01:10 04 Luglio 2020
Opinioni
URL abbreviato
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
8504
Seguici su

L'Italia ha chiesto aiuto alla Cina per combattere l'epidemia e lo riceverà. Ma a chi altro potrebbe chiedere aiuto? Chi nel mondo ha esperienza nel combattere con successo i virus? Vi sono migliaia di medici professionisti di grande esperienza, migliaia di professionisti analoghi che hanno posto in essere quarantene e sanno come farlo.

La situazione si è venuta a creare quasi in sordina: da quando c’è stata la prima vittima dell’epidemia, la Cina è stato il primo Paese (potrebbe sembrare un po’ inopportuno dirlo) a beneficiare al contempo della situazione. Ancora non si conosce la portata del beneficio che la Cina ne trarrà, ma la direzione che ha intrapreso è già chiara.

Infatti, la settimana scorsa nella città di Wuhan è stata celebrata una sorta di Giornata della Vittoria. Il primo ministro Xi Jinping si è recato a Wuhan e ha annunciato che il peggio era passato. E questo era già visibile: se i contagiati sono sempre meno e i guariti sempre più, l’epidemia presenta una tendenza discendente. Tra l’altro, questa è la tendenza che si osserva ormai da 3 settimane. I nuovi infetti provengono piuttosto dall’estero che dalla Cina.

Xi Jinping si è recato a Wuhan anche per chiudere quello stesso ospedale che era stato costruito in soli 10 giorni. È stato chiuso perché non più necessario in quanto non vi sono più pazienti (in realtà, erano stati attrezzate 16 strutture sanitarie analoghe, tutte già chiuse). Il primo ministro ha definito i medici, gli abitanti del luogo e tutti i presenti “i più belli fra gli angeli”, “messaggeri di luce e speranza” e “meravigliose persone della nuova era”. Chiaramente queste persone, come gli abitanti delle altre zone poste sotto quarantena, si sono meritati duramente questi appellativi poetici.

In Cina stanno tirando le somme di una esperienza senza precedenti: misure di isolamento draconiane che hanno paralizzato la vita di 58 milioni di persone in una sola provincia (come l’intera popolazione di un Paese europeo). E talvolta i cinesi ammettono che molto di ciò che è stato fatto è stato eccessivo e inutile. Tuttavia, aggiungono che gli effetti positivi sono la cosa più importante. Ma del resto chi è in grado di dire in anticipo come muoversi? Si sono mossi prevedendo il peggiore degli scenari.

Oggi alcuni medici stanno tentando di ripercorre a ritroso quanto accaduto per identificare eventuali peggiori scenari. A tal proposito, degna di nota è la stima effettuata da Marc Lipsitch, ricercatore presso l’Università di Harvard: se nulla fosse stato fatto, ad oggi in Cina ci sarebbero dovuti essere fino a 2 milioni di infettati e 40.000 morti. Tanto più che il vaccino è ancora solo una speranza, le sperimentazioni del farmaco russo-cinese non sono ancora state completate e si utilizzano come all’inizio farmaci generici.

Tra l’altro le autorità cinesi hanno anche formato adeguatamente la protezione civile. E ora molti stanno capendo che non è necessario avviare una vera e propria guerra batteriologica contro il Paese.

La cosa importante è che oggi, quanto a coronavirus, il luogo più sicuro del pianeta è la Cina e non quei Paesi in cui si millanta l’inesistenza del virus. Infatti, in Cina hanno imparato a individuare subito il virus, a non permettergli di diffondersi e infine a curarlo. E questo lo sanno tutti nel mondo.

Dunque, la Cina si è trovata in una posizione unica, quella di un Paese in grado e desideroso di prestare aiuti a tutti coloro che lo richiedessero (proprio come la Russia la quale in qualsiasi momento può far partire una squadra di soccorso a conoscenza delle procedure necessarie per affrontare un terremoto o un’inondazione).

Prima dell’arrivo in Italia, la Cina aveva aiutato in maniera analoga anche Iran e Iraq. In questi Paesi effettivamente i rischi sono diminuiti. Si sono anche tenute teleconferenze per gli esperti provenienti dagli Stati membri dell’UE, dell’ASEAN, della Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, dal Turkmenistan, dall’Azerbaigian e dalla Georgia. È tradotta in moltissime lingue l’ormai settima edizione delle linee guida sulle modalità operative dei medici. Inoltre, la Cina ha donato 20 milioni di dollari all’OMS. Questi sono solamente gli aiuti statali. Ma ad aiutare sono anche strutture private. In Italia hanno avuto modo di osservare e apprezzare l’operatività di squadre volontarie composte da emigranti cinesi.

La realtà politica, dunque, è che, se siete amici e partner della Cina, sapete di poter contare sulla prestazione di aiuti rapidi e altamente qualificati. La Cina aiuta anche i Paesi che non sono suoi alleati diretti. Chiaramente, questo ha rafforzato il prestigio e lo status di leader di questo Paese. Tra l’altro, durante le precedenti epidemie che hanno preso inizio in Paesi diversi dalla Cina la protezione civile di nessuno Stato ha tentato di aiutare. Nessuno ha tentato di attribuire a virus e batteri una nazionalità partendo dal presupposto che i microorganismi non hanno nazionalità, proprio come i terroristi.

Continuando a parlare dell’epidemia, possiamo affrontare la questione economica. A breve termine, chiaramente, stiamo osservando un calo della produzione industriale del 13,5% nei primi due mesi dell’anno. Ma già il 90% delle grandi fabbriche chiuse nei mesi scorsi hanno ricominciato a lavorare. Bisognerà controllare le tendenze future. Infatti, l’epidemia ha dimostrato che senza la Cina e la sua capacità produttiva il mondo non ce la fa. Dunque, c’è da chiedersi se gli USA riusciranno a convincere gli alleati a “distaccarsi economicamente” dalla Cina (del resto, l’America lo sta facendo). Oppure si realizzerà un’alternativa più semplice: tutti cercheranno di ripristinare nel più breve tempo possibile le forniture interrotte chiedendo anche uno sconto. Finora sembra che i sostenitori di entrambi i punti di vista si preoccupino maggiormente di ciò che vogliono e non di ciò che in realtà succederà. Inoltre, la recessione che potrebbe interessare diversi Paesi rende assai complicata qualsivoglia previsione.

Di conseguenza, ad oggi possiamo esprimerci unicamente circa il fatto che una lotta efficace contro l’economia sta producendo benefici a lungo termine per la Cina. Il Paese capisce questo fenomeno e sta tentando di rendere dichiarazioni di carattere genere al riguardo. Ad esempio ci si chiede: qual è il sistema politico che sortisce i migliori effetti in situazioni di estrema emergenza, quello cinese o quello occidentale? La risposta è ovvia…

Un ultimo punto da considerare è che nessun Paese dovrebbe essere lasciato solo nell’affrontare le sfide globali (comprese quelle sanitarie). Tuttavia, bisognerebbe ripristinare i rapporti e la collaborazione tra Stati e popolazioni prima dell’arrivo di una crisi. Queste riflessioni vanno considerate come il contributo cinese alla creazione di una retta filosofia a livello internazionale.

di Dmitry Kosyrev

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)

Correlati:

Coronavirus, Difesa allestisce Ospedali da campo a Piacenza e Crema
In Cina al via test clinici su vaccino contro il coronavirus
Portavoce Affari Esteri UE: ci sono varie fonti di disinformazione sul coronavirus
Tags:
Cina, Italia, Coronavirus
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook