23:36 05 Dicembre 2020
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È risaputo che i virus influenzali sono molteplici e non esiste un unico vaccino. Quello raccomandato ogni autunno soprattutto ad anziani e soggetti a rischio è tarato verso i virus attesi per quella stagione. Il problema causato ora dal nuovo coronavirus Covid19 è che di questa “famiglia” se ne conoscono già molti, ma non questo.

Nessun antivirus specifico sembra essere mai stato preparato. 

Quando si tratta di “fabbricare” un antivirus si deve mettere in conto un certo periodo di tempo (da un anno a due) perché, dopo averlo individuato, occorre procedere con i test non solo per accertarsi dell’efficacia ma anche per studiarne le possibili controindicazioni. Dapprima sugli animali (con buona pace degli animalisti irriducibili) poi su uomini-cavie, solitamente volontari.

Attualmente nel mondo tutti si sono lanciati alla ricerca di un prodotto che possa sconfiggere l’epidemia in corso e si procede in due direzioni seppur non necessariamente alternative. Una mira all’elaborazione di un vaccino da utilizzarsi preventivamente in modo da non subire le conseguenze di un contagio, l’altra e qualcosa che aiuti a sconfiggere la malattia una volta che l’infezione fosse già in corso.

Naturalmente questa “gara” ha una enorme importanza per la salute del genere umano ma non si possono dimenticare gli aspetti economici coinvolti. Vista la pericolosità del Covid19, o almeno l’estrema facilità della sua diffusione, chiunque riuscisse a identificarne l’antidoto potrebbe o decidere di donarne la composizione al mondo in modo del tutto gratuito o brevettarlo e vendere i diritti di riproduzione. In entrambi i casi, le aziende che lo produrranno potranno aumentare i propri ricavi.

Per le implicazioni di carattere economico, (pur senza dimenticare che qualcuno - magari uno Stato - ne potrebbe fare un uso strategico) in questi giorni circolano una marea di notizie sulla possibilità che un vaccino già sia stato trovato o che si sia vicini a farlo. Alcune delle informazioni che circolano sono pure frottole, altre sono realtà. Tra quelle vere perché confermate perfino da un governo (quello tedesco), c’è la notizia che Trump in persona avrebbe offerto ad una azienda germanica di comperare, purché in esclusiva, tutti i diritti su un presunto vaccino contro questo Coronavirus che la stessa società avrebbe già elaborato e stesse sottoponendo a test sperimentali.

Il portavoce del Governo tedesco ha aggiunto che sarebbe stata l’intenzione di Trump utilizzarlo esclusivamente negli Stati Uniti, salvo poi decidere se e come consentirne l’uso ad altri. L’azienda tedesca in questione sarebbe la CureVac e la proposta del Tycoon sarebbe stata quella di trasferire tutte le attività di ricerca negli USA. Va ricordato che fin dall’inizio nel capitale di questa compagnia c’è anche la Fondazione di Bill Gates e quindi qualcosa di americano già vi si trovava. Berlino si è immediatamente opposta alla cessione ribadendo che il possibile sviluppo di questo medicamento (sempre che si dimostri efficace) sarebbe rimasto innanzitutto tedesco e, magari, europeo.

Lo strano caso dell'Arbidol

In Russia qualcuno sostiene che un vaccino utilizzabile anche contro il Corona virus (questo o gli altri?) esista già. Si tratta di un prodotto chiamato Arbidol che è prodotto da un’azienda locale ed è venduto da tempo come vaccino pre-influenzale ad un costo irrisorio poiché considerato “farmaco essenziale".

Il suo brevetto (scaduto da tempo) era russo ma ora quel prodotto viene fabbricato anche in Cina e sembra che, assieme ad un altro chiamato Darunavir (usato questo contro l’AIDS) sia stato usato sui malati di Wuhan con discreti risultati. Nella pubblicità dell’Arbidol si menziona un “Coronavirus” ma, poiché quella famiglia di virus ha molte declinazioni, non c’è alcuna certezza che sia efficace contro quello che sta contagiando ora il mondo intero.

Non saprei dire se sia questo o altro il motivo, ma un amico che vive in Russia mi dice che il direttore della fabbrica che produce l’Arbidol sia stato condannato recentemente per una fuorviante campagna pubblicitaria.

