16:34 21 Ottobre 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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L’epidemia piega l’Italia che ora rischia l’isolamento. Ma la crisi rivela ancora una volta l’assenza di Bruxelles dimostratasi incapace di dettare le regole per il contenimento del contagio. E rischia di far saltare gli accordi di Schengen, ovvero uno degli ultimi simboli percepibili dell’esistenza dell’Unione.

Non nominare il nome dell’Europa invano. Il “comandamento” andrebbe ricordato al premier Giuseppe Conte e a tutti quegli esponenti del Pd pronti, ad ogni crisi, ad invocare una soluzione europea. Invocazione tanto inutile quanto vana perché l’Europa non esiste. O, almeno, non esiste quando serve. Il Coronavirus è qui a dimostrarlo. L’Italia, ovvero la terza potenza dell’Unione dopo l’uscita di scena della Gran Bretagna, è il primo paese in Europa e il terzo nel mondo quanto a numeri di contagi. Ma l’Europa tace. E brilla per la sua assenza e per l’incapacità di diramare provvedimenti sul contenimento dell’epidemia. Eppure sotto i colpi del Coronavirus rischia di cadere anche uno dei simboli che più hanno contribuito a rendere percepibile l’esistenza dell’Unione, ovvero quell’apertura delle frontiere garantita dal trattato di Schengen.

I primi scricchioli si erano già avvertiti nel 2015 quando - sotto i colpi della crisi dei migranti - molti paesi scelsero di sospendere gli accordi. Ora il contagio rischia di sancirne la definitiva cancellazione. Bruxelles ovviamente si affretta a smentire garantendo, attraverso i portavoce della Commissione, che per ora non si ravvisa la necessità di imporre controlli alle frontiere interne. Ma un peggioramento della situazione sul fronte italiano potrebbe renderli inevitabili. Il primo segnale è arrivato domenica sera quando le autorità austriache hanno imposto il blocco di un treno italiano alla frontiera con il Brennero. Il treno ha ripreso il suo viaggio poche ore dopo, ma quel blocco ci ricorda che l’Austria, e con lei molti altri paesi, potrebbero decidere di isolare l’Italia pur di garantire la sicurezza dei propri cittadini.

Difficile non capirli. In mancanza di disposizioni comuni ciascun paese è non solo libero, ma obbligato ad arrangiarsi e regolarsi come crede. E ad oggi né la Commissione, né il Consiglio Europeo si sono pronunciati sul modo di contenerne l’espansione del Coronavirus. L’ultima riunione per così dire d’“emergenza” sull’argomento risale allo scorso 12 febbraio quando i ministri della Sanità europei si sono ritrovati su richiesta dell’italiano Roberto Speranza. Il risultato è stato però prossimo, se non inferiore, allo zero. Quella riunione si è infatti conclusa invocando, con ineguagliabile lungimiranza, la necessità di evitare carenze di medicine o indumenti protettivi in caso di diffusione del contagio. E a sancire l’inutilità dell’incontro s’è aggiunto il commiato della Commissaria alla Sanità Stella Kyriakides pronta a promettere che “L’Europa rimarrà vigile, ma incrementerà il suo lavoro se la situazione cambierà”. Come dire chi vivrà vedrà.

Così tra una riunione inutile e la consueta noncuranza l’Unione si è rivelata incapace di mettere a punto regole e indicazioni sulle procedure da adottare nei confronti di chi arrivava nello spazio Schengen dopo aver soggiornato nelle aree a rischio. Francia, Germania e molti altri paesi si son ben guardati dal chiudere i voli dalla Cina, ma hanno applicato, ove necessario, misure di isolamento e quarantena. L’Italia vittima del buonismo politicamente corretto del governo giallo-rosso ha scelto di fare tutto il contrario. E ha commesso un errore fatale.

Lo sbaglio più grosso è stata la sospensione dei voli dalla Cina decretata il 31 gennaio. Il blocco agli arrivi diretti ha spinto tutti i viaggiatori di quelle tratte a disperdersi su incontrollabili rotte secondarie rendendo così assai complessa la loro individuazione. Un’individuazione che sarebbe stata assai più certa e sicura se svolta subito dopo lo sbarco dei voli da Pechino, Shangai o da altri scali cinesi. A questo madornale errore s’è aggiunta la decisione di evitare qualsiasi forma di isolamento e quarantena obbligatori. Una decisione in palese contrasto con tutte le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanita e dei più autorevoli virologhi, ma ritenuta indispensabile per rispettare le regole del “politicamente corretto” e non dar adito a sospetti di razzismo o intolleranza.

A rendere possibile l’assurdo quanto fatale scrupolo del governo giallo-rosso ha contribuito l’assenza di indicazioni e disposizioni europee. Una mancanza inammissibile visto che la sopravvivenza degli accordi di Schengen è alquanto improbabile in assenza di regole in grado di garantirli e preservarli. Senza contare che l’eventuale isolamento di un’Italia piegata dall’epidemia, a pochi anni dall’abbandono di una Grecia affossata dal debito, rischia di rivelarsi un colpo mortale non solo per gli accordi di Schengen, ma per la stesso concetto di Unione Europea.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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