05:07 31 Marzo 2020
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I giornalisti siriani reclutati sul campo erano pagati e manovrati dall’intelligence britannica nell’ambito di un progetto di propaganda messo a punto da Londra per controllare l’informazione e favorire la caduta di Assad.

Lo chiamavano giornalismo partecipativo. I suoi eroi erano i “citizen journalists”. Andavano forte all’inizio della guerra in Siria quando, stando alla vulgata dell’epoca, combattevano il regime a colpi di telecamera, cellulare e computer.

“Molti giovani cittadini si sono dati al giornalismo e dall’inizio della guerra agenzie come l’Afp, la Reuters e l’Anadolu Ajansi hanno inserito nei loro team dei giornalisti non professionisti e dei video reporter” – raccontava la Columbia Journalist Review, rivista on line di una delle più quotate facoltà di giornalismo americano.

“Gli attivisti dei media sono ormai considerati alla stregua di “corrispondenti” da alcuni organi d’informazione e i rapporti tra loro e i gruppi editoriali si stanno evolvendo” - spiegava la giornalista Lisette Johnston della Bbc descrivendo il fenomeno per il sito di Open Society, la fondazione finanziata da George Soros che ha sostenuto le “rivoluzioni” di Libia e Siria. Ora l’entusiasmo sembra destinato a ridimensionarsi.

Stando a Middle East Eye - sito online ben informato sulle questioni medio orientali - gran parte dei “citizen journalists” reclutati in Siria attraverso agenzie d’informazione poco trasparenti erano inconsapevoli attori di un’operazione d’intelligence organizzata da Londra per manipolare l’informazione e favorire la caduta di Bashar Assad.

“Stando ai documenti esaminati– scrive Middle East Eye - l’operazione propagandistica è iniziata nel 2012 ed è andata a regime l’anno successivo quando il parlamento inglese rifiutò di autorizzare un’azione militare in Siria”. Secondo quei documenti il governo inglese utilizzava agenzie d’informazione, compiacenti o fasulle, per selezionare i “citizen journalists” reclutati tra l’opposizione anti-Assad.

“Utilizzando fondi inglesi americani e canadesi i “contractor “del governo britannico hanno aperto uffici a Istanbul e Amman dove hanno assoldato esponenti della diaspora siriana che a loro volta hanno reclutato i “citizen journalists” in Siria - scrive Middle East Eyes - … i documenti mostrano che il governo britannico cercò di indirizzare le loro produzioni individuando nel giornalismo partecipativo un mezzo per influenzare clandestinamente l’opinione pubblica sulla Siria (…) le persone reclutate erano spesso inconsapevoli di esser parte di un’iniziativa di propaganda inglese”.

I “citizen journalists” - pur rischiando la vita e talvolta sacrificandola - erano, insomma, strumenti di una macchina manipolativa gestita dall’intelligence inglese. La spregiudicata operazione viene progettata nel 2012 da un antropologo al servizio della sezione anti-terrorismo del Ministero degli Affari esteri di Londra. La realizzazione del piano, andato a pieno regime tra il 2014 e il 2015 quando ogni mese vengono spesi circa 500mila euro per pagare i “citizen journalists”, è affidata all’intelligence e al ministero della Difesa. La realizzazione pratica spetta ai “contractors” incaricati di orientare il lavoro dei “citizen journalists” siriani attraverso una rete di nove agenzie d’informazione.

Alcune sono assolutamente fittizie e vengono create ad hoc. Altre appartengono al mondo ufficiale dell’informazione e sono considerate assolutamente autorevoli. Stando ai documenti di Middle East Eye i progetti “vengono presentati alla fine del 2014 a un ristretto numero di società di comunicazione invitate a presentare un'offerta per tre contratti riguardanti la consegna del lavoro”. Uno dei contratti chiede esplicitamente di contribuire al “rafforzamento del rifiuto popolare del regime di Assad e delle alternative estremiste” lavorando alla “promozione dei valori moderati della rivoluzione” e “dell'identità nazionale siriana”.

Middle East Eye non rivela i nomi dei media disposti a collaborare con il governo inglese e quelli delle agenzie aperte tra Amman e Istanbul per favorire il reclutamento. In rete non mancano, però gli articoli che descrivono l’interesse dei media britannici per l’attività dei “citizen journalists”.

“I giornalisti della Bbc erano spesso in contatto con gruppi come i Comitati di Coordinamento Locale (Lcc) in Siria e Shaam News Network… - ammette Lisette Johnston nell’articolo per Open Society - filmati di questi gruppi erano usati assieme ai pezzi delle agenzie e di altre fonti. ”La scelta e il reclutamento dei volontari, tutti inconsapevoli di lavorare per il governo inglese, avveniva attraverso i militanti dell’opposizione incaricati di fare da tramite tra i “giornalisti” prescelti gli uffici delle agenzie d’informazione vere o fittizie presenti a Istanbul Amman e, per un certo periodo, nella città di frontiera turca di Reyhanli.

“Era un losco, losco affare” – confessa a Middle East Eye una delle persone coinvolte spiegando che la gran parte dei giornalisti era convinta di lavorare per l’opposizione e non di essere al servizio di Sua Maestà. Lo stesso valeva per attrezzature. Macchine fotografiche, telecamere e strumenti di comunicazione a disposizione degli uffici media ribelli venivano acquistati con i fondi di Londra. Agli ignari “citizen journalists” in compenso veniva chiesto di rischiare la vita per salari tra i 250 e i 500 dollari al mese. In altri casi venivano ricompensati con 50 dollari a foto o 200 dollari per un breve filmato.

I filmati più richiesti da mandanti inglesi “che poi li distribuivano a Sky News Arabia, Bbc Arabic, Al Jazeera, Al Arabiya e altre testate di questo tipo” erano quelli in cui si vedevano i ribelli distribuire cibo alla popolazione civile o utilizzare con successo armi sofisticate . Il progetto di disinformazione non tralasciava gli inviati delle grandi testate.

“I più importanti giornalisti inglesi di passaggio a Istanbul – scrive Middle East Eye - venivano fatti incontrare con dei siriani che si presentavano come portavoce dell’opposizione ed erano stati preparati prima dell’incontro dai loro controllori britannici”. Il racconto della guerra in Siria per molti anni è stato, insomma, un losco teatrino dove i giornalisti erano semplici marionette al soldo del grande burattinaio inglese.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Gran Bretagna, Siria, giornalismo, giornalisti
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