09:22 30 Marzo 2020
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Il Ministero russo della Difesa ha annunciato un ampliamento delle capacità di combattimento del sistema di difesa missilistica della città di Mosca. Questo avrebbe potuto essere un annuncio di routine, ma c’è un “ma”.

Proprio grazie a questo sistema difensivo la rivista statunitense The National Interest ha definito “eccellente” la difesa della città di Mosca.

“La città più protetta al mondo non è Washington D.C., ma Mosca. La capitale russa è l’unica città al mondo ad essere protetta da missili equipaggiati con testate nucleari”, scrive la rivista.

Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Come veniva difesa la capitale in epoca sovietica?

In URSS si cominciò a lavorare al sistema di difesa missilistica della città di Mosca alla fine degli anni ’50. Nel 1961, il sistema sperimentale antimissile "A" intercettò e distrusse per la prima volta in volo un missile balistico. Si avviò dunque la creazione di un sistema di difesa antimissilistica in scala reale A-35 "Aldan"(classificazione NATO ABM-1 Galosh). Dieci anni dopo, il complesso sistema fu inserito tra gli armamenti in servizio. I progressi non si fermarono qui: infatti, i missili balistici della prima generazione furono sostituiti da missili balistici con testate multiple indipendenti per migliorare la difesa missilistica.

Dopo molti anni lavoro, mediante decreto presidenziale del 1996 su inserito negli armamenti in servizio il sistema di difesa antimissilistica della città di Mosca e del Distretto industriale centrale che fu denominato A-135 "Amur" (secondo la classificazione NATO - ABM-3 Gorgon). Al momento invece stando ai comunicati resi noti dal Ministero russo della Difesa “si stanno svolgendo con esito positivo i lavori sui missili antibalistici, il passaggio a una componentistica elettronica più moderna e l’implementazione di sistemi di calcolo specialistici altamente performanti”.

In cosa consiste il sistema di difesa antimissilistica?

  1. Gli "occhi" del sistema sono il radar multiruolo Don-2N (secondo la classificazione NATO, Pill Box) che è dislocata nella regione di Mosca. I lavori su questo impianto furono avviati nel 1979 e durarono 7 anni. Per la sua costruzione furono utilizzate più di 30.000 tonnellate di metallo e 50.000 di calcestruzzo, furono posati circa 20.000 chilometri di cavi. Le antenne dell’impianto, situate sui 4 lati dell'edificio che ha la forma di una enorme piramide tronca, garantiscono una visuale a 360°. L’impianto è dotato di un sistema automatico di sostituzione dei moduli radar per la manutenzione e la riparazione. Si tratta di una struttura radar davvero unica in grado di "vedere" anche oggetti di piccole dimensioni (a partire da 5 cm di diametro) ad una distanza fino a 2000 km. Nonostante l'importanza strategica della struttura a volte è stato permesso anche a blogger di accedervi.
  2. Il "cervello" del sistema di difesa missilistica è rappresentato dal centro di comando e controllo 5K80 dotato del supercomputer "Elbrus-2". È dislocato a 100 km dalla stazione radar Pill Box ed è collegato ad essa mediante un sistema per la trasmissione dati. Tra gli anni 2000 e 2010 ha subito un aggiornamento. Durante un combattimento missilistico è proprio il centro di comando che controlla completamente in modalità automatica l’intero sistema di difesa.
  3. Unità d'urto: missili di intercettazione a corto e lungo raggio. Alla fine degli anni '90 vi erano 2 piattaforme di lancio in grado di ospitare ciascuna 8 missili a lungo raggio 51T6 e 5 piattaforme per missili antibalistici a corto raggio 53T6 (68 missili: 2 piattaforme di lancio da 16 missili ciascuna e 3 piattaforme da 12 ciascuna). All’inizio degli anni 2000 furono ritirati dagli armamenti in servizio i missili di lungo raggio, ma di questo parleremo poi.
  4. Un'altra componente importante sono le postazioni tecniche per la preparazione dei missili antibalistici. In questi luoghi i missili provenienti dagli stabilimenti di produzione vengono preparati per il caricamento all’interno delle piattaforme di lancio in cui rimangono anche per diversi anni in stato di allerta. Anche le postazioni tecniche sono talvolta sottoposte a manutenzione in quanto sarebbe troppo complicato o persino impossibile manutenere i missili già inseriti nelle piattaforme di lancio.

