15:50 20 Gennaio 2020
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Indovinare come sarà il 2020 è un compito ingrato perché anche i metodi di previsione più avanzati non possono in linea teorica tenere conto di tutti i rischi e di tutte le circostanze inaspettati.

Tuttavia, esiste un modo percorribile per valutare gli umori dei principali attori geopolitici che determineranno il futuro del pianeta nel prossimo anno.

Per tradizione storica, i discorsi di fine anno dei leader mondiali riflettono piuttosto accuratamente le loro speranze e aspirazioni, come vogliono empatizzare con i loro concittadini e come intendono ispirare i loro elettori. La conclusione più importante da trarre dopo la lettura dei discorsi di fine anno dei principali esponenti politici mondiali è che la globalizzazione sta registrano una tendenza inversa.

La parola del decennio sarà “deglobalizzazione”. Non esiste più un’agenda mondiale univoca né dal punto di vista ideologico né da quello economico. Questo è dovuto al fatto che le élite politiche e di governo europee, asiatiche e statunitense si fanno portatrici di informazioni, significati e valori diversi. 

Per percepire questo abisso cognitivo, basta guardare gli aspetti principali evidenziati nei discorsi della cancelliera Merkel o del presidente Macron e confrontarli con le tesi chiave espresse nei discorsi del presidente Putin e del segretario Xi.

Il discorso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump può essere ignorato ai fini dell’analisi perché il tycoon, abituato al formato pubblicitario, ha dato prova di brevità e si è limitato ad affrontare un solo argomento. La trascrizione ufficiale del suo discorso di fine anno si presenta così:

"Il discorso del presidente Trump prima dell’arrivo del nuovo anno: "Salve a tutti. Buon anno. Buon anno. Avremo un grande anno, ve lo garantisco. Penso che sarà un anno fantastico. Penso che quello passato sia stato il miglior anno della storia del nostro Paese dal punto di vista economico. E penso che ci stiamo davvero preparando a una ulteriore crescita, a nuovi posti di lavoro, ecc. Sarà fantastico”. