18:20 30 Settembre 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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E mentre la Signora Von der Leyen in buon italiano spende parole di rispetto, ammirazione e promette solidarietà, di fatto Bruxelles in segno di ‘aiuto’ per ora il massimo che ha saputo fare è stato anticipare di un mese la firma del MES, che sarà il nostro colpo di grazia. Ma tranquilli, siamo in Europa, cos’altro potrebbe andare storto?

Bhé, a dirla tutta non sono proprio poche le cose che potrebbero ancora andare storte.

Intanto potrebbe essere benissimo che il MES lo firmino proprio, così com’è. Abbiamo talmente altri problemi a cui pensare che potrebbero approfittarne quatti, quatti, per firmarlo proprio intanto che siamo girati dall’altra parte.

Poi potrebbe andare storto che il ‘nuovo fondo UE’ per l’emergenza – quei 7,5 miliardi annunciati dalla Presidentessa della Commissione Europea, la stessa Ursula von der Leyen dell’accorato, e per altro gradito appello di solidarietà agli italiani, non si rivelino altro che la possibilità di non restituire a Bruxelles fondi UE già stanziati e non ancora spesi. Non quindi nuovi fondi, come ha spiegato il portavoce della stessa Commissione Europea, Eric Mamer, ma di “una iniziativa per utilizzare fondi già esistenti”. Cioè non soldi nuovi, non solidarietà verso di noi, semplicemente la possibilità di spendere soldi già nostri non ancora spesi. Grazie.

Poi potrebbe andare storto che le aziende produttrici di ventilatori medici e strumenti per la rianimazione si rivelino tutte società private e che di fatto non esistano in Europa società pubbliche che si occupino di produzioni strategiche per i veri interessi degli europei intesi come popolo. Per cui potrebbe risultare molto difficile dare ‘ordini’ a qualcuno di produrre qualcosa semplicemente perché serve ai cittadini e perché lo ha chiesto o promesso la Commissione Europea. Ci sarà un costo, ci saranno delle condizioni, e ci si renderà conto, magari in questo caso si potrebbe dire ‘finalmente’ anche se in questa situazione pare un termine a sproposito, che una qualsiasi sovranità – se non ti piace nazionale, ce la dovrai avere comunque sovranazionale, o globale, o come ti pare ma ce la dovrai avere e la puoi fare comunque solo con uno Stato e dei servizi pubblici, non la fai con il neoliberismo.

Potremmo poi scoprire anche che mentre noi le frontiere cerchiamo comunque di tenerle aperte, se non altro perché facciamo fatica a dire di no a chi torna per ricongiungimento familiare, altri ci stanno chiudendo porte in faccia una dietro l’altra, pur essendo tutti nella grande casa europea dove la prima regola tanto decantata era sempre stata quella della libera circolazione. Persino l’Albania (domanda per entrare nella UE presentata nel 2009) ha limitato gli ingressi dall’Italia. Senza offesa per gli amici albanesi ma sarebbe forse giusto ricordare che nel marzo ’91, alla caduta della Repubblica Popolare Socialista d’Albania, si riversarono da noi a centinaia di migliaia da quegli stessi porti che oggi ci hanno chiuso. Vennero accolti, tutti senza una lira e qualcuno invece con la scabbia. Oggi ci sono quasi mezzo milione di albanesi in Italia, quasi tutti ben integrati. Senza offesa ma è giusto ricordare.

Infine potremmo scoprire che i ministri della Difesa dei 27 Paesi della UE si sono incontrati pochi giorni fa a Zagabria, in piena crisi coronavirus, non per studiare come affrontare insieme il problema del contenimento del virus, vera minaccia ‘bellica’ dei nostri tempi, ma per decidere come incrementare la cosiddetta ‘mobilità militare’ della NATO in Europa. Il test decisivo sarà la colossale operazione chiamata ‘Defender Europe 20’ che si terrà a ridosso dei confini della Federazione russa (quella sì considerata evidentemente un pericolo vero) in aprile e maggio. In pratica, appena riaperte le porte noi, tutto lo sforzo di contenimento potrebbe andare a vuoto perchè tanto arriveranno 20mila soldati americani a unirsi con gli altri europei per rimescolare le carte e ringalluzzire il coronavirus. Tutti in zona rossa, tutti in quarantena e poi però i militari liberi di scambiarsi in allegria tutte le varianti e mutazioni possibili di coronavirus nazionali durente le esercitazioni congiunte. Alla fine annulleranno tutto perché capiranno che non è il caso? Forse, intanto però il primo contingente americano è già sbarcato a Bremerhaven, ma, sopratutto, il dato che dovrebbe far riflettere è uno e inequivocabile - per questo ‘nobile’ scopo, la UE ha stanziato ben 30 miliardi di euro. Quindi ogni tanto i soldi veri escono fuori, peccato che per le finalità non dettate dai popoli europei ma da altri.

A tale proposito direi illuminante il post di uno degli account social più bannati nella storia di internet che tra una purga e l’altra ha trovato il tempo di scrivere una delle battute più taglienti e sarcastiche su quali siano le reali priorità delle nostre moderne comuni istituzioni:

Nel caso dovessero bannarlo per l’ennesima volta o cancellargli definitivamente l’account per ‘eccesso di sarcasmo politico’, e quindi il link dovesse ‘misteriosamente’ scomparire, copio e incollo le parole qui sotto:

“È emerso che 2500 posti letto in TERAPIA INTENSIVA costano come 1 jet F-35. In Italia ci sono 5000 posti letto di terapia intensiva mentre gli F-35A e B consegnati e ordinati sono 90. Personalmente sono convinto che 90 aerei di V Generazione siano pochi per difendersi dalla minaccia sino-russo-iraniana quindi mi auguro che il numero di velivoli totali possa essere incrementato a 200. I fondi ci sono: basta chiudere TUTTI gli ospedali italiani, impedendo in tal modo alla aviazione russa di bombardarli (Patrick Petrovic, 7 marzo 2020)”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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