10:13 29 Maggio 2020
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La pandemia del coronavirus: superati i 2 milioni di casi nel mondo (15 - 27 aprile) (119)
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La pandemia e la conseguente clausura della maggior parte degli italiani sta dando grandi soddisfazioni a quegli italiani che amano dilettarsi con improbabili complottie con la dietrologia.

Nella maggior parte dei casi si tratta di fantasie che vanno dall’inverosimile al ridicolo e la loro vera utilità si limita a costituire un divertente passatempo per i forzati e annoiati sedentari.

Tuttavia, quando, via WhatsApp o qualunque altro “social”, qualche conoscente segnala la dichiarazione di Luc Montagnier, uno scienziato tanto eminente da essere stato insignito del premio Nobel per la medicina, non si può più parlare soltanto di fantasie o di complotti e bisogna almeno prenderlo in considerazione. E’ bene premettere che, in precedenza, alcune sue dichiarazioni su altri temi sono state smentite da studi successivi condotti da altri scienziati e che essere stati insigniti del Premio Nobel non è sufficiente per essere necessariamente dei geni a tutti gli effetti.

Vale comunque la pena di ascoltare quanto il professore afferma in una intervista rilasciata ad una televisione francese e ritrasmessa anche su Facebook

Contrariamente a quanto sostenuto da altri studiosi attualmente di moda, Montagnier con argomenti scientifici sostiene che il coronavirus Covid-19 sia stato sicuramente costruito in laboratorio. Le sue argomentazioni sono tutte basate sulle analisi del virus stesso che lui afferma essere stato creato innestando su una basa di un Coronavirus alcune parti di acido Ribonucleico (RNA) del virus HIV (quello alla base dell’AIDS).

La sua analisi dimostrerebbe che il fattore dominante resta pur sempre quello derivante dal Corona, ma l’innesto dei componenti dell’altro virus lo ha reso nuovo e più pericoloso delle comuni influenze. Alla domanda dell’intervistatore su quale sia stato lo scopo di tale contaminazione il professore francese risponde prudentemente di non saperlo ma presume si sia trattato di esperimenti miranti alla creazione di antivirus contro l’AIDS. Tra le cose molto interessanti che dichiara c’è che in base alla sua propria esperienza, e nonostante (o forse perché) il virus sia mutante, è molto probabile che, in un tempo indefinito, possa scomparire da solo. La ragione deriverebbe dal fatto che la natura cerca sempre un suo proprio equilibrio e non consente la sopravvivenza di elementi artificiali non elaborati da essa stessa. A meno che non siano, sempre artificialmente, tenuti in vita dagli umani.

Cosa è successo al mercato del pesce di Wuhan? Niente

L’intervistatore a questo punto gli chiede se possa essere nato o almeno derivato da una qualche contaminazione avvenuta presso il mercato del pesce di Wuhan. Sempre adducendo argomentazioni basate sull’analisi da lui effettuata, Montagnier esclude assolutamente questa ipotesi. Ciò che ne risulta è che si sia trattato inequivocabilmente di una operazione condotta dai biologi di Wuhan volontariamente e sfuggita di mano per un probabile incidente. L’ipotesi non è nuova ed è stata sostenuta anche recentementeda Trump, seppur con evidenti motivi politici.

Montagnier non sembra avere ragioni politiche per affermarlo e alla successiva domanda sul perché altri studiosi abbiano escluso l’ipotesi di una operazione di laboratorio, ricorda, cosa risaputa, che la maggior parte degli scienziati è oggetto di condizionamenti e pressioni di vario tipo. Oggettivamente, risulterebbe comprensibile che possano essere in molti a dover negare l’artificiosità della nascita di questo nuovo virus poiché ciò aprirebbe a scenari di eticità delle ricerche scientifiche e di rapporti di politica internazionale dalle conseguenze inimmaginabili.

Tuttavia, a questo punto si pone la domanda se lui stesso non sia in qualche modo condizionato. La sua risposta è disarmante e apparentemente convincente: “Essendo un premio Nobel (con tutto ciò che economicamente ciò significa) io posso permettermi una totale libertà e indipendenza”.

Se fosse confermato, al di là di ogni dubbio, che il Covid-19 sia stato creato nel laboratorio di Wuhan e da lì sia fuggito probabilmente per errore, la responsabilità del governo di Pechino assumerebbe una dimensione ancora molto maggiore rispetto alla colpa di aver taciuto per mesi la sua esistenza. Che l’ipotesi formulata da Montagnier stia comunque prendendo piede poco per volta anche presso altri scienziati spiega la richiesta avanzata, tra gli altri, dal presidente francese Macron alla Cina di essere “più trasparente”.

Che Pechino di trasparenza ne abbia dimostrata poca è corroborato anche dalle menzogne sul numero dei colpiti e dei morti in Cina. Pur ammettendo che il virus sia in continua mutazione e che questo possa spiegare la diversa pericolosità dimostrata in varieparti del mondo, sembra difficilmente credibile che il numero dei decessi in Cina corrisponde veramente all’ultima cifra dichiarata e cioè di circa 4500 individui. Una notizia cui la stampa internazionale sta dando poco rilievo, ma che è confermata anche dalle autorità di Pechino, è che tra gennaio e marzo 2020 nel Paese siano sparite 21 milioni di utenze telefoniche.

In Cina il cellulare è diventato indispensabile per molte attività della vita quotidiana quali l’acquisto di biglietti per i trasporti pubblici o per accedere alle cure sanitarie. Supponiamo pure che una gran parte di numeri telefonici fosse strettamente legato alle attività lavorative e alla loro temporanea chiusura: questo spiegherebbe il non utilizzo delle stesse ma non la loro totale scomparsa.

Non si vuole affermare che i morti cinesi siano arrivati addirittura ad una cifra così elevata, eppure è altrettanto poco credibile pensare che un'epidemia che ha obbligato Pechino a imporre anche violentemente il coprifuoco e la totale chiusura su un’area di 160 milioni di persone abbia causato la morte per soltanto poche migliaia di individui. A quando, se mai sarà, la verità?

Perché il virus ha colpito di più al nord

Interrogato sul perché alcune aree nel mondo siano state toccate più di altre, il premio Nobel lancia un’altra ipotesi. Di là dalla diversa pericolosità che il virus può aver assunto grazie alle sue mutazioni, Montagnier afferma di essere certo che le onde elettromagnetiche possano avere un influsso particolare sulla forza del virus, soprattutto nei confronti di individui già debilitati per altre motivazioni cliniche. Quasi en passant, sottolinea che i maggiori decessi sono avvenuti in aree ove la concentrazione di tali onde è maggiore: Wuhan in quanto zona a maggior concentrazione di telecomunicazioni basate sul 5G, la Lombardia con la sua alta densità di popolazione e di antenne di trasmissione, New York per gli stessi motivi, e via di questo passo.

Non essendo né biologo né esperto in discipline similari, non sono certo in grado di avvalorare o smentire quanto affermato dal professore. Sono tuttavia obbligato a notare che colui che fu lo scopritore della composizione del virus HIV si suppone abbia un’adeguata competenza e nessun interesse personale da difendere. È difficile immaginarlo come un “complottista” o un asservito a logiche politiche non dichiarate ma occorre ricordare che lui fu uno dei più accesi no-vax e che su questo è stato smentito al di là di ogni dubbio. Non resta che prendere atto di quanto sostiene ora e augurarci che sia presto, e definitivamente, confermato o smentito.

Nel dubbio, è per lo meno improvvido chi si è messo a plaudire alle quattro pagine di auto-pubblicità cinese apparse su un nostro quotidiano nazionale a cura dell’Ambasciata di Pechino a Roma. Ed è sicuramente avventato chi si è precipitato a vedere nella Cina un nostro possibile alleato più affidabile della stessa Europa e degli Stati Uniti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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