22:54 19 Febbraio 2020
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Oggi Fellini avrebbe compiuto 100 anni. Un’occasione per ricordare il Maestro. Ma perché Fellini è il regista più celebrato in Italia e all’estero? Cosa aveva di così straordinario?

Diciamo la verità – in molti con Fellini si riempiono la bocca ma al massimo hanno visto La Dolce Vita e magari neppure quello hanno capito bene o apprezzato sul serio. Fellini è come quelle bottiglie di spumante Brut Gran Cuvèe che subito dopo averle stappate fai finta di assaporare da intenditore ma in realtà ti stai chiedendo per quale accidenti di motivo costi così caro e perché hai speso tanti soldi per niente.

Sopratutto alle nuove generazioni è difficile spiegare in cosa consistano le bollicine e perché il prodotto sia straordinario. Il punto è che i film di Fellini andrebbero rivisti oggi ma con gli occhi di allora.

Immaginate di essere nel 1963. I film a quel tempo raccontavano tutti una storia – c’era un inizio, una trama, una fine. Spesso anche una morale. Ad un certo punto arriva 8 e ½. Un film che parla di un film. Non solo. E’ un film che non si riesce a girare perché il regista ha perso l’ispirazione. E intanto che cerca l’ispirazione gira il film stesso. Ma non è una finzione cinematografica, Fellini veramente aveva perso l’ispirazione e girava senza copione. Un’enorme impalcatura messa in piedi per costruire qualcosa che però lui stesso non sa più cosa ma vuole continuare a costruire lo stesso. E il film alla fine si gira da sé tra visioni oniriche e introversioni nelle quali però ognuno può riconoscersi. "E adesso che faccio?" Chi di noi non se l’è mai chiesto? Vado avanti, giro lo stesso. A che serve? Non si sa, ma bisogna girare lo stesso.

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© Sputnik . Boris Kaufman
Federico Fellini

Fellini ha quindi segnato un passaggio epocale di comunicazione – dal reale all’onirico, dall’indicativo al congiuntivo. Dopo di lui i registi hanno capito che si poteva osare di più. Raccontare cioè non solo storie ma anche sentimenti, stati d’animo, sogni.

E tutti noi abbiamo imparato che si possono anche scrivere titoli incomprensibili perché anche quello fa parte del nuovo linguaggio di comunicazione – il titolo non necessariamente deve introdurre e anticipare la storia o la non storia che si andrà a raccontare ma può essere anche solo una istantanea. Uno dei tanti fotogrammi del film o un punto di partenza. 8 e ½ si chiama così perché questa pellicola veniva dopo 6 film interamente diretti più 3 ‘mezzi’ film, come li chiamava lui, diretti insieme ad altri registi. 6 + 3 ½ = 7 ½, quindi questo era l’ottavo film e mezzo. Un film che non poteva avare un titolo vero perché era la storia di un incompiuto. Un non film che però diventa un film, identificato con un non titolo che però è un titolo.

Perché le storie vanno raccontate, anche quando non si capisce cosa significhino. Bisogna continuare a girare, esprimere, vivere. E farlo con qualità, emozione, fantasia e sincerità al tempo stesso. A qualsiasi cosa serva. O non serva. Fellini è stato grande per questo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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