11:55 06 Luglio 2020
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Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (38)
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Il 17 gennaio a Mosca si terrà una celebrazione in onore della liberazione di Varsavia, ricorrenza che nella capitale polacca non si festeggia in maniera ufficiale da molti anni.

Si sarebbe potuta evitare la liberazione di Varsavia nel 1945?

Il 17 gennaio a Mosca si terrà una celebrazione in onore della liberazione di Varsavia. Nella capitale polacca da molti anni non si festeggia in maniera ufficiale questa ricorrenza e, infatti, anche quest’anno ci si limiterà a un paio di eventi organizzati da privati cittadini e a deporre corone di fiori sulla tomba del Milite ignoto su invito dell'Unione dei soldati dell'Esercito polacco.

In questo giorno, 75 anni fa, i soldati sovietici e i soldati dell'esercito polacco entrarono nella capitale polacca e trovarono una città distrutta. La storia avrebbe potuto seguire un percorso diverso se l'Armata Rossa avesse aiutato i polacchi prima?

La Seconda Repubblica di Polonia ebbe fine nell'autunno del 1939 poiché incapace di resistere all'assalto della Wehrmacht. Il governo fuggì a Londra passando per la Romania. Le zone occidentali del paese furono comprese nel Governatorato generale tedesco, mentre quelle orientali furono annesse ai territori di Lituania, Bielorussia e Ucraina sovietiche. Ciononostante, il cosiddetto "stato clandestino", ossia quella vasta rete di resistenza che comprendeva istituzioni civili e militari (in particolare Armia Krajowa) subordinate al governo polacco in esilio a Londra, continuava a operare in territorio polacco.

I polacchi si sarebbero liberati da soli?

All'inizio del 1944 era ormai chiaro che l'Armata Rossa, che aveva fermato l'offensiva nazista a costo di sforzi e sacrifici incredibili, avrebbe raggiunto i confini dell'URSS e iniziato la liberazione della Polonia. Questa prospettiva non incontrava il benestare dei polacchi in esilio a Londra i quali non volevano ottenere la liberazione dai tedeschi per mano del Cremlino. Inoltre, temevano che il Comitato polacco di sinistra e filosovietico per la liberazione nazionale (Comitato di Lublino) avrebbe preso il potere nel Paese così liberato. Il governo esiliato autorizzò l'Operazione Tempest che consistette in una serie di interventi armati dell’Armia Krajowa contro i tedeschi poco prima dell’avvicinamento delle unità dell'Armata Rossa. L’intento dell’operazione era principalmente politico e consisteva nel mostrare all'URSS e agli alleati occidentali che i polacchi si stavano liberando da soli. Il culmine dell'Operazione Tempest doveva essere la Rivolta di Varsavia.

Doveva essere l’Armia Krajowa e non l’Armata Rossa a liberara la capitale polacca e ad assicurare l’ingresso nel Paese del governo esiliato. Infatti, una volta entrata a Varsavia, l’Armata Rossa doveva trovare gli organi governativi già operativi nell’espletamento delle loro legittime funzionalità. La rivolta fu preparata senza comunicare nulla a Mosca e gli organizzatori non contavano affatto sul contributo dell'Armata Rossa per liberare la città.

Tra giugno e luglio del 1944 l'Armata Rossa sconfisse l’unità tedesca Heeresgruppe Mitte e liberò la Bielorussia. La Wehrmacht oppose una feroce resistenza, ma tra la fine di luglio e l'inizio di agosto le truppe sovietiche occuparono nuovamente la Vistola e si trincerarono a diverse decine di km a sud di Varsavia. Intanto, non lontano dalla città si svolsero diversi grandi scontri tra carri armati. I tedeschi, però, riuscirono a difendersi al meglio e gli attacchi dei carri armati sovietici sul quartiere Praga di Varsavia furono respinti. Provata da 2 mesi di offensiva in Bielorussia e sprovvista di carburante e munizioni, l'Armata Rossa interruppe la propria offensiva nei pressi di Varsavia.

