06:11 05 Giugno 2020
Opinioni
URL abbreviato
Di
274
Seguici su

La Ue vuole bloccare il traffico di armi diretto verso la Libia, ma l’operazione progettata per far rispettare l’embargo è un mostriciattolo inutile, figlio dei compromessi e delle risse di Bruxelles. Manca ancora il nome, ma il fallimento appare già scontato.

Ci risiamo la tigre di carta di Bruxelles è pronta a partorire un altro sgorbio figlio dei consueti compromessi. Il nome non è stato ancora scelto ma l’obbiettivo appare definito. Il nuovo, inutile mostriciattolo avrà la parvenza di una missione militare e dovrà, nei propositi dei ministri degli esteri europei riunitisi lunedì 17 febbraio, far valere l’embargo sulle armi mettendo con le spalle al muro i grandi fornitori alleati del governo di Fayez Al Serraj e del generale Khalifa Haftar. Tutto, insomma, sembra pronto per il varo di un’operazione con assetti aerei, marittimi e satellitari pronti a monitorare l’embargo e bloccare le forniture di armi provenienti dalla Turchia da una parte e da Egitto ed Emirati Arabi dall’altra.

Una domanda, però, sorge spontanea. Come mai l’Unione Europea ha atteso nove anni per far valere un embargo imposto dalle Nazioni Unite sin dal 2011? E come mai la missione Sophia, che sin dal 2015 aveva tra i suoi compiti - oltre alla lotta ai trafficanti di uomini - anche quella ai traffici illeciti, non è mai stata impiegata in tal senso? Ovviamente i burocrati di Bruxelles risponderanno che fino all’ intensificarsi dell’attuale conflitto l’esigenza di far rispettare l’embargo non era pressante.

Le acrobazie dialettiche e politiche comunque non si esauriscono qui. La definizione e la messa punto della nuova impresa ha richiesto mediazioni complicatissime ed è arrivata a compimento, come spiegato dall’Alto Commissario per la politica estera della Ue Josep Borrell “dopo una lunga discussione…una delle più lunghe e intense che io ricordi”. La difficoltà principale riguardava le perplessità di Austria, Ungheria e Italia pronte a bloccare qualsiasi progetto destinato a replicare l’insuccesso di Sophia, la missione europea nata nel 2015 per combattere i trafficanti di uomini, ma servita soltanto a trasferire in Italia 45mila migranti.

Un precedente sufficiente a sollevare i “niet” di Ungheria ed Austria, contrarie a qualsiasi nuovo afflusso in Europa, e di un Italia, poco disposta, almeno nella persona del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a resuscitare le intese sul trasferimento dei migranti nei propri porti sottoscritte a suo tempo dal governo Renzi. Per aggirare il problema i ministri europei si sono accordati su una missione che, stando a quanto spiegato da Borrell, opererà esclusivamente davanti alle coste orientali della Libia e “verrà ritirata dall’area interessata” non appena si trasformerà in “fattore d’attrazione” favorendo la partenza di migranti. Già queste due condizioni rendono surreale la modalità operativa della nuova missione. Per garantire l’approdo dei carichi di armi basterà, infatti, organizzare la partenza di qualche barcone di disperati e far così arretrare la flotta europea.

Ancor più penalizzante è il proposito di limitare il controllo alle coste orientali della Libia. In questo modo s’intercetteranno soltanto i carichi di armi diretti a Khalifa Haftar visto che il generale controlla tutte le coste da Sirte al confine con l’Egitto. Le navi turche, abituate a scaricar missili, droni e munizioni nel porto di Tripoli resteranno libere, invece, di continuare i loro traffici. Anche il generale Haftar potrà comunque dormir sonni tranquilli. La missione, nonostante il supporto aereo e la sorveglianza satellitare, ben difficilmente riuscirà ad intercettare – e tanto meno bloccare - le armi fatte transitare lungo i 1200 chilometri di frontiera terrestre con Egitto.

Un problemino che Borrell e i ministri degli esteri europei riconoscono di non aver chiarito, e che non prevedono, per loro stessa ammissione, di risolvere prima del prossimo appuntamento previsto a marzo. In questo balbettio progettuale non è chiaro neppure dove verranno sbarcati gli eventuali migranti che le navi europee saranno comunque tenute a salvare in base al diritto marittimo.

“Chiediamo nuove regole” – ha ripetuto Di Maio facendo capire che l’Italia non ha nessuna intenzione di accollarseli tutti. Ma mancando altri porti disponibili nei dintorni c’è da chiedersi cosa succederà se, ad esempio, una nave tedesca imbarcherà un numero di migranti sufficiente a compromettere la sua capacità operativa. Anche perché difficilmente si potrà attendere che li traghetti in un porto tedesco per tornare operativa dopo una settimana o più. Un altro dettaglio, non irrilevante, riguarda le eventuali operazioni contro le navi turche impegnate nel traffico.

Le nazioni europee appartenenti alla Nato saranno pronte ad agire con decisione e, se necessario, usare la forza contro l’“alleato” turco? Un’incognita a cui gli ufficiali al comando della missione dovranno dar soluzione in pochi minuti senza attendere la successiva riunione dei ministri europei. Un’incognita che fa capire come i problemi dell’operazione Sophia - mai utilizzata veramente per bloccare i traffici di uomini e armi siano destinarti a ripresentarsi. E a rendere quasi inevitabile un nuovo, quanto consueto, fallimento europeo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook