17:24 13 Agosto 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Niente più strette di mano, chiudiamo tutto, si salvi chi può. Ma è’ più probabile che a limitare i danni saranno le rigide norme igieniche e le chiusure, o piuttosto ci servirebbero semplicemente più posti letto negli ospedali per gli anziani e i soggetti a rischio?

I cinesi, che tanto siamo d’uso criticare, c’erano arrivati subito – se un virus non ce la fai a contenerlo nella diffusione, allora devi contenerlo negli effetti. E hanno tirato su due ospedali in dieci giorni nella sola Wuhan, giusto per non rischiare di collassare gli ospedali che già c’erano. Ora uno dei due lo hanno già dismesso per mancanza di pazienti. Se serve, comunque, i posti letto loro li trovano. Noi no.

Noi siamo convinti che se ti lavi le mani, chiudi tutto, butti per aria l’intera economia, respiri piano per non far rumore, ti addormenti di sera e ti risvegli col Sole (cit.) allora vedrai, passa tutto. Intanto se vai al pronto soccorso per una spina all’unghia ti ritrovi al girone degli ignavi e ne basta lasciare uno in attesa tre ore col coronavirus per infettare tutta la sala. Il problema, che tutte le istituzioni temono in Italia, non è tanto il coronavirus in sé, il problema è che se si diffonde non ci sono posti letto per curare come si dovrebbe i pazienti a rischio. E’ un sistema che potrebbe andare in tilt da un momento all’altro. E tuttavia, piuttosto che tirare su ospedali e posti letto, dato che non siamo in Cina e non ne abbiamo i mezzi (politici più che economici), ce ne usciamo con i decaloghi igienici per limitare la diffusione.

Lavatevi le mani, non salutatevi, niente bacini, distanza di sicurezza, niente fiere, convegni, manifestazioni, sport, affari, concerti. Sesso, non parliamo di sesso per carità di Dio. Fermi lì, bloccate tutto. Tra qualche mese passa. La strategia ‘perfetta’. In pratica l’esatto contrario di quello che hanno fatto i cinesi. Loro di fronte al virus le attività le hanno moltiplicate. A Wuhan lavoravano giorno e notte, tutti insieme, assembrati, come formichini, uno accanto all’altro, respirandosi addosso.

Da noi invece, da noi nel senso di Europa tutta, l’idea che va per la maggiore al momento è quella di sconsigliare le strette di mano. C’è chi tra il serio e il faceto ha proposto addirittura di sostituirle tornando al saluto romano. Forse si vuole esorcizzare la paura con un po’ d’ironia? “Ave, Virus!”, alcuni potrebbero dire a braccio teso, al che altri magari risponderebbero a tono con il pugno chiuso e un “Hasta la Corona”. Oppure, qualora si volessero evitare inutili tenzoni politiche che potrebbero rivelarsi anch’esse poco igieniche, si potrebbero giungere le mani con le dita all’insù come nel Namaste indù. Anche l’inchino giapponese non sarebbe male, stando però attenti a non avvicinare troppo le teste. Sconsigliata invece la linguaccia tibetana, potrebbe venire fraintesa, e il saltino ‘Adamu’ dei masai del Kenya – troppo faticoso.

Se però invece di scherzarci troppo su ci andassimo piuttosto a leggere il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell'Istituto superiore di sanità, ad un certo punto leggeremmo testuale:

“I diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze. È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia”.

E non c’è stretta di mano che tenga. Ogni anno i decessi dichiarati dall’Istat per influenza in senso stretto sono due/trecento, coloro morti proprio per causa di complicanze dovute ad una influenza, ma i soggetti più deboli che muoiono perché arriva un’influenza a dare il colpo di grazia a patologie già regresse (come finora accaduto da noi con il COVID-19) sono migliaia. Ottomila dicono le stime ufficiali della nostra sanità pubblica. Eppure non abbiamo mai fatto nulla per difendere i nostri vecchi scambiandoci meno strette di mano nei periodi critici. Forse solo perché il sistema sanitario è progettato per far fronte a quel numero previsto di casi e non uno di più?

Ad ogni, modo, se proprio i posti letto non ce la facciamo ad aumentarli perché non siamo in grado (ammettiamolo), lavarsi più spesso e un gesto di pace alternativo rispetto alla classica stretta di mano, difficile dire quanto potrà essere utile, sicuramente comunque far male non potrà. Per lo meno servirà a dire che, nel nostro piccolo, abbiamo adottato tutte le misure igieniche possibili per non contribuire a diffondere ancora di più il virus. Personalmente però sconsiglierei il saluto romano, altri saluti dall’incipiente politico o cose troppo lontane dalla nostra cultura di massa. Proporrei forse il saluto rock, quello con pollice, indice, mignolo, che tra l’altro assomiglia alle corna – irriverente, sbarazzino, sdrammatizzante e, sopratutto, scaramantico.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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