La Rivolta costò circa 200.000 uomini alla Polonia

Intanto i dirigenti dell’Armia Krajowa e del governo di Londra, contrariamente all'opinione di gran parte degli ufficiali polacchi che consideravano fallimentare quest'idea, ordinarono l'inizio della rivolta a Varsavia il primo agosto. Lo scontro fu impari. A 20.000 tedeschi ben armati si opposero 25.000 ribelli poco armati e senza alcun addestramento. Lo sperato effetto sorpresa non fu di grande aiuto perché i nazisti furono avvertiti in anticipo e riuscirono a prepararsi al meglio. In ragione del loro innegabile vantaggio i tedeschi respinsero quasi tutti gli attacchi. Mantennero il controllo sugli edifici amministrativi, i principali canali di comunicazione, i ponti, i magazzini, la Cittadella di Varsavia e gli aeroporti. Di fatto, la rivolta fallì già nei primi giorni. Ma la resistenza durò fino ai primi di ottobre: gli insorti presero possesso delle zone residenziali della città e a loro si unirono migliaia di comuni cittadini non allineati con l’Armia Krajowa, nonché membri della clandestinità provenienti da organizzazioni di sinistra ed ebraiche che vennero a sapere della rivolta solo dopo il suo inizio. L'eroica resistenza degli insorti, purtroppo, non riuscì a mutare il corso dei combattimenti. I tedeschi repressero volutamente con la violenza le sacche di resistenza, uccisero molti civili e distrussero intere aree urbane. Durante la repressione della rivolta persero la vita a Varsavia circa 200.000 tra insorti e civili.

Le concessioni di Stalin

Nonostante l'evidente fallimento della rivolta, il 3 agosto Stanisław Mikołajczyk, primo ministro del governo esiliato a Londra, il quale si trovava allora in visita a Mosca, riferì a Stalin della rivolta.

Mikołajczyk parlò di un’imminente vittoria grazie alla vittoria e promise che il suo governo avrebbe incontrato l’Armata Rossa a Varsavia.

A Mosca il primo ministro polacco, ignorando completamente la situazione reale, volle discutere con la leadership sovietica il destino della Germania nel dopoguerra, il ripristino della frontiera sovietico-polacca e la gestione delle aree liberate della Polonia. Tuttavia, si disse categoricamente contrario nel cercare un compromesso con il Comitato filo-sovietico di Lublino.

Solo una settimana dopo, durante un nuovo incontro con Stalin, Mikołajczyk gli chiese di aiutare l’insorta Varsavia. Stalin rispose dicendo che la rivolta era stata organizzata male e non era stata coordinata con l’Armata Rossa, ormai stremata da diverse settimane di combattimento. Lo statista sovietico si vide costretto a rifiutare qualsiasi supporto. Tuttavia, l'Armata Rossa continuava a fornire agli insorti armi e munizioni per via aerea. Furono consegnati più di 3 milioni di cartucce, attrezzature per le comunicazioni, più di 130.000 kg di cibo e più di 500 kg di medicinali. L'aviazione sovietica inferse attacchi aerei su unità tedesche e protesse gli insorti dall’alto. Recuperate le forze, all’inizio di settembre l’Armata Rossa riuscì ad occupare il quartiere Praga di Varsavia grazie a duri combattimenti, ma tutto questo non fu sufficiente per mutare il corso generale degli eventi.

I consigli di Churchill non furono d’aiuto

La disfatta della rivolta si dovette in gran parte alla scarsa preparazione e all'errato calcolo politico del governo in esilio. Pur non avendo forze a sufficienza, il governo rifugiatosi a Londra non ha volle collaborare con Mosca nella preparazione dell’attacco. Prigionieri delle proprie illusioni, i componenti del governo polacco a Londra si affidavano per qualche motivo al contributo offerto dai loro alleati occidentali.

Tuttavia, già a Teheran Winston Churchill e Franklin Roosevelt riconobbero che la Polonia era sotto il controllo dell'Armata Rossa e che era con il Cremlino che il governo in esilio avrebbe dovuto coordinare le proprie azioni. Questo ovviamente richiedeva il raggiungimento di un compromesso con il Comitato di Lublino e il riconoscimento del nuovo confine orientale del Paese sulla Linea Curzon.

