23:04 19 Febbraio 2020
Opinioni
URL abbreviato
Di
434
Seguici su

Disuguaglianza e sostenibilità erano i due i temi dominanti al Forum Economico Mondiale di Davos. Ma il noto appuntamento annuale ha rischiato di mostrare piuttosto l'insostenibilità della concentrazione di ricchezze.

Secondo le parole dell'eccentrico Boris Johnson, il World Economic Forum di Davos, Svizzera, sarebbe nient'altro che “una costellazione di ego coinvolti in orge di adulazione”. Il premier britannico non ha partecipato all'edizione 2020 del Forum, ma è stato a Davos diverse volte da sindaco di Londra. E, in un certo senso, non si possa dire che abbia torto. I quasi tremila partecipanti del Forum, non è un segreto, sono tutti ricchi o ricchissimi, e Davos nel periodo del Forum viene chiamata “club dei miliardari”.

Nei giorni del Forum aumentano sensibilmente i voli nell’area limitrofa, fino a mille voli di più. Le macchine che passano per scaricare gli ospiti sono tutte nere e di grossa cilindrata. Non si vedono macchine elettriche, o almeno ibride o a gas: solo una campeggia lungo la Promenade, ma è esposta appositamente come segno di sostenibilità.

  • Un auto ecologico a Davos
    Un auto ecologico a Davos
    © Foto : Evgeny Utkin
  • Un auto ecologico a Davos
    Un auto ecologico con la scritta "quanta macchina ti serve per l'uso quotidiano?"
    © Foto : Evgeny Utkin
1 / 2
© Foto : Evgeny Utkin
Un auto ecologico a Davos

Donald Trump, senza sorpresa il più esagerato di tutti, è arrivato a Davos con due aerei di Stato, Boeing 747-200B, qualcuno vocifera per confondere gli attentatori. Il presidente dovrebbe sapere, comunque, che le macchine americane consumano in media, e inquinano, il doppio di quelle europee. Certamente per un capo di Stato vi sono delle ragioni per spostarsi con un aereo super attrezzato (e l’amministrazione ne ha ordinati due nuovi, per circa 4 miliardi di dollari), ma perché due? Uno dei velivoli persino non ha trovato spazio nell'aeroporto di Zurigo.

Ma torniamo al Forum. Oxfam ha pubblicato il suo nuovo report ‘Time to care – Aver cura di noi’ per evidenziare i fenomeni che mettono “a repentaglio i progressi nella lotta alla povertà” e che secondo loro minano “la coesione e la mobilità sociale” ed alimentano un “profondo senso di ingiustizia e insicurezza” tra le popolazioni più emarginate del pianeta. Il report concludeva quindi che la ricchezza sempre più si concentra nelle mani di pochi.

2,153 persone detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone. Se poi si guarda agli uomini più ricchi del mondo (22), essi posseggono quanto tutte le donne dell’Africa messe insieme. Osservando i partecipanti del Forum, si poteva ben immaginare come tra di loro ci fosse una buona parte di queste 2,153 persone, e così parlare di sostenibilità è apparso quasi fuori luogo.

E, se non tutti sono toccati dai temi dell'uguaglianza e della sostenibilità, forse sarà per lo meno interessante scoprire qualche dato sull’Italia. Sfogliando il report, si scopre che l'Italia si piazza al 34mo posto nel “Global Social Mobility Index”, ultima del G7, dietro anche Portogallo e Spagna. Per opportunità di lavoro l'Italia finisce al 63mo posto, e per la formazione sul lavoro al 74mo. Il punto sorprendente è che il Fondo sociale europeo (Fse) nel periodo 2014-2020 ha allocato per l’Italia più di 10 miliardi di euro per ridurre l’esclusione sociale, migliorare la condizione professionale dei lavoratori italiani e rilanciarli sul mercato. Ma questi fondi sono stati sottoutilizzati.

Al top della classifica del report ci sono Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda. Gli Stati Uniti sono al 27mo posto, la Russia, seppur migliore dei BRICS, è al 39mo posto.

