19:46 30 Marzo 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Succedono in Italia cose decisamente fuori dall’ordinario. Il coronavirus si sta progressivamente espandendo, in qualche caso aiutato dalla timidezza delle autorità nell’affrontarlo, in altri forse agevolato da cinici calcoli di costo/opportunità da parte dei competitori del Bel Paese.

Pochi tra gli Stati sulla traiettoria del virus hanno adottato con tempestività le misure ritenute più idonee a frenare il contagio. Persino nell’Unione Europea, la decisione italiana di bloccare i collegamenti aerei con la Repubblica Popolare Cinese è rimasta infatti isolata, con l’effetto di indurre tutti coloro che intendevano rientrare in Italia ad utilizzare voli su aeroporti stranieri, dai quali poi spostarsi via terra verso le frontiere del Bel Paese, eludendo qualsiasi genere di monitoraggio.

È forte la sensazione, avvalorata da quanto raccontano i turisti italiani in movimento attraverso l’Unione Europea, che non tutti stiano procedendo ai controlli che la situazione imporrebbe. Differirli e divulgarne i risultati può infatti aiutare chi rinvia a lucrare importanti vantaggi politici ed economici in un momento in cui sono aperte in Italia importanti partite che riguardano il futuro di società di rilevanza strategica.

Questa circostanza potrebbe spiegare perché in questo momento l’Italia si trovi nella poco invidiabile condizione di primo Stato occidentale quanto a numero di contagi certificati.

Peraltro, malgrado l’attenzione comunque prestata da Roma all’andamento dell’infezione, l’identificazione del focolaio lombardo - di cui tanto si parla - è stata apparentemente determinata dall’osservazione di forti anomalie nel numero dei ricoverati affetti da polmonite: ovvero una circostanza accidentale.

Sia come sia, dallo scorso weekend la percezione dell’emergenza coronavirus è sensibilmente cambiata in Italia. Intere aree sono state sottoposte ad un regime di quarantena coatta in tutto e del tutto assimilabile a quello applicato alle città cinesi infestate: 50mila persone non possono uscire dai propri paesi né rientrarvi, almeno per il momento.

Ne è derivata una specie di psicosi collettiva, i cui aspetti più evidenti sono la cancellazione di numerose manifestazioni pubbliche, l’assalto ai supermercati per l’acquisto di provviste (comportamento che di per sé accresce la possibilità di propagazione del virus), la riduzione dei viaggi e, persino, odiose misure discriminatorie assunte informalmente nei confronti di chi ha anche soltanto sfiorato le zone di esclusione create negli ultimi giorni.

Di tutto questo sta risentendo anche la politica interna, con un certo beneficio temporaneo per il Governo in carica, che sfrutta l’emergenza per alleggerire la pressione esercitata da alcune sue componenti alla ricerca di maggiore visibilità.

Anche l’opposizione è stata costretta ad assumere atteggiamenti più cooperativi, seppure senza rinunciare alla rivendicazione di alcune posizioni di principio sul controllo delle frontiere che, in effetti, forse sarebbe stato opportuno rafforzare all’atto stesso di proclamazione dello stato di emergenza nazionale, nello scorso mese di gennaio.

È difficile tuttavia prevedere quali saranno le conseguenze a medio termine di quanto sta accadendo. Molto infatti dipenderà dall’efficacia che i provvedimenti assunti dimostreranno di avere. Un successo, infatti, rafforzerebbe molto l’attuale maggioranza e chi la guida, mentre un eventuale, non auspicabile, fallimento la spingerebbe verso il collasso. La preoccupazione è comunque palpabile nella città politica, dove si avverte chiaramente la presenza di una sfida dalla portata non comune.

Ha destato un certo sgomento, misto a stizza, anche la constatazione della severità delle misure restrittive che stanno colpendo i viaggiatori italiani diretti all’estero. A dispetto della generosità in passato dimostrata dagli italiani in tante circostanze trascorse, nei loro confronti vengono ora attuate misure pesanti e sgradevoli, che includono anche il rinvio coatto in patria.

Inoltre, diversi governi stranieri stanno imponendo quarantene a chi è stato recentemente in Italia, senza troppo distinguere tra loro le località visitate, mentre altri scoraggiano apertamente i viaggi verso il Bel Paese: gesti poco amichevoli, ma comprensibili manifestazioni di prudenza.

La sfiducia degli operatori esterni sta contestualmente aumentando, circostanza che non mancherà di riflettersi anche sugli investimenti esteri diretti verso l’Italia, compromettendone ulteriormente le speranze di ripresa. La borsa di Milano ha bruciato importanti quantità di capitali. La situazione che il premier Conte si trova a gestire è obiettivamente difficile.

A fronte di tutto questo, la gravità della situazione potrebbe tuttavia anche consentire a Roma di ottenere l’autorizzazione a sforare i limiti al deficit di bilancio concordati con Bruxelles, prima che a compromettere la tenuta dei conti pubblici provveda l’entrata dell’Italia in una nuova recessione.

Il Governo sta cercando di valersi di questa possibilità, prevista del resto dai trattati che disciplinano il funzionamento dell’Unione Europea, vedremo presto con quali esiti. Una richiesta in tal senso sarebbe già stata fatta da Roma.

Nella città politica, comunque, tutti gli sguardi sono per ora rivolti verso le sale operative della Protezione civile, da cui si attendono con ansia gli aggiornamenti sulla diffusione del virus e la velocità della sua propagazione, sperando in qualche buona notizia.

Nel frattempo, il Parlamento accelera su tutti i dossier rimasti in sospeso, per non farsi trovare impreparato qualora anche nella capitale fosse necessario imporre restrizioni ai movimenti delle persone, come qualcuno teme.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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