Il primo ministro Churchill consigliò più volte al suo collega polacco Mikołajczyk di cercare accordi con il Cremlino e che era inutile contare sull'assistenza militare da parte delle forze angloamericane nella rivolta. Mikołajczyk non ascoltò Churchill e, a rivolta già iniziata, non permise alle unità di paracadutisti polacchi di recarsi dalla Gran Bretagna a Varsavia per organizzare un atterraggio aereo. Gli alleati occidentali non erano disposti a generare tensioni con Mosca a causa delle ambizioni del governo in esilio. Il fatto che Mikołajczyk ignorò questo elemento costò la vita degli insorti.

Impossibile aiutare il governo in esilio

Dal 1944 ad oggi è aperto e acceso il dibattito sui motivi della sconfitta della rivolta. Alcuni sostengono che fosse stata organizzata in maniera scorretta e che fosse quindi condannata al fallimento; altri invece ritengono che la sconfitta sia stata dovuta all’insufficiente aiuto prestato dall’Armata Rossa.

Effettivamente la rivolta era stata preparata in maniera adeguata e le forze degli insorti non erano chiaramente in numero sufficiente per sconfiggere le unità tedesca. D'altra parte, anche l’assenza di importanti aiuti da parte dell'Armata Rossa, di per sé un dato di fatto, fu il risultato di tale scarsa preparazione. Mosca non venne informata della preparazione della rivolta, l’insurrezione non venne coordinata in alcun modo con la leadership sovietica e il governo in esilio furono intransigenti nei confronti dei sovietici ignorando i consigli di Churchill e Roosevelt. In queste circostanze, la leadership sovietica non disponeva chiaramente né della forza né della volontà di aiutare il governo polacco rifugiato a Londra.

Se volessimo invertire la situazione, potremmo immaginare come si sarebbero comportate le forze anglo-americane qualora, dopo lo sbarco in Normandia, a Parigi fosse scoppiata improvvisamente una rivolta mal preparata e organizzata contro il consiglio di Mosca dai comunisti francesi. A mio avviso, è indubbio che Churchill avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per far sì che Parigi venisse liberata dagli inglesi, dagli americani e dalle forze del generale Charles de Gaulle a loro fedeli, ma non certo dai “rossi”.

L'irresponsabile politica estera della Seconda Repubblica di Polonia

La tragica storia della Rivolta di Varsavia è la logica continuazione della politica estera estremamente irrazionale e irresponsabile condotta dalla Seconda Repubblica di Polonia. Lo Stato creato da Józef Piłsudski si rivelò una commistione di ambizioni eccessive e opportunità insufficienti. Invece di cercare modi per cooperare nella regione, cercò di prenderne il possesso esclusivo. Invece di contenere il revanscismo tedesco, nel 1934 firmò un trattato con Adolf Hitler e partecipò alla distruzione della Cecoslovacchia indipendente. Invece di cercare un compromesso con l'URSS nell'estate del 1939, si affidò all'aiuto della Gran Bretagna e della Francia contro l'aggressione nazista. La rivolta del 1944 condannata al fallimento si inserisce perfettamente in questa catena di decisioni disastrose. Ognuna di loro, presa separatamente, ha una determinata spiegazione, ma tutte insieme dimostrano che la politica estera della Seconda Repubblica di Polonia è stata una serie di terribili errori che hanno determinato la rovina di questo Stato. Per questo, è importante non glorificare gli errori dei politici, ma dare loro valutazioni sobrie e razionali. Questo è l'unico modo per evitare il ripetersi di catastrofi in futuro.

Nuove battaglie storiche di Mosca e Varsavia

La fine dello scorso anno è stata segnata dall’ennesimo raffreddamento delle relazioni russo-polacche. Il motivo, come spesso accade, è di carattere storico. Il presidente Vladimir Putin si è espresso in termini molto duri circa la politica estera polacca dell’anteguerra.

