13:30 03 Luglio 2020
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Dopo cinquant'anni di regno, l'Oman piange il suo sultano Qaboos. Non lascia eredi, ma un paese che sotto di lui è cresciuto, si è arricchito ed aperto al mondo, fino a diventare un tassello fondamentale del difficile mosaico mediorientale. Che cosa c'è da aspettarsi

Affermare nell’Italia post-fascista che un dittatore non è sempre o necessariamente un tiranno sanguinario può suonare come una bestemmia, ma il caso del Sultano dell’Oman, Qaboos bin Said, dimostra che anche un regime dittatoriale può, a volte, essere benefico per il proprio popolo.

Questo despota illuminato, morto lo scorso 10 gennaio a 78 anni, salì al potere in modo non ortodosso ben cinquanta anni fa, nel 1970, e trovò un Paese arretrato sotto tutti i punti di vista e socialmente diviso al suo interno. Aveva studiato in Gran Bretagna presso scuole prestigiose, tra cui la famosa Reale Accademia Militare di Sandhurst, e i contatti e le amicizie costruite durante la sua permanenza in Inghilterra lo convinsero a tornare nel Paese d’origine organizzando un colpo di stato contro l’anziano padre.

Con l’aiuto degli inglesi, non fu difficile estromettere il vecchio Sultano senza dover ricorrere alla violenza ma, poco dopo, il tentativo di ribellione di una tribù del sud nella regione del Dhofar (era il tempo della guerra fredda e si dice fosse stata istigato dall’Unione Sovietica) richiese un intervento diretto delle truppe britanniche, giordane e iraniane e la sommossa fu soffocata nel sangue. Fu l’ultima e l’unica volta che Qaboos fece ricorso alle armi contro la sua stessa popolazione.

L'ascesa dell'Oman grazie al sultano Qaboos

Appena giunto al potere si adoperò per modernizzare strutture pubbliche e abitudini sociali, cercando, tuttavia, di non stravolgere totalmente le vecchie tradizioni. Come confermato da diplomatici stranieri che lo conobbero, credeva nell’irreversibile ma necessaria evoluzione dello Stato, purché lenta e condivisa. Per superare le contrapposizioni tribali, coinvolse i capi locali nel governo centrale e concordò sempre con loro le riforme da farsi localmente.

Muscat, Città vecchia. Oman
© CC0
Muscat, Città vecchia. Oman

La sua personale autorevolezza e un certo carisma, nonostante un atteggiamento apparentemente timido e riservato, gli consentirono di ottenere il consenso necessario per procedere a tutte le trasformazioni che riteneva necessarie.

Negli anni settanta l’Oman era ancora uno dei più arretrati Stati del Medio Oriente: l’analfabetismo era dominante e l’economia basata solamente sugli introiti della vendita di gas e petrolio.

Il turismo, oggi in costante crescita, non esisteva e il locale artigianato si limitava a pochi prodotti destinati al mercato interno. Le prime realizzazioni riguardarono la costruzione di strade, di ospedali, di porti, di stabilimenti industriali, di moderni sistemi di comunicazione e, infine, di un gran numero di scuole disseminate in tutto il Paese. Per la prima volta, l’istruzione fu consentita anche alle donne, cui furono pure concessi diritti familiari fino ad allora negati.

Oggi, alla morte di questo Sultano illuminato l’alfabetizzazione è diffusa in più del 90% degli omaniti, esistono cinque porti in grado di ricevere navi da tutto il mondo e ben dieci aeroporti. Nonostante la stragrande maggioranza professi la religione musulmana di scuola Ibadita, sono presenti e tollerati nel Paese un 6% di cristiani e un 5% di induisti. L’aspettativa di vita è tra le più alte nell’area, raggiungendo i 78 anni per le donne e 74 per gli uomini.

Nel 1996 Qaboos promulgò una Costituzione che diede vita a una specie di Parlamento consultivo e alla formazione di un Governo nel quale il Sultano veniva riconosciuto come simbolo unitario di tutto lo Stato.

© Sputnik . Aleksandr Makarov
1994, Il sultano Qaboos accoglie a Nizwa l'allora primo ministro russo Viktor Chernomyrdin

Una politica estera lungimirante

Di là dagli indubbi successi in politica interna realizzati grazie alle rendite petrolifere ben impiegate ed equamente suddivise, il capolavoro di Qaboos è stata la sua politica estera. Da sempre legato alla Gran Bretagna, ha creato e mantenuto buoni rapporti con tutti i paesi vicini ivi compreso l’Iran, con la Cina, con gli Stati Uniti e con l’Unione Sovietica (e oggi con la Russia).

La sua capacità diplomatica è stata tale da consentirgli di aderire contemporaneamente al Concilio di Cooperazione del Golfo guidato dai sauditi e di tenere ottime relazioni con Teheran. Contemporaneamente, l’Oman è membro di tutte le maggiori organizzazioni internazionali, dalla FAO al WTO, dall’Unesco all’Unido, dall’Interpol alla Lega Araba, dal Movimento dei non-allineati all’Organizzazione della Cooperazione Islamica.

Proprio grazie alla capacità di mantenersi neutrale ma amico di tutti, l’Oman ha potuto diventare il luogo di mediazione e di incontro tra Paesi ferocemente in conflitto tra loro. È stato a Muscat che si sono tenuti i primi incontri segreti tra americani ed iraniani che hanno portato poi all’accordo sul nucleare ed è sempre in quella capitale che avvengono colloqui informali tra gli houthi dello Yemen e i sauditi.

Durante le primavere arabe del 2011 anche l’Oman fu toccato dalle proteste giovanili (50% della popolazione è sotto i 25 anni e in larga parte disoccupato) ma, grazie all’alto prezzo del petrolio di quegli anni, il Sultano riuscì a tacitare i disordini aprendo all’assunzione negli uffici pubblici di più di 50.000 nuovi impieghi, alzò il salario minimo e stabilì aiuti economici per le più povere 80.000 famiglie. Rese anche più semplice l’accesso alle università e favorì le assunzioni di personale locale nel settore privato.

Tre ragazze dell'Oman, partecipanti al Festival della Gioventù a Sochi
© Sputnik . Evgenya Novozhenina
Tre ragazze dell'Oman, partecipanti al Festival della Gioventù a Sochi

Già all’inizio degli anni 2000 aveva lanciato il progetto di diversificare l’economia dal gas e dal petrolio e, anticipando quello saudita, lo chiamò “Visione 2020”. Purtroppo, il 2020 è arrivato portando con sé anche una generalizzata riduzione dei prezzi del petrolio e la diversificazione desiderata è ancora ben lungi dal realizzarsi.

L’industria petrolifera continua a rappresentare il 70% delle entrate governative e il progetto è stato rinominato “Visione 2040”. Il calo delle entrate ha causato un deficit nel budget di più di 10 miliardi di dollari all’anno con un conseguente innalzamento del debito pubblico che è passato dal 5% nel 2014 al 50% nel 2018.

Nel marzo 2010 le agenzie di rating internazionale hanno classificato i bond omaniti come “spazzatura”. Nel tentativo di superare l’impasse economica è stata lanciata, per la prima volta, una tassa introducendo una IVA del 5%.

Che cosa lascia Qaboos ed a chi

La popolarità personale di Qaboos presso i suoi concittadini e a livello internazionale, la sua capacità di gestire buoni rapporti con Stati, pur acerrimi nemici tra loro, avrebbe potuto certamente contribuire al superamento di questi momenti particolarmente difficili ma la sua morte non rende certo le cose facili per il successore.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov ed il suo omologo omanita in un incontro a Doha nel 2016
© Sputnik . Eduard Pesov
Il ministro degli Esteri russo Lavrov ed il suo omologo omanita in un incontro a Doha nel 2016

Senza mai essersi sposato e senza figli, si temeva che la sua scomparsa avrebbe potuto creare una forte instabilità dovuta a una lotta di successione, ma il pericolo sembra sia stato evitato perché, a quanto risulta finora, tutto sta avvenendo pacificamente nella famiglia Al Said e tra le varie tribù. Il successore era stato indicato dallo stesso Qaboos in una lettera sigillata che è stata aperta dopo la sua morte.

Si tratta del cugino Haitham bin Tariq Al Said di 65 anni, già più volte ministro ed incaricato dallo stesso Sultano come suo rappresentante in diverse crisi internazionali. Anche lui, come lo scomparso, ha compiuto i suoi studi in Gran Bretagna (precisamente a Oxford) ma non ha la stessa formazione militare del cugino. Per questo aspetto potrà affidarsi ai suoi due fratelli, Asad e Shihab.

Il primo, il maggiore, ha studiato anch’egli a Sandhurst ed è stato comandante dell’esercito omanita, oltre che vice Primo Ministro dal 2017. Il secondo, già consigliere di Qaboos, è stato comandante della Marina militare.

La sfida che attende il nuovo Sultano è quella di riuscire a realizzare la diversificazione dell’economia omanita e a mantenere quell’immagine di stabilità, moderazione e mediazione che Qaboos ha saputo guadagnarsi nel mondo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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