23:20 19 Febbraio 2020
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Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (33)
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Il motivo dell'umiliazione a cui la Polonia è stata di recente sottoposta in Israele è stato un cittadino russo.

Si tratta di Moshe Kantor, fondatore della World Holocaust Forum Foundation, che insieme all’Ente nazionale per la memoria Yad Vashem, organizza le celebrazioni in Israele. Queste stanno diventando così “l’evento privato di un oligarca russo”.

Sono lieta di riscontrare un fenomeno interessante nella stampa polacca: i miei colleghi stanno infatti cercando di riportare la realtà in linea con i loro punti di vista.

La più recente manifestazione in tal senso è stata la disputa sulla presenza del presidente Andrzej Duda in Israele in occasione dei festeggiamenti per l'anniversario della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau, organizzati dall’Ente nazionale israeliano per la memoria Yad Vashem. Il presidente polacco si è offeso perché non gli è stato permesso di pronunciare un discorso, mentre a Vladimir Putin (che tragedia!) sì.

Ma il risentimento contro gli ebrei e soprattutto contro l'organizzazione israeliana che lavora per preservare la memoria delle vittime dell'Olocausto non rientra nel paradigma della destra polacca (in particolare, i partiti Diritto e Giustizia, o PiS - Prawo i Sprawiedliwość, e Piattaforma Civica Platforma Obywatelska) in quanto l'antisemitismo è considerato un peccato imperdonabile per le persone civili.

Pertanto, è necessario trovare qualcuno su cui addossare la responsabilità della situazione. E come sempre, il Cremlino viene in soccorso.

"L’evento privato di un oligarca russo"

Si scopre che il motivo dell'umiliazione che la Polonia ha subito in Israele è un cittadino russo. Si tratta di Moshe Kantor, fondatore della World Holocaust Forum Foundation, che insieme allo Yad Vashem organizza queste celebrazioni in Israele. Queste diventano così “l’evento privato di un oligarca russo”. Dopotutto Kantor è un “oligarca legato al Cremlino” e persino un “amico di Putin”. In altre parole, la responsabilità per il silenzio imposto al presidente polacco verrebbe imputata al presidente russo. Secondo i giornalisti d’opposizione questo sarebbe anche il risultato dell’inefficienza della diplomazia polacca. Ma Israele non ha nulla a che fare con tutto questo.

Lo ammetto in tutta onestà, conosco Moshe Kantor

Ho partecipato a diversi eventi da lui organizzati, che erano tutti dedicati al tema dell'antisemitismo in ottica storica o contemporanea. Ero all'Università di Tel Aviv quando, insieme alla professoressa Dina Porat, ha presentato la relazione "Antisemitismo nel mondo" nata dalla collaborazione tra l’ateneo e il Centro di Kantor per gli studi ebraici contemporanei.

Ho partecipato alla cerimonia tenutasi a Bucarest durante la quale è stato insignito della Gran Croce dell'Ordine al Merito dello Stato rumeno per il suo contributo alla Commissione Wiesel. La relazione della Commissione del 2004 è stata la prima vera e propria ammissione della cooperazione della Romania con Hitler e della sua partecipazione all'Olocausto. Ero a Praga e a Terezín per le celebrazioni del 70° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz alle quali hanno partecipato il primo ministro ceco e i presidenti di entrambe le camere del Parlamento ceco. Ho presenziato altresì a un forum dedicato alla rinascita dell'antisemitismo e di altre manifestazioni dell'estremismo di destra nel mondo moderno. In altre parole: è vero che Kantor è un uomo d'affari russo; è vero anche che è degli uomini più ricchi di Russia e non ho motivo di dubitare dei suoi buoni rapporti con il Cremlino, ma nel suo impegno pubblico si distingue per essere un fautore dell’ebraismo.

Si può discutere di come Israele e la diaspora ebraica utilizzino le accuse di antisemitismo per reprimere qualsiasi critica alla politica israeliana, soprattutto nei confronti dei palestinesi. Si può discutere se sia davvero antisemitismo quello che i circoli ebraici e Kantor stesso, in veste di loro insigne rappresentante, definiscono con questo termine oppure se si tratta di rivendicazioni essenzialmente ed eticamente giustificate nei confronti di Israele?

