02:44 06 Luglio 2020
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La notizia ha dell’incredibile eppure sono diverse le fonti che lo confermano: il Coronavirus Covid 19 non è nato in Cina e nemmeno in Italia (dove la TV cinese vorrebbe attribuirne la comparsa), è nato in Nuova Zelanda. E non è un virus recente ma risale a decini di migliaia di anni fa.

“L’abbiamo scoperto per caso – afferma il professor Amuse Gueule, direttore del museo paleo-antropologico Law Mullet di Wellington – mentre stavamo studiando la mummia ben conservata di un primitivo, ritrovata in fondo a una caverna della Nowhere Valley, nella South Island”.

In realtà, c’è ancora chi mette in dubbio le affermazioni del professore e qualcuno eccepisce perfino sui suoi titoli accademici. Gli rimproverano di avere compiuto la maggior parte degli studi da autodidatta e l’unico titolo conseguito sembra lo sia stato attraverso una scuola per corrispondenza. Altri alludono al fatto che in quel museo non esistano macchinari idonei così tecnologicamente avanzati da consentire con certezza l’identificazione del virus in oggetto. Va tuttavia ricordato che la maggior parte degli scienziati non osa mai mettere in discussione verità già suffragate dal consenso popolare e che chi contesta qualunque moderno “ipse dixit” viene (scientificamente) linciato. I primi a mettere in dubbio l’attendibilità di quella scoperta sono stati gli esperti cinesi che non hanno gradito vedersi sottrarre la primogenitura di qualcosa che, nel bene o nel male, è sulla bocca di tutti i cittadini e i governi del mondo.

Coronavirus in Italia
© AP Photo / Alessandra Tarantino
L’esimio professore neozelandese ha spiegato che la mummia studiata apparteneva ad un abitante aborigeno dell’isola che però sembra essere morto (lo dicono i paleo-patologi) per una semplice indigestione e non per le complicanze derivanti dal virus. Sembrerebbe, infatti, che tutti quegli aborigeni avessero sviluppato dei naturali anticorpi.

Si è quindi posto il problema di capire come e perché quei primitivi fossero oggettivamente immuni dalle conseguenze che oggi colpiscono un po’ in tutto il mondo.

Un’equipe composta da uno storico, un sociologo, uno psicologo comportamentista, un economista, un rappresentante sindacale, uno dell’associazione degli imprenditori, un ambientalista e un medico si è riunita sotto la guida del professor Gueule in una sala poco distante dal museo (gli spazi interni erano occupati dai reperti) e ha cominciato a cercare la risposta.

Diverse sono state le teorie considerate e, alla fine, si è raggiunto l’accordo su di un documento comune che verrà offerto al mondo scientifico internazionale per una valutazione. Solamente il sindacalista si è espresso contro il risultato raggiunto, riservandosi la facoltà di presentare una relazione di minoranza.

Gli esperti hanno sottolineato che il testo da loro sottoscritto rappresenta niente più di una teoria (per quanto molto probabile) e saranno necessari altri incontri e altri approfondimenti per arrivare a una certezza definitiva sui risultati raggiunti. Sembrerebbe che l’immunità al virus possa derivare da una vita ascetica, dal poco cibo, dal non utilizzo di combustibili fossili e, soprattutto, dal fatto che non fosse in corso in quel secolo alcun cambiamento climatico.  Pur trattandosi di uno studio ancora parzialmente in itinere, poiché ciò che dicono gli scienziati diventa immediatamente verità e guai a chi la discute, si sono viste ben presto decine di neozelandesi imitare quel presunto stile di vita con l’intento di immunizzarsi dal rischio di contrarre il virus. Si è chiesto a gran voce che venissero eliminati gas e petrolio, che si riducessero i consumi e  che si impedisse al clima con tutti i mezzi di poter cambiare.

Per le strade sono apparsi individui coperti solamente da una raffazzonata pelliccia di mantello di pecora, animale che in Nuova Zelanda è superiore per numero alla stessa popolazione umana. Naturalmente il loro deambulare con abiti di tal fatta ha suscitato l’ilare reazione di alcuni passanti e la polizia ha dovuto intervenire per scongiurare le reazioni dei canzonati.

In questo periodo in quella regione del mondo si è all’inizio dell’autunno e le temperature non sembrano essere le più idonee per quegli abiti mal cuciti. Tuttavia, a chi ha fatto quella scelta di vita poco importa perché : “la salute innanzitutto”.

Si attendono maggiori dettagli sullo studio condotto e sulle modalità perseguite per arrivare alle conclusioni ma il professor Guele ha reso noto di essere disponibile a dare informazioni e dettagli a chiunque volesse approfondire o chiedergli notizie sulla scoperta. E’ sufficiente scrivere all’e-mail appositamente dedicata: nowhereval@g.mail.com  (il professore legge anche l’italiano).

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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