritius a causa della previsione di minori guadagni turistici per il coronavirus.

La Nigeria è stata declassata da S&P da B a B – perché il covid-19 avrebbe aumentato il rischio di choc fiscali ed esterni derivanti dalla riduzione dei prezzi del petrolio e dalla recessione economica.

S&P ha anche declassato il Botswana, una delle economie più stabili dell'Africa, che aveva il rating A. L'agenzia ha citato l'indebolimento del suo bilancio statale a causa di un calo della domanda di materie prime e della prevista decelerazione economica provocata dalla pandemia. Il declassamento del Botswana è stato fatto quando ancora nel paese non si era registrato un caso di infezione.

Questi downgrade a livello di spazzatura stanno provocando altri problemi, che possono avere conseguenze peggiori del coronavirus. Riducono il valore delle obbligazioni sovrane usate come garanzia nelle operazioni di finanziamento delle banche centrali, aumentando allo stesso tempo il costo degli interessi e in definitiva l’ammontare del debito. Di conseguenza, si provoca anche un'ondata di declassamenti delle imprese private anche a causa del concetto di limes sovrano: il rating di un paese determina generalmente la pagella assegnata alle società operanti all'interno dei suoi confini.

I paesi dell’Africa sono chiamati da più parti a disegnare un meccanismo di risposta collettiva contro l’abuso del rating. Si vorrebbe, tra l’altro, che l’Unione Africana creasse una sua autorità di controllo sulle attività delle agenzie e definisse degli standard di valutazione equi e realistici.

I governi e le popolazioni del continente africano guardano sempre all’Europa per trovare un sostegno e un modello. Purtroppo, anche sulla questione delle agenzie di rating l’Unione europea è ancora inspiegabilmente paralizzata.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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