11:13 09 Luglio 2020
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Il vertice tra la Cancelliera e Vladimir Putin oltre a portare verso la Conferenza di Berlino sulla Libia apre la strada a un nuovo rapporto tra l’Europa e la Russia e taglia i ponti con un America sempre più lontana da Berlino.

L’unica a non capirlo è l’Italia di Giuseppe Conte e del governo giallo-rosso che dopo aver perso la Libia rischia la marginalità anche nei rapporti con Mosca.

Quando il saggio indica la luna Giuseppe Conte guarda il dito. E’ successo pochi giorni fa. Mentre Vladimir Putin blindava i giochi libici concordando con l’omologo turco Recep Tayyp Erdogan un cessate il fuoco che apre la strada alla Conferenza di Berlino il nostro Presidente del Consiglio faceva di tutto per ignorarlo. E invece di dialogare con Mosca seguendo l’esempio di Angela Merkel si incaponiva in inutili e controproducenti consultazioni con il premier di Tripoli Fayez Al Serraj e il generale Haftar.

Oltre a capire poco di quanto si muoveva nel contesto libico Conte e il governo italiano non hanno colto neppure il senso dell’autentica rivoluzione politico diplomatica innescata dal vertice di sabato scorso al Cremlino tra la Merkel e il presidente russo. Quell’incontro, dettato solo in parte dalla necessità di coordinarsi con la Russia per far partire la Conferenza di Berlino sulla Libia, è in verità il segnale di una rivoluzione politico diplomatica che cambia gli scenari imposti dalla crisi di Ucraina e Crimea del 2014, riavvicina Berlino e Mosca e apre la strada a più fruttuose relazione tra Russia e tutta l’Unione Europea.

Per capire la potenzialità del vertice Merkel-Putin bastavano gli argomenti all’ordine del giorno. Argomenti che spaziano dalla crisi libica a quella iraniana passando per gli scottanti capitoli del gasdotto “North Stream 2” e dei negoziati sull’Ucraina. Su tutti i quattro quadranti la Merkel sta accantonando la collaborazione con gli Stati Uniti nel nome di un nuovo “ordine mondiale” concordato con la Russia di Vladimir Putin.

Vladimir Putin e Recep Erdogan alla ceremonia di apertura di Turkish Stream
© Sputnik . Sergey Guneev
In Libia dove l’irrilevanza dell’Italia e dell’Europa, è la conseguenza del totale disinteresse statunitense la scelta è quasi obbligata. La Merkel sa che Putin punta a mantenere l’unità libica mentre Erdogan è pronto a dilaniare il paese pur di difendere gli interessi di Turchia e Fratellanza Musulmana.

Una scelta dettata da tre ordini di ragioni. La principale riguarda le ancor valide concessioni sui giacimenti di petrolio e gas della Sirte che Gheddafi riconobbe oltre dieci anni fa alla Russia. Concessioni che Putin intende sfruttare all’interno dell’attuale assetto libico evitando una divisione del paese che renderebbe assai complesso lo sviluppo dei contratti, assegnati a Mosca, per la costruzione della ferrovia ad alta velocità Sirte Bengasi.

Ma al di là degli interessi economici Putin è anche consapevole di come Haftar resti un personaggio troppo divisivo e troppo anziano in una visione di lungo periodo per affidargli la guida del paese. La sua avversione per gli islamisti lo rende perfetto per arginare l’ascesa delle fazioni filo turche di Tripoli, ma meno adatto a governare una Libia unificata. Non a caso Mosca sta già valutando nuovi, possibili, protagonisti politici. E tra essi anche quell’Islam Gheddafi scelto a suo tempo dal Colonnello come erede politico.

Nell’ottica della Merkel, invece, un’intesa russo-europea contribuirebbe a disinnescare l’egemonia di Erdogan riducendo sia il rischio terrorismo, sia quello dell’utilizzo delle coste della Tripolitania come nuova piattaforma migratoria sotto controllo turco per ricattare l’Europa. In questa prospettiva il nuovo asse russo-europeo può diventare effettivo sin dalla Conferenza di Berlino e allargarsi a molte altre questioni internazionali. Quella iraniana rappresenta uno degli scenari su cui è più evidente lo iato Germania e Stati Uniti e su cui si rafforza l’intesa con il Cremlino.

Il presidente russo auspica che "la situazione non sfoci in un conflitto su larga scala in tutto il Medio Oriente". La Cancelliera invece dichiara di “voler far di tutto per salvare” l’accordo sul nucleare. Insomma una sintonia perfetta e dirompente rispetto alla posizione di un Trump che dopo aver stracciato gli accordi sul nucleare ha approvato l’eliminazione del Generale Qassem Suleimani e punta a mettere l’Iran con le spalle al muro tramite nuove durissime sanzioni.

Una divaricazione ancor più evidente con l’America di Trump riguarda gli accordi sul gasdotto North Stream 2 progettato per garantire alle aziende tedesche ulteriore forniture di gas della società russa Gazprom. Un gasdotto soggetto alle sanzioni di Washington che arriva a considerarlo un potenziale “strumento di coercizione” capace di trasformare la Germania in un “ostaggio della Russia”. Obiezioni rigettate dalla Merkel che nella conferenza stampa di Mosca sottolinea di “non condividere l’approccio statunitense” e di essere convinta che l’opera verrà conclusa nonostante le sanzioni Usa.

“Ci sarà qualche ritardo - ha detto la Merkel nella conferenza congiunta con Putin, - ma lo finiremo”.

Insomma un atteggiamento di collaborazione senza precedenti rispetto ai durissimi scontri che segnarono i rapporti Putin e Merkel dopo l’annessione russa della Crimea del 2014. Ma proprio sulla questione Ucraina sia Putin sia la Merkel si sono detti decisi ad andare verso la “piena realizzazione agli accordi di Minsk”. Insomma anche sullo scottante dossier dei rapporti con Kiev dove Germania ed Europa avevano accettato, con Obama, di seguire la linea statunitense sta cambiando. E la Germania pronta a rompere con gli Usa sembra voler indicare anche al resto dell’Europa la strada di un riavvicinamento al Cremlino. Aperture ignorate o sottovalutate solo dalla nostra Presidenza del Consiglio che tradendo la tradizionale vicinanza con la Russia ha, nelle ultime settimane, ha dialogato con tutti meno che con il Cremlino. Salvo poi accorgersi che il cessate il fuoco in Libia era puntualmente arrivato nei tempi predetti da Putin e lanciarsi domenica mattina in un tentativo di dialogo telefonico con il Cremlino. Ma era troppo tardi. E così l’Italia dopo esser rimasta sola in Libia rischia di ritrovarsi a giocare da comprimario anche nei rapporti con Mosca.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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