11:04 08 Agosto 2020
Opinioni
URL abbreviato
Di
Coronavirus in Italia, contagi in calo: inizia la fase 2 (2 - 10 maggio) (123)
0 08
Seguici su

Giuseppe Conte ha sciolto con un suo intervento televisivo la riserva che gravava sull’avvio della cosiddetta Fase 2, quella che dovrebbe segnare a partire dal 4 maggio 2020 l’inizio della convivenza degli italiani con il Covid-19, ovviamente vivo e vegeto nel Bel Paese.

Le aspettative erano molto alte, tanto a causa della depressione collettiva che si sta facendo largo tra gli italiani, quanto per l’apparizione delle prime serie difficoltà nei bilanci di aziende e famiglie.

Giova a questo proposito ricordare come in Italia una parte molto significativa dei percettori di reddito sia titolare di una partita Iva: si tratta di milioni di persone i cui guadagni dipendono da quanto viene fatturato giorno per giorno.

Soffre inoltre tutto il comparto turistico, che produce il 13% del reddito nazionale, insieme a tutta la filiera dell’intrattenimento. Tra le attività bloccate da marzo figurava anche buona parte delle manifatture, che adesso dovrebbero riprendere a produrre, beninteso se soddisferanno i requisiti di sicurezza richiesti dalla situazione epidemiologica.

Il messaggio di Conte ha deluso molti per la timidezza e l’ambiguità delle misure prospettate. Al diffuso malcontento hanno anche contribuito decisioni oggettivamente difficili da far accettare.

Ad esempio, mentre è stato finalmente consentito di tornare a celebrare i funerali di chi scompare, dopo sei settimane in cui questo basilare bisogno emotivo aveva dovuto essere sacrificato all’esigenza di fermare la galoppata del virus, tale possibilità non è stata estesa ad altre liturgie.

Sono state altresì introdotte deroghe ai limiti ai movimenti legati alla vita sociale delle persone, per permettere le visite familiari, non senza che però scoppiasse una polemica relativa ai diritti affettivi di tutti coloro – ormai tanti - che hanno partnership non formalizzate.

Sono in procinto di essere introdotte delle correzioni per tener conto delle anomalie più vistose e, soprattutto, dello scontento dei vescovi italiani che nel protrarsi del divieto di celebrare messe hanno addirittura intravisto un attacco del Governo alla libertà di culto: un’accusa grave, condensata in un comunicato molto aspro emanato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che deve certamente aver urtato il presidente Conte, notoriamente un cattolico devoto.

È emerso nuovamente in tutta la sua attuale gravità anche lo scollamento tra l’esecutivo centrale nazionale e i Governatori di alcune regioni del Nord, che esigevano maggiore coraggio ed un’apertura più decisa verso la piena ripresa delle attività produttive.

Conte ha reagito recandosi per la prima volta dallo scoppio della crisi in Lombardia, senza tuttavia neppure in quel caso soddisfare le attese degli amministratori locali e della gente. A Bergamo è giunto a notte fonda, circostanza che non ha mancato di suscitare amare ironie.

I problemi maggiori sembrano venire al Presidente del Consiglio soprattutto da due direzioni. Si profila, in primo luogo, un confronto serrato con il Veneto, che si sta preparando da tempo e meticolosamente all’uscita dall’emergenza e morde i freni.

L’urto è anche tra personalità, con Luca Zaia che sta ormai accreditandosi anche come potenziale leader di spicco sulla scena politica nazionale, sull’onda dei successi riportati nel contrastare il Covid-19 con metodi più flessibili e socialmente tollerabili.

Anche Zaia ha preso a rivolgersi al pubblico tramite conferenze stampa trasmesse in diretta via Facebook che ottengono un buon riscontro di ascolti. Al Governatore del Veneto si guarda con speranza anche al di fuori della sua regione. Lo sta provando a seguire anche la Calabria, che tuttavia non ha sperimentato in egual misura l’aggressività del morbo.

I veneti desiderano maggiori libertà e il nulla osta necessario per il ritorno al lavoro degli artigiani e dei titolari di tante attività importanti per il tessuto sociale e produttivo locale, seppure non essenziali come quelle cui era stato consentito di andare avanti anche durante il picco dell’emergenza.