Se vi fossero missili diretti verso la Russia... 

Quando in qualsiasi parte del mondo viene lanciato un missile, entrano in funzione i satelliti artificiali russi nell’ambito del sistema di allerta precoce antibalistica. I satelliti rilevano la combustione verificatasi in sede di lancio del missile e ne determinano la traiettoria. Qualora i missili siano diretti verso la Russia, nell’arco di qualche minuto vengono rilevati dai radar, come il radar Voronezh. Il radar determina il grado di pericolosità dei missili per il territorio da difendere e effettuano una previsione della sua traiettoria.

Se permane il medesimo grado di pericolosità, vengono trasmesse le informazioni relativa all’eventuale attacco missilistico alle Forze armate della Federazione Russa e al centro di comando del sistema di difesa antimissilistica.

La battaglia è fugace e chi si ferma è perduto

Il sistema di difesa antimissilistica della città di Mosca, con il suo potente radar Pill Box, inizia a tracciare gli obiettivi in avvicinamento non appena questi appaiono sopra l'orizzonte radio. Viene determinata con maggiore precisione la loro traiettoria di volo e si decide se attaccarli o meno.

Il radar identifica tutte le componenti di questi complessi obiettivi balistici, tenta di determinare le testate presenti sul missile in avvicinamento e di distinguerle dalle altre componenti balistiche.

Poi entra in funzione il centro di comando del sistema di difesa missilistico. Il combattimento antimissilistico è di breve durata e dopo i dovuti calcoli i missili antibalistici cominciano in modalità automatica a distruggere tutti gli obiettivi alla loro portata. Qualora i missili nemici si avvicinino a grande velocità a siti strategici, attendere gli ordini di contrattacco da parte dei dirigenti militari è un suicidio anche se l’intero processo richiede solamente qualche minuto.
Due livelli di difesa missilistica

Si presume che i primi ad attivarsi in fase di combattimento siano i missili antibalistici a lungo raggio 51T6 equipaggiati con testate nucleari. Il loro compito è distruggere obiettivi nello spazio extra-atmosferico a una distanza compresa tra 300 e 500 km dai luoghi di dislocamento del sistema di difesa missilistico.

Un missile antibalistico dovrebbe riuscire a eliminare tutte le componenti del missile avversario, ma questo è vero solamente nella teoria. Nella pratica, infatti, gli elementi più protetti di un obiettivo, come le testate, potrebbero rimanere illese.

Il radar Pill Box rileva le modifiche occorse presso un obiettivo balistico complesso in esito all’attacco di missili antibalistici di lungo raggio. Inoltre determina se siano rimasti o meno obiettivi destinati al sistema di difesa a corto raggio. Qualora obiettivi di questa tipologia continuino a muoversi sulla traiettoria precedente, vengono presi in carico dai missili a corto raggio 53T6. Questi distruggono obiettivi a distanza compresa tra 20 e 100 km dalle piattaforme di lancio e a quote di 30-40 km. Tali missili sono altresì equipaggiati con testate nucleari. Negli anni ’80, quando questo sistema di difesa era in fase di produzione, solamente un’esplosione nucleare era in grado di assicurare la distruzione completa delle unità di combattimento presenti sul missile in avvicinamento. Negli anni 2010 si riprese la produzione dei 53T6 grazie all’utilizzo di sola componentistica russa e all’introduzione di alcune modifiche. Il nuovo missile, il 53T6M, è già inserito negli armamenti in servizio nell’ambito del programma di ammodernamento del sistema ABM-3 Gorgon. Sebbene non si disponga di dati precisi in tal senso, si ritiene che i missili che hanno subito l’aggiornamento registrino un grado di precisione maggiore. Infatti, stando alle stime degli esperti, il 53T6 e la sua versione aggiornata possono raggiungere i 3 km/s e anche più.

