19:44 30 Marzo 2020
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Chi sperava nella spallata al governo promessa da Matteo Salvini è rimasto deluso. Ma a far crollare l’esecutivo potrebbero pensarci quei grillini che dopo i devastanti risultati di Calabria ed Emilia puntano sull’addio a Conte e Zingaretti per sopravvivere. E Renzi potrebbe dare una mano.

E’ il paradosso a Cinque Stelle.

Matteo Salvini ha fallito, ma il crollo dei grillini - ridotti a partito residuale sia nell’Emilia Romagna dov’erano nati, sia nella Calabria dove nel 2018 avevano trionfato - rischia di rivelarsi il vero imprevisto capace di affondare l’esecutivo di Giuseppe Conte. Per capirlo basta un’occhiata ai numeri del Parlamento. In virtù degli irripetibili risultati del marzo 2018 - e nonostante le defezioni al gruppo misto - i 5 Stelle contano ancora su un gruppo da 210 componenti alla Camera e da 99 al Senato. Quei due gruppi rappresentano la struttura portante di un esecutivo a cui il Pd garantisce appena 88 voti alla Camera e 36 al Senato. Ora per quanto la Costituzione italiana preveda che i governi nascano nel Parlamento e non nelle urne è chiaro che Giuseppe Conte e il suo governo hanno una crescente difficoltà nel rivendicare una legittimità basata sul consenso democratico. Anche perché ora il premier, oltre a risultare un prescelto privo di qualsiasi rappresentanza popolare, è anche un rottame politico imposto da un movimento ormai politicamente inesistente.

Al di là di questo Giuseppe Conte dovrà guardarsi sia dal fuoco amico proveniente dall’interno dei 5 Stelle, sia da un Matteo Renzi ben consapevole che i patteggiamenti tra Pd e grillini rischino di strangolare lui e la neonata Italia Viva. Confinarsi in un esecutivo logorato dai patteggiamenti tra un Pd in crescita e un M5S in estinzione equivale per Renzi a soffocare nella culla. Per questo potrebbe essere il primo a rompere gli indugi facendo crollare Conte e Zingaretti prima che le loro convulsioni soffochino lui e il suo partito.

I contraccolpi più devastanti arriveranno però dal terremoto a 5 Stelle. La batosta elettorale calabro-emiliana inevitabilmente acuirà le divisioni del movimento trasformandolo in una sorta di componente tellurica capace di sbriciolare l’esecutivo. Chi, con la benedizione di Beppe Grillo e della Casaleggio Associati, si è trasformato nella ruota di scorta del Pd è ben consapevole che la parabola politica del Movimento è terminata.

I risultati dell’Emilia dove il movimento precipita sotto il 5% per cento indicano che lo zoccolo duro dei delusi di sinistra, fondamentale nel 2013 per garantire la nascita e il decollo del Movimento, si è dissolto.

Incoraggiati non tanto da Zingaretti quanto dalla concretezza del governatore emiliano Stefano Bonaccini e dalla comparsa del movimento alternativo delle Sardine gli elettori di sinistra sono semplicemente tornati alle origini. Sono risaliti, insomma, su un pullman rosso logoro e scassato, ma pur sempre più governabile e affidabile del carrozzone affidato alle manovre insondabili e impenetrabile del duo Grillo/Casaleggio Associati.

Ma dentro i 5 Stelle non tutti si rassegnano a morire complici del Pd. Nel Movimento scalpita e manovra la pattuglia che si riconosce oggi nel triumvirato formato da Luigi Di Maio, Alessandro di Battista e Gianluigi Paragone. Una pattuglia che non digerisce l’alleanza con il Pd e non ha alcuna intenzione di farsi inglobare da una sinistra pronta a strangolarla. Quest’agitata componente sa di non aver molto tempo davanti. Per mantenere il controllo e la residua fiducia degli elettori non può attendere la fine della legislatura. Per sopravvivere deve dimostrare ai residui sostenitori di aver mantenuto la purezza dei primordi e di esser pronta a continuare la lotta politica anche a costo di rinunciare ai privilegi. Per quella parte dei 5 Stelle rompere con il Pd e uscire dal governo rinunciando a poltrone ministeriali e seggi parlamentari è la condizione “sine qua non” per garantirsi un seppur limitato futuro politico.

Una consapevolezza già evidente nelle dimissioni di Lugi Di Maio che abbandonando alla vigilia del voto in Emilia ha fatto capire di esser pronto a rompere non solo con Grillo e Casaleggio, ma anche con Zingaretti. Una rottura destinata a prender forma durante gli Stati Generali del Movimento, evocati dallo stesso Di Maio, e a sancire, forse, l’inevitabile crollo dell’esecutivo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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