La pressione per ottenere un atteggiamento diverso da parte del Governo nazionale potrebbe presto anche assumere la veste di dimostrazioni di piazza, che tuttavia le articolazioni periferiche del Ministero dell’Interno in Veneto sarebbero intenzionate a reprimere.

Qualora questo accadesse, la situazione potrebbe sfuggire di mano, ponendo l’Italia in una situazione ancora più delicata di quella in cui già adesso si trova. Anche rispettando il distanziamento sociale, le proteste sarebbero effettivamente illegali, ma fino a che punto sarebbe possibile punirle nessuno lo sa. Probabilmente, dipenderebbe dal numero dei partecipanti, attualmente imprevedibile.

L’eventuale prova di forza potrebbe però essere drammatica e condurre al collasso di ciò che resta delle quarantene o alla rivolta delle istituzioni rappresentative del Veneto, dando nuova concretezza alla prospettiva di una secessione da tempo latente. 

Come se non bastasse, Conte è alle prese anche con una fronda interna alla sua maggioranza, che avverte una certa stanchezza per le numerose forzature ordinamentali attuate dalla Presidenza del Consiglio per creare uno stato d’eccezione adeguato a fronteggiare la gravità della crisi.

Di qui, forse, l’accentuarsi di una narrazione ufficiale che enfatizza il pericolo ancora incombente sul Bel Paese e dimostra, in modo spesso non del tutto limpido, come i dati relativi a quanto accade all’estero non autorizzino alcun facile ottimismo sulla situazione italiana.

Gli spazi entro cui si muove il Presidente del Consiglio sono in effetti molto angusti. Da un lato, proprio perché il suo Governo non è di unità nazionale, ma espressione di una fragile maggioranza, Conte teme che una improvvisa nuova impennata dei contagi possa provocarne la caduta, per effetto degli attacchi concentrici dell’opposizione esterna ed interna alla sua maggioranza.

Dall’altro, il capo dell’esecutivo sa anche che finché l’emergenza prosegue, la sua posizione non è agevolmente insidiabile, essendo poco probabile nelle attuali condizioni l’apertura di una crisi che sarebbe inevitabilmente “al buio” ed indebolirebbe ulteriormente la fiducia dell’Italia nelle istituzioni che così grandi sacrifici hanno imposto in nome dell’emergenza sanitaria. 

Sono queste potenti sollecitazioni a spingere Conte nella direzione di una strategia prudente ed attendista, che tuttavia ha costi sempre maggiori via via che le chiusure si protraggono, quantunque ormai parziali. Non è chiaro quanto ancora il fragile equilibrio attuale possa durare in Italia, tanto più che i soldi iniziano a scarseggiare, le banche non si fidano delle garanzie statali ai crediti introdotte dalla legislazione emergenziale ed è tutto da vedere cosa succederà quando, tra poco, si entrerà nella stagione delle riscossioni fiscali.

Il conto potrebbe davvero essere molto salato. Il pubblico italiano ancora non lo comprende, ma il Bel Paese potrebbe anche aver bisogno di quattro o cinquecento di miliardi di euro, che dovrebbero essere reperiti sul mercato, verosimilmente pagando alti tassi d’interesse, oppure chiesti agli Stati più ricchi dell’Unione Europea, assai più attenti di Roma nel proteggere le loro economie durante la pandemia, che non mancherebbero di dire la loro su come il Governo italiano tasserà e spenderà in futuro le proprie risorse.

Sulla stampa tedesca si moltiplicano le prese di posizione favorevoli all’imposizione di una pesante patrimoniale sulle ricchezze immobiliari e liquide degli italiani, pari anche al 14-20%. Sicuramente provocazioni, che tuttavia evidenziano cosa potrebbe implicare per il Bel Paese chiedere un grande prestito all’Eurozona.

I buchi produttivi generati dal grande lockdown verrebbero colmati provvisoriamente con denaro che dovrebbe essere ripagato attingendo al valore delle case degli italiani o con la svendita di fabbriche, infrastrutture e parte delle proprietà statali. Sullo sfondo, aleggia lo spettro del disastro greco. Incognite pesanti e grandi rischi sono davanti all’Italia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus in Italia, contagi in calo: inizia la fase 2 (2 - 10 maggio) (123)
Tags:
Coronavirus, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook