18:36 19 Settembre 2020
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Emergenza Coronavirus - Aiuti russi in Italia (85)
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Il 27 marzo inseguendo il team di militari mandati in Italia da Vladimir Putin scoprii che veniva usato per sanificare le case di riposo della Lombardia. Ora è tutto più chiaro. I russi sono stati essenziali per bonificare il fronte più oscuro e più letale della guerra al Covid. L’Italia lo scopre solo ora.

I russi sono stati essenziali per bonificare il fronte più oscuro e più letale della guerra al Covid. L’Italia lo scopre solo ora, ma il governo dovendo decidere dove e come impiegare il contingente del Cremlino lo spedì sui luoghi fin lì più trascurati.

Qualcuno li ha definiti inutili. Qualcun altro li ha descritti come un contingente di spie incaricato di raccogliere informazioni su un sistema sanitario italiano messo alle corde dalla pandemia. Ora ad un paio di settimane dal loro sbarco all’aeroporto di Pratica di Mare scopriamo che i cento fra medici, infermieri e tecnici dell’esercito russo arrivati in Italia sono fondamentali per combattere il virus su uno dei fronti più dimenticati, ma anche più letali del contagio ovvero il fronte delle case di riposo.

Un intervento deciso non a caso da un governo italiano chiamato a indicare - per ragioni di sicurezza nazionale - i luoghi dove dispiegare le squadre russe. Un governo che pur sapendo quanto stava accadendo nelle case di riposo, ha atteso oltre un mese per agire. E l’ha fatto solo quando ha potuto affiancare ai militari italiani del 7° reggimento Cremona quelli dell’operazione “Dalla Russia con amore” mandata in Italia dal presidente Vladimir Putin.

Per capirlo vi racconto quel che ho visto sul campo. Tutto inizia venerdì 27 marzo giorno della prima attivazione del contingente russo sul territorio della Lombardia. Quel giorno dopo essermi messo sulle loro tracce fin dalle prime ore del mattino trovo finalmente una parte del contingente russo al lavoro dentro una casa per anziani di Alzano Lombardo.

  • Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    © Foto : Gian Micalessin
  • Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    © Foto : Gian Micalessin
  • Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    © Foto : Gian Micalessin
  • Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
    © Foto : Gian Micalessin
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© Foto : Gian Micalessin
Specialisti russi al lavoro ad Alzano Lombardo e Nembro
Sulle prime sono sinceramente un po’ stupito e un po’ scettico. A che serve - mi chiedo - far arrivare cento fra medici infermieri ed esperti russi per sanificare delle case di cura? Con il passare delle ore comincio a rendermene conto.

La prima a farmi cambiar idea dimostrando un sincero entusiasmo per l’intervento è la dottoressa Maria Giulia Madaschi, direttrice della casa per anziani Martino Zanchi. 

© Sputnik . Gian Micalessin
Le parole della dottoressa Maria Giulia Madaschi
“Qui da quando è iniziato il contagio – ripete la Direttrice - abbiamo avuto più di qualche ospite morto… per questo l’offerta russa di sanificare l’edificio ci fa soltanto piacere”.

Le bandiere italiana e russa su un camion della colonna dei mezzi speciali del ministero della Difesa russo prima della marcia dalla base aerea italiana Pratica di Mare
© Sputnik . The Ministry of Defence of the Russian Federation
Al suo entusiasmo s’aggiunge quello della popolazione locale che osserva da finestre e balconi il movimento di camion con la bandiera russa accompagnati dai carabinieri e dai mezzi del 7º Reggimento Cbrn di "Cremona" - il reparto del nostro esercito specializzato nella difesa nucleare, biologica e chimica. Di tanto in tanto gli abitanti affacciati alle finestre e ai cancelli delle villette salutano e fotografano. Una signora manda baci con entrambe le mani e urla “Benvenuto a chiunque ci aiuta”. Una terza mi spiega che “da settimane qui la gente muore e nessuno muove un dito”.

In quel momento inizio a realizzare quel che gli italiani stanno scoprendo solo in questi giorni. Le case di cura sono già da un mese, il fronte più nascosto e più letale della guerra al Covid. Per capirlo basta il cartello affisso all’entrata della Martino Zanchi che annuncia, fin dal 23 febbraio, il divieto di visita per i parenti degli assistiti.

La conferma delle mie prime supposizioni arriva quando il convoglio di militari russi e del 7° Reggimento Cbrn di Cremona raggiunge l’ampio piazzale della Casa di Riposo di Nembro. Ora siamo in uno degli epicentri del contagio. Prima di quel venerdì 27 marzo sono già venuto varie volte a Nembro per raccontare l’incredibile ecatombe di una cittadina di appena 11mila 500 abitanti dove a fine marzo si contano già oltre 150 decessi. A sorprendermi quel pomeriggio è soprattutto la presenza del sindaco di Nembro Claudio Cancelli. Caduto ammalato sin dai primi giorni del contagio il sindaco ha sempre coordinato dalla quarantena casalinga i lavori del Comune. Quel venerdì 27 marzo, uno dei primi giorni in cui lascia l’isolamento, è significativamente davanti alla casa di riposo della sua città per accogliere i militari russi e i loro colleghi italiani. Il motivo è semplice. 

© Sputnik . Gian Micalessin
La reazione del sindaco di Nembro, Claudio Cancelli
“In questa casa di cura abbiamo avuto 31 morti su 85 ospiti dall’inizio dell’emergenza quindi parliamo del 35 per cento della popolazione ” – spiega senza troppi giri di parole Cancelli.

Una consapevolezza rafforzata dalle dichiarazioni altrettanto pesanti rese quel pomeriggio dalla direttrice sanitaria della Casa di Riposo Nembro Barbara Codalli. 

© Sputnik . Gian Micalessin
Le parole di Barbara Codalli
“Sta succedendo quello che è successo in tutta Italia, il Coronavirus ci ha preso. Ha decimato i nostri ospiti questa è la realtà dei fatti. A fine febbraio è iniziato tutto. Ce ne siamo accorti ai primi di marzo quando abbiamo chiuso la struttura. In quei giorni abbiamo messo in atto tutto quel che si poteva però ad oggi i decessi sono 31 su 85 ospiti. Una vera strage”.

Una strage che il governo italiano è stato il primo a ignorare mettendo la sordina alla nota tecnica dell’Istituto Superiore di Sanità che il 2 marzo scorso raccomanda, come rivela in quei giorni il sindaco Claudio Cancelli, l’isolamento immediato e la chiusura dei comuni di Nembro e Alzano Lombardo. Anche per questo i tanto denigrati militari russi sono stati subito spediti in quello che il governo sapeva essere l’ascesso purulento e ignorato del contagio. A due settimane dall’arrivo in Italia l’aiuto russo incomincia a rivelarsi essenziale per tappare le falle di un intervento gestito con molta improvvisazione dalle nostre autorità.

L’impiego dei medici e degli infermieri militari russi nell’ospedale messo in funzione dentro la Fiera di Bergamo né è un’altra dimostrazione. Senza di loro la buona volontà e la dedizione degli alpini e dei volontari che hanno messo in piedi l’ospedale non basterebbe, infatti, a farlo funzionare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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