19:53 16 Luglio 2020
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Sapeva benissimo che l’amianto uccide.

Un certo Ludwig Hatschek, austriaco, brevettò nel 1901 un cemento rinforzato con fibre di amianto chiamando questo nuovo materiale ‘Eternit’, perché la particolare resistenza delle lastre e tubazioni che si potevano in questo modo realizzare facevano pensare al concetto di eternità. Eternità per le lastre e le tubature ma non certo per gli operai che ci avrebbero dovuto lavorare. Perché purtroppo, al tempo ancora non si sapeva, l’amianto, o asbesto, nome più corretto, è un minerale straordinario per l’edilizia ma bastardo per l’organismo umano. Bastardo tanto, bastardo dentro.

Quelle particolari fibre che tanto isolano dal calore e che tanto rafforzano i materiali, se respirate, diventano letali per l’uomo. Provocano una malattia malvagia chiamata asbestosi che può portare al mesotelioma pleurico, un cancro del polmone che ha una latenza dai 15 ai 45 anni ma che quando si manifesta lascia poche speranze. Ed è così che ne sono morti a migliaia in Italia. Perché il brevetto Eternit, acquistato dal Signor Alois Steinmann per quattro soldi nel 1903, divenne ben presto una produzione di massa alla Schweizerische Eternitwerke fondata dallo stesso Steinmann. Dopo poco la produzione arrivò in Italia, dove evidentemente la manodopera costava parecchio meno che in Svizzera e dove ci avremmo impiegato di più a notare che c’era qualcosa che non andasse in quegli anni di fatalità comunque elevate.

Ma negli anni ’60 era già tutto chiaro. Ricerche scientifiche nate dai sospetti legati alle troppe strane coincidenze avevano mostrato senza ombra di dubbio che vi fosse una correlazione diretta tra l’asbestosi, il mesotelioma e le polveri di amianto. La Eternit però, che a quel tempo era diretta da Stephan Schmidheiny, l’ultimo rampollo della famiglia che aveva comprato il brevetto a inizi secolo, continuò a produrre per altri vent’anni abbondanti. Non solo, quando lo stabilimento di Casale Monferrato venne chiuso per fallimento, tonnellate di amianto vennero lasciate incustodite a disperdere polveri sottili nell’ambiente a uccidere e uccidere. La bonifica venne fatta dallo Stato italiano, non da chi con quell’amianto si era arricchito. Perché sì, Stephan Schmidheiny con quell’amianto di soldi ne fece tanti. Nel 2008 il suo patrimonio veniva stimato superiore ai 2 miliardi di euro. Alle famiglie dei dipendenti morti per arricchirlo però non è mai arrivata una lira. E oggi, guarda un po’ è lui a lamentarsi.

Si fa preconfezionare un’autointervista da un giornale compiacente svizzero in lingua tedesca, poi per fortuna un giornale sempre svizzero ma per niente compiacente e in lingua italiana ce ne da notizia anche a noi e scopriamo che la vittima sarebbe lui. Lui che ha dato ordine di mentire agli operai sulla pericolosità dell’amianto, che ha corrotto scienziati, infiltrandone persino nelle agenzie ONU per depistare gli studi scientifici seri, che non ha fatto nulla per evitare la dispersione delle polveri nelle fabbriche abbandonate, che ha pilotato l’informazione attraverso media corrotti, come nel caso dell’ultima intervista, che ha fatto persino spiare i familiari delle vittime e i magistrati torinesi che indagavano, ebbene, proprio lui viene a spiegarci di essere vittima di una persecuzione giudiziaria. Ci dice che è stato talmente traumatizzato da sentire odio per gli italiani, che però ha pena per quelli onesti che vivono in questo Paese “fallito”, che lui è un povero perseguitato dallo Stato e magistratura italiana.

Magistratura che era arrivata persino a condannarlo dopo un primo grado e un appello andati a buon fine in cui erano state accertate, ripeto accertate, tutte le sue responsabilità. Solo che poi, come succede in Italia, in questo Stato ‘persecutore’, la Cassazione si era accorta della prescrizione e lo aveva prosciolto per decorrenza dei termini.

Ma paradosso dei paradossi, la volete sapere una cosa veramente tragicomica della storia di quest’uomo e che pochi conoscono? Schmidheiny nel 1992 venne nominato capo consulente per gli affari e l’industria presso la Segreteria Generale della Conferenza ONU. Quella nota come Conferenza di Rio, che si occupa di ambiente. Lui, protagonista di un disastro ambientale da migliaia di morti.

1992, quando tutti già sapevano cosa fa l’amianto. Quel materiale bastardo. Tanto bastardo. Bastardo dentro.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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