12:37 03 Giugno 2020
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Presentata alla Camera dei deputati la Watch List 2020 che documenta la terribile persecuzione delle comunità cristiane nel mondo. 260 milioni di fedeli nel mirino. Quasi tremila martiri caduti per la propria fede solo nel 2019. Il tutto nell’indifferenza dell’Europa e dell’Occidente.

"Duecento e sessanta milioni di cristiani perseguitati nel mondo, otto cristiani uccisi ogni giorno per la loro fede. Duemila 983 fedeli uccisi solo nel 2019. Questi numeri descrivono un autentico genocidio messo a segno sotto gli occhi indifferenti del mondo e di un Europa figlia della civiltà cristiana. Bisogna dirlo forte e chiaro”.

Così l’onorevole Andrea Del Mastro, deputato di Fratelli d’Italia e animatore del gruppo interparlamentare per la difesa dei Cristiani commenta il terribile rapporto presentato alla Camera dei Deputati da Cristian Nani, responsabile della sezione italiana Open Doors (Porte aperte).

La Ong nata in America sessanta anni fa sta rendendo pubblici i dati della “World Watch List 2020”, il rapporto annuale in cui l’organizzazione analizza la situazione nei cinquanta paesi dove più forti sono le vessazioni ai danni dei cristiani.

“Su circa 100 paesi monitorati dalla nostra ricerca spiega Cristian Nani - ben 73 mostrano un livello di persecuzione alta, molto alta o addirittura estrema. I numeri parlano da soli. Ai quasi tremila martiri del 2019, s’aggiungono 9.488 attacchi a luoghi di culto, 1.052 rapimenti a scopo di estorsione, 3711 fra arresti e detenzioni arbitrarie e 8.537 fra abusi o violenze sessuali. Un panorama di atrocità che mette i Cristiani al primo posto fra le comunità religiose più vessate. Un panorama a cui assistono indifferenti un’Italia e un’Europa che hanno nel Cristianesimo il proprio fondamento”.

Al primo posto tra le 11 nazioni dove “Open Doors” individua forme di persecuzione estrema c’è ancora una volta la Corea del Nord dove dai 50mila ai 70mila fedeli cristiani continuano a venir detenuti nei campi di lavoro per ragioni legate alla fede. Subito dietro la Corea del Nord arrivano l’Afghanistan, la Somalia e la Libia ovvero paesi dove gli interventi occidentali sembrano aver moltiplicato l’intolleranza religiosa.

“In questi paesi - spiega Nani - la fede va vissuta nel segreto perché chi viene scoperto a professare una religione diversa da quella islamica rischia la vita”.

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© flickr.com / Mazur/catholicnews.org.uk
Un caso quanto mai evidente in quel Pakistan che occupa il quinto posto della Watch List. Un paese dove, nonostante l’assoluzione di Asia Bibi, costretta poi a fuggire in Canada assieme alla famiglia per evitare le minacce di morte dei fondamentalisti, la legge sulla blasfemia rappresenta un’autentica spada di Damocle sospesa sulle teste di tutti i cristiani. E al caso risolto di Asia Bibi si sovrappone oggi il dramma di Huma Younus, la quattordicenne cristiana rapita a Karachi il 10 ottobre scorso, violentata, convertita con la forza all’Islam e costretta a sposare il proprio sequestratore, il musulmano Abdul Jabbar. Un caso in cui le autorità hanno fin qui dato credito alle parole del rapitore che sostiene, grazie anche all’aiuto di alcuni poliziotti locali, la maggior età della ragazza e la sua disponibilità a convertirsi e sposarlo. Il tutto nonostante i certificati di nascita e di battesimo attestino che Huma ha solo 14 anni.

A volte però il dramma della persecuzione è anche la conseguenza dell’indifferenza dell’Occidente. E’ il caso dei Cristiani di Siria descritto dal reverendo George Mouchi, un sacerdote cristiano originario di Qamishli una città del nord est controllata dai curdi dove sopravvive una millenaria comunità siriaco cristiana. Oggi a Qamishli come nel resto della Siria la guerra è al termine, ma le sanzioni Ue rendono difficile il ritorno di quei cristiani che rappresentano da sempre uno dei perni delle attività imprenditoriali ed economiche.

Il sacerdote è anche il testimone diretto di come il fanatismo jihadista non sia il solo nemico. Dopo aver condiviso con la famiglia le sofferenze dell’assedio dell’Isis alla città protrattosi dal 2014 al 2016, padre Mouchi si è visto rapire proprio dalle milizie curde. Milizie considerate un freno al fanatismo jihadista, ma che - come spiega il reverendo - “spesso mal tollerano la presenza cristiana”.

Così mentre la Siria resta all’11o posto nella classifica dei paesi dove la persecuzione raggiunge, secondo “Open Doors” punte “estreme” l’esodo cristiano non si arresta. A fronte dei 2 milioni e 200mila fedeli censiti prima della guerra, ne restano oggi appena 744mila.

Situazione ancor più devastante in Iraq dove dopo la caduta di Saddam Hussein la comunità cristiana ha visto scomparire oltre l’87% del suo milione e mezzo di fedeli. E a Mosul - strappata da due anni ad un Isis sconfitto, ma non debellato - solo una cinquantina di fedeli ha fatto ritorno alle proprie case. Non va meglio nel resto del paese dove minacce e intimidazioni delle milizie sciite filo iraniane sono realtà quotidiane.

In termini di tendenza la situazione più grave è però quella di un Sahel e di un’Africa sub sahariana dove l’eliminazione di Gheddafi - voluta da Francia e Nato - ha favorito la diffusione del contagio islamista alimentato dalle tribù tuareg. Quel contagio, aiutato dai finanziamenti del Qatar, ha destabilizzato prima il Mali e poi l’intera regione creando una sorta di “Califfato nero” che attraverso Burkina Faso, Niger, Chad e Mauritania arriva alla Nigeria.

Nel Burqina Faso noto un tempo per la sua tolleranza si registrano ormai dozzine di uccisioni di sacerdoti. E in Nigeria - al dodicesimo posto della lista “nera” di Open Doors - alle stragi di Boko Haram, il gruppo terrorista legato allo Stato Islamico si aggiungono gli eccidi di cristiani messi a segno dai pastori musulmani Fulani. Il tutto in un arco geografico che, nell’indifferenza dell’Europa, si sovrappone esattamente alle rotte dei migranti diretti in Libia e Italia.

“Per questo – dichiara l’onorevole Del Mastro - è venuto il tempo di reagire. Dobbiamo farlo per difendere non solo i nostri fratelli cristiani, ma anche noi stessi. E’ necessario subordinare i fondi per la cooperazione a precise garanzie di libertà religiosa per i cristiani. E dobbiamo incominciare a stanziare fondi in difesa di quelle comunità cristiane che come succede in Siria e in altri paesi sono costretti ad abbandonare le proprie case anche a causa della marginalizzazione economica e sociale. E soprattutto non dobbiamo avviare alcun trattato bilaterale con Paesi complici della persecuzione dei cristiani. Insomma è ora di agire in prima persona per difendere il diritto dei cristiani ad esistere".

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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