Ma guardiamo ancora con più attenzione all’Italia. L'Italia, da ciò che risulta, è il paese del "Neet" (in russo questa sigla suona in maniera simile alla parola che significa "No"): l'acronimo sta per Neither in Employment nor in Education or Training (le persone non impegnate né nel lavoro, né nello studio né nella formazione). In Italia il 19,2% dei giovani compresi tra i 15 e i 24 anni sono considerati inattivi. E questo, insieme alla disoccupazione, porta l'Italia in basso alle classifiche mondiali, non solo quelle per crescita economica, ma anche quelle per la mobilità sociale.

«Le conseguenze sociali ed economiche della diseguaglianza sono profonde e di ampio raggio: un crescente senso di ingiustizia, precarietà, perdita percepita di identità e dignità, indebolimento del tessuto sociale, erosione della fiducia nelle istituzioni, disaffezione dai processi politici e scioglimento del contratto sociale. La risposta delle imprese e dei governi deve includere uno sforzo congiunto per creare nuovi percorsi di mobilità socioeconomica, garantendo a tutti giuste opportunità di successo», dice Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Wef.

L’aumento della mobilità sociale porterebbe anche un vantaggio economico: se i Paesi fossero capaci di migliorare il loro punteggio di mobilità sociale di 10 punti, il Pil aumenterebbe del 4,4% entro il 2030. Ma questo, in pratica, è molto difficile.

Traducendo il tutto in parole semplici, sembra quasi che lo sviluppo tecnologico e l'evoluzione del mondo portino solo alla concentrazione di capitali. Chi era povero statisticamente rimane povero, chi invece va a Davos, può permettersi di andarci anche l'anno dopo.

Questo sembra valere per tutti, ma non per il Premier Giuseppe Conte. L’anno scorso Conte ha fatto il suo debutto al Wef, e la sua presenza era prevista anche quest'anno, ma per improvvisi e urgenti impegni di governo ha dovuto rinunciare al suo discorso a Davos. Sono così rimasti al Wef il Presidente di Eni, Emma Marcegaglia, il Ceo di Generali Philippe Donnet, il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, il Ceo di Mediobanca Alberto Nagel, i presidenti di Saipem, Francesco Caio, di Geox, Mario Moretti Polegato, di Illy caffè, Andrea Illy, e di Ariston Thermo, Paolo Merloni.

Russian House al forum di Davos
© Foto : Evgeny Utkin
Russian House al forum di Davos

Sul Promenade di Davos erano poi concentrate le diverse cosiddette "case": Russian House, Caspian Week, Casa Polacca, Casa Ucraina, Casa Indiana e tante altre, inclusa addirittura una denominata Cannabis. Interessanti seminari sono stati tenuti al Caspian Week e alla Casa Russa, come ad esempio il Quantum Challenge for the Future (Russian House): in questo ambito gli scienziati hanno mostrato come siamo vicini alla nuova rivoluzione tecnologica. E si poteva avvistare Holger Torsten Schubart, il Ceo di Neutrino Energy Group, che cerca di generare energia dagli spettri di radiazioni cosmiche invisibili.

Ma cosa pensano di tutto questo i nomi di punta italiani? Il fondatore di Geox è tra coloro che hanno aderito al Fashion Pact (per arrestare il riscaldamento globale), e ha dichiarato: “Il mercato è abituato a vedere le aziende concentrate sul profitto. Ora ci rendiamo finalmente conto che l'attività economica deve essere responsabile”.

Messina di Intesa Sanpaolo, da parte sua, ha ribadito a Davos che “nell’ambito del green deal promosso dall’Ue metteremo a disposizione 50 miliardi di euro per finanziare la green economy delle aziende italiane”. Se ogni imprenditore uscisse dal Forum con idee di questo genere, ci sarebbe certamente ancora speranza nel progresso. E, quindi, nonostante le apparenze, possiamo ancora pensare che forum come Davos servano in fondo a noi tutti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook