00:10 07 Aprile 2020
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L’allora presidente colombiano Juan Manuel Santos ottenne il Nobel per la pace per aver promosso e ottenuto la firma di un trattato di pace che poneva fine alla cinquantennale guerra civile innescata dalla Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC).

L’accordo fu firmato all’ Avana e celebrato poi nel novembre del 2016 a Bogotá. Santos era vicino alla scadenza del suo secondo mandato e, secondo Costituzione, non poteva essere rieletto.

Il suo successore Ivan Duque, entrato in carica nell’agosto 2018, fece una campagna elettorale promettendo di smantellare quell’accordo di pace. Come è noto, una gran parte dei colombiani che aveva pagato gli anni di guerra civile con il sangue dei familiari e con enormi perdite di beni non era affatto contenta delle condizioni previste dall’intesa, oggettivamente generose verso gli ex guerriglieri, tanto è vero che una prima versione del patto sottoposto a referendum popolare fu bocciata dai votanti.

La politica del nuovo Presidente

Nonostante le intenzioni di Duque, una sentenza della Corte Costituzionale gli impedì di cancellare il trattato sottoscritto dallo Stato e gli impose di applicarlo. La strada scelta dal nuovo presidente fu, allora, quella di fare il possibile per svuotarlo dall’interno, nonostante che gli piovessero addosso critiche da organizzazioni internazionali e da associazioni per i diritti umani.

Nell’intesa erano previsti alcuni punti fondamentali tra cui:

- senza essere sottoposti a processo, reintegrazione nella società per tutti i guerriglieri che avessero abbandonato la lotta, consegnato le armi e non fossero già sotto accusa per crimini gravi;

- la trasformazione delle FARC in un partito politico con la garanzia di ottenere un certo numero di posti in Parlamento; una riforma rurale con assegnazione di terre demaniali ai contadini;

- l’incoraggiamento a sostituire le coltivazioni di coca con colture lecite; abbandono di ogni forma di narcotraffico da parte degli ex guerriglieri; creazione di un organismo per la verifica e l’implementazione dell’accordo stesso.

Le azioni di Duque hanno puntato a tagliare in maniera via via maggiore i fondi statali destinati alla realizzazione degli obiettivi prefissati e il primo passo è stato quello di ridurre il budget destinato a finanziare la sostituzione delle coltivazioni illegali.

Nello stesso tempo ha deciso di diminuire del 30% il fondo destinato alla “Giurisdizione Speciale per la Pace” (un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU l’ha poi obbligato a rifinanziarlo come previsto). Inoltre, ha ristretto di circa il 50% i fondi destinati alla “Commissione per la Verità”.

Per continuare la lotta contro le coltivazioni di coca ha fatto ricominciare le fumigazioni dei campi, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel prodotto usato avesse identificato il glifosato, comunemente ritenuto cancerogeno.

Le conseguenze negative

Purtroppo, la mancata implementazione dell’accordo sottoscritto a suo tempo porta con sé altri numerosi fattori negativi. In primis la frustrazione di tutti i possibili investitori nazionali ed esteri che avevano visto nella raggiunta pace la possibilità di utilizzare le risorse che il Paese offre al fine di consentire la ri-partenza dell’economia e aumentare il benessere generale della popolazione.

Il problema non si è limitato agli aspetti strettamente economici perché anche il sangue ha ricominciato a scorrere. Dal novembre 2016 al dicembre 2019 sono stati uccisi 486 attivisti sociali e tra loro, secondo la missione di verifica dell’ONU, 158 erano ex guerriglieri, probabilmente uccisi per vendetta. Nei 52 anni di conflitto circa 200.000 persone erano state assassinate in Colombia e 8 milioni quelli costretti a lasciare le loro abitazioni o a soffrire altri tipi di abusi.

In un clima di incertezza, come oggi si è tornati a respirare in Colombia, non sono pochi gli ex guerriglieri che hanno annunciato la volontà di tornare alla lotta armata. Non va dimenticato che non tutti avevano deposto le armi e alcuni di loro si erano uniti a gruppi di pura delinquenza o all’altro gruppo politico: le ELN. È questa una organizzazione di stampo marxista-religioso che alcuni giudicano ancora più violento e spregiudicato delle FARC.

Sia a causa della delinquenza o della rinata violenza politica sono ancora tanti, a tutt’oggi, i semplici cittadini che non possono tornare a coltivare le loro terre, a fare commerci o, comunque, a sottrarsi alle soperchierie dei gruppi armati. E pensare che la Colombia è un Paese meraviglioso, ricco di una enorme varietà di flora, fauna e di materie prime… E con paesaggi variegati e mozzafiato che si estendono tra i tropici e l’equatore, dal Pacifico al l’Atlantico e vanno dallo zero agli oltre tremila metri di altitudine…

L’obiettivo dichiarato da Duque è quello di eliminare fisicamente ogni forma di guerriglia e riportare tutto il Paese sotto il controllo della legge e dello Stato. Di fatto, è lo stesso proposito che aveva Santos, ma i loro metodi sono esattamente l’opposto. L’uno aveva cercato una composizione politica cui, invece, il nuovo Presidente (in sintonia col sentimento di gran parte dei colombiani vittime dei terroristi) non ha mai creduto. Chi dei due abbia scelto la strada più proficua è ancora presto per saperlo.

Nel frattempo la Colombia, a parte le zone protette di alcune grandi città, continua restare un Paese ancora insicuro e il divario tra i più ricchi ed i più poveri non si attenua, anzi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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