La sostituzione delle importazioni per la difesa della città di Mosca

In base ai dati raccolti dal radar Pill Box il centro di comando effettua il puntamento del missile correggendone la traiettoria ad ogni frazione di secondo. Infatti, la velocità di avvicinamento del missile all’obiettivo è prossima a quella della luce: infatti, arriva a 7-8 km/s o più. A queste velocità un ritardo nel puntamento di anche un centesimo di secondo può creare un disallineamento di decine di metri.

Va detto che i missili a lungo raggio furono ritirati dagli armamenti in servizio nel 2004 per la preparazione del programma di ammodernamento del sistema di difesa. Ciò fu dovuto essenzialmente alla necessità di garantire una totale sostituzione delle importazioni in un settore così sensibile e fondamentale. Infatti, all’interno di questi missili era utilizzata componentistica provenienti da Paesi della CSI e soprattutto dall’Ucraina. Inoltre, era scaduta la garanzia dei missili. Sarebbe stato possibile prolungarla, ma evidentemente si decise di ridurre il loro utilizzo.
Sarà ancora più facile distruggere un obiettivo

Si ritiene che il sistema di difesa missilistica A-235 attualmente in fase di sviluppo, il quale sostituirà il suo predecessore, sarà nuovamente un sistema su due livelli. Inoltre, è probabile che il sistema riuscirà a intercettare anche missili non nucleari. Probabilmente si intendeva proprio questo quando si parlava di “missili promettenti” nell’annuncio del Ministero russo della Difesa.

Tuttavia, a causa della segretezza del progetto al momento non sono disponibili informazioni. In futuro, i missili potranno essere dotati di un intercettore cinetico non nucleare, ossia un piccolo dispositivo in grado di distruggere il bersaglio grazie all'energia cinetica a diretto contatto con esso. Sarà anche possibile utilizzare testate a frammentazione diretta. Ma non vi sono ancora dati univoci a supporto di queste affermazioni. La difesa della città di Mosca dipende ancora interamente dalle testate nucleari. 

Anche senza intercettazione a lungo raggio, che sarà comunque sicuramente presente nel futuro sistema di difesa missilistica, il sistema ABM-3 Gorgon è in grado di distruggere qualsiasi classe di unità da combattimento e di svolgere il suo compito principale.

La Russia riuscirà a rispondere con una triade nucleare

Il sistema ABM-3 Gorgon è unico nel suo genere. Chiaramente Israele, gli USA, la Cina e l’India stanno effettuando test con esito positivo e creano talvolta sistemi antibalistici ben performanti, ma al momento l’ABM-3 Gorgon russo è l’unico sistema terrestre in servizio ad essere in grado di respingere gli attacchi di missili intercontinentali. Tuttavia, non è nemmeno possibile considerarlo un armamento infallibile. È stato creato per garantire la sicurezza della capitale da un attacco missilistico contenuto proveniente da qualsiasi direzione. La parola chiave è “contenuto”: infatti, se l’attacco fosse di portata maggiore, non basterebbero né le capacità di calcolo né le buone prestazioni dei missili. Si ritiene che il sistema sia in grado di distruggere circa una decina di obiettivi balistico complessi. Un moderno missile intercontinentale è in grado di dirigere verso l’obiettivo diverse unità di combattimento ognuna con la propria traiettoria. Ciascuna di queste unità verrà identificata dal sistema di difesa come un obiettivo a se stante. Si può ipotizzare che il centro di comando del sistema di difesa sarà uno degli obiettivi principali del primo attacco. Comunque vada, il compito principale del sistema sarà assolto: infatti, il sistema deve garantire ai dirigenti russi del tempo di reazione, necessario a decidere circa l’eventuale contrattacco mediante la triade nucleare (ossia, missili balistici, bombardieri pesanti e sottomarini lanciamissili).

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Difesa, Russia
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