15:52 21 Settembre 2020
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L’Unione Europea assiste inerte all’ecatombe da Covid e non muove un dito per fronteggiare lo tsunami economico pronto a travolgerla. In compenso si prepara a far fuori Viktor Orban il premier ungherese colpevole di difendere la sovranità nazionale del proprio paese.

In Europa il Covid ha ormai fatto più 80mila morti la maggior parte dei quali in Italia, Spagna e Francia. E all’ecatombe seguirà inevitabilmente lo tsunami di una spietata crisi economica. Le perdite saranno devastanti. Stando alle stime del “Fondo monetario internazionale” l’Eurozona subirà una contrazione del prodotto interno lordo pari al 7,5 per cento. L’Italia rischia un crollo superiore al 9 per cento mentre Berlino e Parigi perderanno rispettivamente il 7 e il 7,2 per cento. Una crisi dunque ben peggiore a quella del 2007 e simile, per molti versi, alla grande depressione del 1929.

Ma Parlamento ed istituzioni europee continuano a non adottare strategie di contenimento. Nonostante lo scenario da incubo, la strage in corso e la depressione alle porte l’unica vera ossessione di tanti Commissari e parlamentari europei continua a chiamarsi Viktor Orban. L’ennesimo pretesto per dar addosso al premier ungherese è quella di essersi fatto concedere dal Parlamento poteri speciali per guidare la lotta alla pandemia. Una misura non diversa da quelle adottate in Italia,Francia ed Inghilterra dove sono state introdotte, con il consenso del Parlamento, limitazioni delle libertà personali che si spingono molto al di là di quanto previsto dalla Costituzione.

In Ungheria non è andata diversamente. Anzi dal punto di vista costituzionale la scelta di Orban è ancor meno dirompente. La legge fondamentale ungherese prevede, infatti, la concessione di poteri eccezionali al premier in caso di minaccia alla nazione, ma impone anche la cessazione dello stato d’emergenza e dei decreti applicativi con la fine del pericolo.

“La legge non dissolve il Parlamento - ricorda Zoltán Kovács, segretario di stato ungherese per le relazioni e la comunicazione internazionale- ma affida proprio a Parlamento e Corte Costituzione il compito di vigilare sull’azione del governo durante lo stato d’emergenza”.

Ma per la pattuglia di irriducibili europarlamentari e Commissari decisi a metter all’angolo Orban questi dettagli costituzionali non hanno importanza. Il loro unico obbiettivo è, infatti, trovare un appiglio per isolare l’Ungheria, mettere fine al consenso di cui gode Orban e trascinarlo nella polvere. A guidare l’offensiva da dietro le quinte c’è, non a caso, quel Jean Claude Juncker che durante il suo mandato da Presidente della Commissione non ha risparmiato le accuse al premier ungherese dipingendolo come una sorta di pericolo pubblico europeo. Per Juncker e i suoi sodali i peccati capitali di Orban restano la difesa, con il pieno consenso popolare, della sovranità nazionale ungherese, il rifiuto di aprire le porte ai migranti e la messa al bando di un’università finanziata dallo speculatore George Soros. Meriti per i suoi elettori sempre pronti a rinnovargli la fiducia, colpe imperdonabili per un’Europa decisa a disfarsi di lui.

“L’Ungheria desta particolari preoccupazioni…se necessario la Commissione si muoverà come già in passato” - spiega il Commissario per la Giustizia Didier Reynder – “controlleremo attentamente l’applicazione delle misure d’emergenza a partire dalle nuove leggi sulla diffusione di fake news”.

Insomma le “fake news” assurte, nella retorica europeista, a simbolo della disinformazione sovranista diventano baluardi di democrazia se a combatterle è il governo di Orban. Ma al di là degli slogan quel che più preoccupa sono le minacce elaborate da alcuni parlamentari europei. A spiegarle senza mezzi termini è Diacian Ciolos, presidente di “Renew Europe” la coalizione d di cui fanno parte gli europarlamentari di “Italia Viva”guidati da Matteo Renzi. Oltre a riproporre l’utilizzo dell’articolo 7, ovvero la cancellazione del diritto di voto per un’Ungheria considerata non in linea con i valori fondanti dell’Unione Europea, Ciolos propone che il Consiglio Europeo adotti una sorta di embargo finanziario nei confronti di Budapest.

“I fondi destinati all’Ungheria dal prossimo bilancio europeo devono essere condizionati all’adesione di Budapest allo stato di diritto - spiega Ciolos - che, non contento, chiede alla Commissione Europea di proporre “un meccanismo capace di sottrarre all’Ungheria il controllo dei fondi europei per affidarli invece alle istituzioni europee”.

Una strategia dietro la quale è difficile non intravedere un progetto di golpe economico-finanziario. Un progetto molto simile a quello utilizzato nel 2011 per far cadere il nemico Silvio Berlusconi. Allora il “nemico” dell’Europa venne prima stremato a colpi di “spread” e infine abbattuto con la complicità del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Incapace sia di adottare strategie di contrasto al virus sia di avviare misure di rilancio economico l’Europa si consola, insomma, preparando la replica dell’unica operazione andata a buon fine nel suo recente passato. Ovvero un golpe economico e finanziario capace di cancellare dalla scena politica un Viktor Orban vincitore indiscusso di tutte le consultazioni elettorali susseguitesi dal 2010 ad oggi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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