15:09 21 Settembre 2020
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Il 28 aprile il Maresciallo tenta di liquidare il Parlamento di Tobruk proclamandosi leader supremo. Ma poi propone un cessate il fuoco a Tripoli. Dietro l’inversione di marciale pressioni di Mosca decisa ad arginare l’impetuoso generale e far valere le intese di Berlino.

Prima le batoste militari sul fronte di Tripoli. Poi la rottura con Agila Saleh, presidente di quel Parlamento di Tobruk a cui deve l’investitura a Capo di Stato Maggiore della Cirenaica. E infine una proposta di tregua in concomitanza con il Ramadan, poco in linea con la sua consueta aggressività. Cosa sta succedendo al Maresciallo Khalifa Haftar?

Ad un anno dall’offensiva che l’ha portato ad un passo dalla conquista della capitale libica l’uomo forte della Cirenaica sembra traballare. Dietro la crisi s’intravvede il malumore di una Russia decisa a garantire gli accordi sul cessate il fuoco raggiunti con la Turchia e ratificati dalla Conferenza di Berlino dello scorso gennaio. A farlo capire è Aguila Saleh,il presidente di quel Parlamento in esilio di Tobruk da cui Haftar ha cercato di prendere le distanze autoproclamandosi, a fine aprile, capo indiscusso del paese. Un pronunciamento subito rintuzzato da Mosca che, stando alle indiscrezioni fatte circolare su internet da Saleh, ha messo a tacere Haftar imponendogli invece di dichiarare un cessate il fuoco con Tripoli.

A rendere quell’ordine incondizionato e indiscutibile ha contribuito il rapporto militare fatto trapelare da Mosca che definisce “ad un passo dal precipizio” la situazione delle forze del generale intorno a Tarho una la roccaforte a sud-est della capitale decisiva, assieme alla base aerea di Watiya più a sud, per mantenere la pressione militare su Tripoli. Secondo quel rapporto i rifornimenti dell’Lna (Libyan National Army) di Haftar sono ormai in balia dei droni forniti a Tripoli dalla Turchia. Ma il rapporto, oltre a descrivere le difficoltà logistiche Haftar, fa anche capire come l’alleato russo non abbia nessuna intenzione di porvi rimedio.

L’insofferenza di Mosca era già emersa il 28 aprile quando Haftar aveva tentato di metter da parte Aguila Saleh colpevole di appoggiare un piano di pace Onu basato sulle conclusioni della Conferenza di Berlino. “Non approviamo – faceva sapere il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov - le dichiarazioni con cui il Maresciallo Haftar sembra voler decidere da solo la vita del popolo libico”. L’aut-aut è perfettamente coerente con la linea di una Russia che non intende svolgere il ruolo di conquistatore occulto della Libia, ma quello di mediatore e garante del ritorno all’unità nazionale.

Un ruolo dettatole da interessi che spaziano dall’ambito strategico a quello economico. Sul piano strategico è essenziale, come in Siria, garantire le intese con una Turchia grande sponsor di Tripoli. Su quello economico la Russia vuole garantirsi la realizzazione di tutti gli accordi siglati già ai tempi di Muhammar Gheddafi. Accordi che prevedono non solo lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi di Sirte, ma anche progetti come quello per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Tripoli e Bengasi. Progetti che per venir realizzati hanno bisogno di accordi tra Tripolitania e Cirenaica e di una pacificazione del paese. Non a caso a gennaio il presidente Vladimir Putin ha personalmente garantito, dopo un vertice con l’omologo RecepTayyp Erdogan, il cessate il fuoco ratificato dalla conferenza di Berlino. Un cessate il fuoco messo in forse dalle pressioni degli Emirati Arabi decisi a tutto pur di far cadere il governo di Tripoli visto come un emanazione della Fratellanza Musulmana e manovrato dai “nemici” di Turchia e Qatar.

Ma l’intervento del Cremlino ha, per ora, scompaginato i giochi degli Emirati contribuendo a moderare anche la posizione dell’Egitto, l’altro grande alleato del Maresciallo. E nei piani a lungo termine di Mosca potrebbe esservi anche la ricerca di una controparte più duttile di quel coriaceo generale sempre più ambizioso e sempre meno controllabile.Un generale 76enne pronto a tutto pur d’imporsi come il nuovo Gheddafi e coronare il sogno di una vita. Ma ormai consapevole che gli anni passano e il tempo a sua disposizione è quasi scaduto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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