Il capo di Stato russo ha posto l’accento sulla partecipazione della Seconda Repubblica di Polonia alla distruzione della Cecoslovacchia democratica insieme alla Germania nazista e all'Ungheria, nonché sul famigerato antisemitismo che fiorì nella Polonia nel periodo tra le due guerre.

Queste dichiarazioni non sono state prese per niente bene da Varsavia. Infatti, è seguita la convocazione dell’ambasciatore russo al Ministero polacco degli Esteri e la risposta piccata del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki.

La sera del 30 dicembre, il giorno prima di Capodanno, l'autore di questo articolo ha addirittura ricevuto una e-mail dall'Ambasciata polacca di Mosca recante il testo della risposta del Primo Ministro. All’interno della e-mail, con riferimenti ad Alexander Solzhenitsyn, si ribadiva la nota tesi secondo cui la Polonia sarebbe stata vittima di "due regimi totalitari" e il Patto Molotov-Ribbentrop del 1939 sarebbe stato "un'alleanza politica e militare che divideva l'Europa in due sfere di influenza" e che portò alla guerra. Poco dopo, si è venuti a sapere che il presidente Andrzej Duda si è rifiutato di partecipare al World Holocaust Forum in Israele.

Alla luce della partecipazione dei leader di Germania, Francia, Italia e di altri Stati a questo evento, sembra quasi che Varsavia non sia disposta a condannare in modo inequivocabile l'antisemitismo, che è fiorito in Polonia per una parte significativa del secolo scorso.

Anche oggi, purtroppo, le storiche battaglie tra Mosca e Varsavia continuano. I politici di entrambi i Paesi ricorrono volentieri ad argomentazioni storiche per analizzare la contemporaneità. E i tentativi di costruire infrastrutture per la "riconciliazione storica" in passato non hanno riscosso grande successo. Insieme alla morte dei prigionieri dell'Armata Rossa nella guerra sovietico-polacca, al Trattato del 1939, al massacro di Katyn', uno dei più momenti più terribili della storia polacca è proprio la Rivolta di Varsavia del 1944.

Eroismo e gesta dei popoli polacco e sovietico

Nonostante il complesso contesto politico e gli intrighi internazionali relativi alla rivolta, dobbiamo ricordare che i suoi partecipanti (polacchi ed ebrei, di destra e di sinistra) furono degli eroi, senza speranza ma con coraggio, che combatterono contro gli occupanti nazisti. Il loro eroismo e le loro gesta non perdono di importanza per colpa della miopia politica e dell'irresponsabilità dei leader politici della rivolta. Insieme agli eroi dell’insurrezione è necessario ricordare i soldati sovietici che alla fine liberarono Varsavia dagli invasori nel gennaio 1945. L'Armata Rossa entrò in una città che era stata letteralmente cancellata dalla faccia della terra ad opera nazisti e subito, senza aspettare la fine della guerra, iniziò lo sminamento e la ricostruzione della stessa. Nel corso di quell'operazione circa 90.000 soldati dell'Armata Rossa furono uccisi e in tutto per liberare la Polonia dai nazisti diedero la vita più di 700.000 soldati sovietici. Alla fine, furono loro, e non il governo in esilio, a salvare il popolo polacco dai nazisti.

È triste che oggi il ricordo degli eroi della Seconda guerra mondiale sia così spesso strumentalizzato dai politici per ottenere voti e fomentare le dispute di carattere storico. Si può discutere in maniera civile delle personalità e delle decisioni di Mikołajczyk, Stalin o Churchill, ma la memoria di coloro che diedero la propria vita combattendo per la libertà dell'Europa dal nazismo tedesco, fossero essi polacchi o russi, deve essere senza dubbio rispettata. Queste persone meritano il nostro rispetto, la nostra memoria e i nostri monumenti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Chi ha causato la Seconda Guerra Mondiale? Controversia tra Russia e Polonia (38)
Tags:
Seconda Guerra Mondiale, URSS, Polonia
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