Ma indipendentemente dal modo in cui intendiamo l’utilizzo che dell’Olocausto si fa in qualità di strumento del dibattito politico, è difficile negare agli ebrei il diritto di dire la verità sulla storia della Seconda guerra mondiale e, in relazione ad essa, anche sui polacchi.

Naturalmente, è anche motivo di orgoglio che il presidente Duda ricordi che "i polacchi hanno piantato il maggior numero di alberi nel giardino di Yad Vashem". È vero anche però che la Polonia è stato uno dei pochissimi Paesi occupati da Hitler dove vigeva la pena di morte per chi aiutava gli ebrei (anche se non l'unico: norme simili erano in vigore anche in Serbia e in alcuni territori dell'Ucraina). Altrettanto vero è che non tutti i polacchi hanno salvato eroicamente gli ebrei.

"Pedagogia della vergogna"

Vere testimonianze del rapporto dei polacchi con gli ebrei sono sia i 7.000 polacchi che sono stati insigniti del titolo “Giusti tra le nazioni” sia i 200.000 ebrei dei territori polacchi occupati morti direttamente o meno per mano dei polacchi stessi.

La prof.ssa Barbara Engelking e il prof. Jan Grabowski, curatori della pubblicazione "Dalej jest noc" (tradotto in italiano, Poi viene la notte), messa a punto dal Centro di ricerca sullo sterminio degli ebrei:

"Due su tre degli ebrei che cercavano la salvezza sono morti, il più delle volte grazie all'aiuto dei loro vicini, i cristiani. (...) Le testimonianze storiche raccolte nel libro non lasciano dubbi in merito: gruppi nutriti di polacchi, ancora oggi identificabili, hanno partecipato ad azioni volte allo sterminio degli ebrei. Inoltre, tra il 1942 e il 1945 sono stati direttamente responsabili della morte di migliaia di ebrei che cercavano la salvezza dalla parte ariana".

Alina Cała, autrice del libro "Jew. the Eternal Enemy?", elenca 67 pogrom avvenuti tra giugno e luglio 1941 nella Polonia orientale, nei territori che i tedeschi occuparono dopo la dipartita dei russi. Nessuno storico serio ha dubbi sul fatto che la Polonia tra le due guerre fosse un paese in cui l'antisemitismo era una politica perseguita dallo Stato stesso.

Quindi, se il Presidente polacco parla di "presunto antisemitismo polacco" in Israele, non sorprende che lo Stato ebraico non voglia ascoltarlo soprattutto nel Giorno della Memoria dell'Olocausto.

Tutta la politica storica del partito Diritto e Giustizia (uno dei pilastri dell'identità politica del partito) è incentrata sulla lotta contro quella che il presidente Kaczyński (Jarosław Kaczyński) chiama la "pedagogia della vergogna". Manifestazione di tale specifica filosofia è stata la stupida legge approvata su pressioni americane volta a punire con la reclusione chi tentasse di “addossare sul popolo polacco la responsabilità di crimini di matrice nazista perpetrati di fatto dal Terzo Reich”.

Il fatto che il presidente polacco non sia stato invitato a parlare allo Yad Vashem non è colpa né di Moshe Kantor né di Vladimir Putin né della diplomazia polacca la quale, secondo l’opposizione, avrebbe potuto non è riuscita a riservare un posto per Duda fra i relatori. La colpa è da attribuirsi al presidente stesso e al partito politico di cui si fa portavoce. Quest’ultimo, infatti, riconosce di essere contrario a chiunque dica la verità sulle posizioni assunte dai polacchi nei confronti dell’Olocausto.

In Israele nulla di tutto questo accadrà.

di Agnieszka Wołk-Łaniewska

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (33)

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Seconda Guerra Mondiale, olocausto, Olocausto, auschwitz, Polonia
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