Le ricerche sul vaccino in Italia

L’Italia, come si sa, è uno dei Paesi leader nella produzione di prodotti farmaceutici e non è un caso che proprio da noi sia stato identificato il genoma del COVID19. In Russia, è notizia delle ultime ore, è poi stata completata la mappatura dell’intero genoma.

A quanto sembra, e indipendentemente da ciò che si sta facendo anche altrove, potrebbe essere proprio un’azienda italiana la prima a identificare la giusta formula per combattere questo virus. Si tratta di una s.r.l. di Castel Romano, vicino a Roma, la Takis.

Questa è una società che fa ricerca da alcuni anni nel settore della biotecnologia ed è specializzata nello studio di vaccini di tipo genetico particolarmente usati nella lotta contro un certo tipo di cancro. Collabora con diverse cliniche italiane e mondiali e recentemente si è classificata al secondo posto in una competizione europea (EIT Health Catapult) tra le 150 migliori aziende biotecnologiche nel campo della ricerca e dello sviluppo di prodotti medicali.

Assieme alla Evvivax, sempre di Castel Romano specializzata nei farmaci oncologici veterinari, appena è scoppiato il caso del COVID19 si orientate le ricerche di un anti-virus idoneo partendo dall’esperienza comune accumulata nel settore delle tecnologie di tipo genetico.

“Questa è un’emergenza mondiale alla quale i ricercatori della Takis possono e debbono contribuire” ha affermato il dottor Luigi Aurisicchio Amministratore delegato della Takis. Aurisicchio si era laureato in Biologia all’Università Federico II di Napoli e si è poi specializzato nelle cure genetiche contro le epatiti virali e i carcinomi. Ha al suo attivo una sessantina di pubblicazioni su testate nazionali e internazionali.

Il vaccino da loro progettato ha già ricevuto l’autorizzazione del Ministero della Salute italiano per procedere ai test su animali e questo sarebbe il primo vero esperimento mondiale attuato sul campo.

“Se i risultati saranno soddisfacenti-continua Aurisicchio- il vaccino potrebbe già essere testato sull’uomo nel prossimo autunno”.

Il primo risultato è stato raggiunto senza finanziamenti esterni ma, per lo sviluppo e poter condurre tutti i test, la Takis ha bisogno di altri fondi e ha così lanciato una raccolta tramite crowdfunding. Nel frattempo è partita la collaborazione con l’ospedale Spallanzani di Roma che esaminerà quale delle quattro molecole elaborate dalla Takis sarà quella su cui puntare. In un secondo momento, assieme all’IRCSS Fondazione Pascale di Napoli si procederà ai test sugli umani.

Servirà poi un qualche accordo con una grande casa farmaceutica per poter produrre il farmaco su larga scala.

Gli studi nel resto del mondo

In altri Paesi tali tipi di studi, quando giudicati seri, sono finanziati dalle Istituzioni pubbliche e, ad esempio, la società americana Moderna (sì, il nome è proprio in italiano) ha ricevuto milioni di dollari dal Governo USA per iniziare le ricerche e per testare l’eventuale prodotto direttamente sugli uomini, saltando le prove sugli animali.

Anche la Commissione Europea si sta muovendo ed ha lanciato un bando di 10 milioni di Euro cui hanno già partecipato ben 300 progetti tra cui quello della Takis.

La nota negativa è che la stessa Commissione, senza emettere alcun bando e senza dare alcuna giustificazione, ha stanziato 80 milioni di Euro a favore della tedesca CureVac sopra citata per favorire la produzione di un vaccino che, per quanto risulta, non esiste ancora e tantomeno ha potuto iniziare le sperimentazioni.

Per non parlare di quel che fanno in Cina ove miliardi di dollari sono messi a disposizione dallo Stato alle aziende private che stanno cercando di sviluppare quei settori tecnologici giudicati strategici (come fanno con Huawei per i microprocessori).

Da noi, invece, silenzio. Nessun finanziamento a queste ricerche, né dal Ministero della Salute né dall’Istituto Superiore della Sanità o da altri Enti o Ministeri. Paese che vai, usanze che trovi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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