10:13 30 Marzo 2020
Opinioni
URL abbreviato
Di
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
14743
Seguici su

Un documento dei medici rianimatori chiede di estendere le regole del “triage” di guerra agli ospedali italiano scegliendo di curare solo chi ha la possibilità di guarire ed abbandonando al proprio destino vecchi e malati.

L’Italia ai tempi di Coronavirus?

Un enorme Mash, l’ospedale da campo americano sui fronti della Corea che l’immaginario collettivo degli ultimi cinquant’anni ricorda come la parodia della medicina di prima linea. Ma quella che nel film e nella serie televisiva era grottesca commedia potrebbe diventare triste realtà quotidiana. A spiegarlo senza troppi peli sulla lingua è il documento comparso sul sito web della Siaarti (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva).

Analizzando la situazione creatasi negli ospedali lombardi in seguito al contagio il documento arriva a prevedere “Uno scenario sostanzialmente assimilabile all’ambito della “medicina delle catastrofi”.

La previsione per molti versi agghiacciante spinge gli autori dello studio ad ipotizzare la necessità di riservare “i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico” privilegiando la “maggior speranza di vita”. A neanche un mese dallo scoppio dell’epidemia il contagio da Covid-19 minaccia dunque di trasformare l’Italia in una zona di guerra soggetta alle dure regole del “triage” da prima linea.

Regole che impongono il rifiuto o la sospensione delle cure ai pazienti con poche speranze di vita per garantirle a quelli in grado di cavarsela. Ma è possibile? E soprattutto è umano? Lo studio della Siaarti evita queste riflessioni facendo intendere di attenersi alla pura e semplice necessità. Il ragionamento è tanto razionale, quanto lineare. E non riguarda solo i contagiati da Coronavirus, ma l’intero universo dei malati.

“I criteri - spiega l’associazione - riguardano tutti i pazienti intensivi, non solo i pazienti con infezione da Covid-19” in quanto “un eccessivo aumento straordinario dei letti intensivi non garantirebbe cure adeguate ai singoli pazienti e distoglierebbe risorse, attenzione ed energie ai restanti pazienti”.

Insomma fuori dall’ospedale resterebbero non solo i contagiati da Covid-19 troppo vecchi o con una condizione fisica troppo compromessa da altre malattie, ma tutti i casi clinicamente irreversibili causati da altre patologie. Il sistema sanitario, stando al documento, dovrebbe, inoltre, discriminare già in fase di accettazione, rifiutando nuove cure ai malati terminali o con traumi irreversibili. Anche questa proposta viene giustificata evidenziando la scarsa capacità di risposta del sistema ospedaliero.

I medici di Siaarti considerano inevitabile, inoltre, “un aumento della mortalità per condizioni cliniche non legate all’epidemia in corso, dovuta alla riduzione dell’attività chirurgica ed ambulatoriale elettiva e alla scarsità di risorse intensive”. Su queste basi propongono “di porre un limite di età all'ingresso” in terapia intensiva .

“Non si tratta di compiere scelte meramente di valore – spiegano - ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita”.

E’ giusto equiparare un’epidemia ad una guerra e il sistema sanitario nazionale ad un posto di primo soccorso da trincea? La prima riflessione che salta alla mente riguarda il contributo dato dagli anziani, attraverso le tasse, alla creazione del sistema ospedaliero. Un sistema pronto a favorire pazienti che saranno anche più giovani, ma hanno contribuito in misura minore alle cure di cui beneficiano. Eppure i camici verdi della Rianimazione  teorizzano  anche la creazione di “elenchi di malati con cure a termine” ovvero malati non più meritevoli di assistenza in caso di aggravamento delle condizioni.

“I criteri di accesso alla Terapia Intensiva andrebbero discussi e definiti per ogni paziente in modo il più possibile anticipato, creando idealmente per tempo una lista di pazienti che saranno ritenuti meritevoli di Terapia Intensiva nel momento in cui avvenisse il deterioramento clinico……Un'eventuale istruzione “do not intubate” (da non intubare) dovrebbe essere presente in cartella clinica, pronta per essere utilizzata come guida se il deterioramento clinico avvenisse precipitosamente e in presenza di curanti che non hanno partecipato alla pianificazione e che non conoscono il paziente”.

Ma indicando il momento in cui sarà preferibile agevolare il trapasso del paziente anziché fornirgli ulteriori cure la cartella medica si trasforma in una via di mezzo tra il destino e la condanna a morte. Un destino e una condanna scritti non dal Signore, ma da dei medici chiamati a curare e aiutare chiunque ne abbia bisogno.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook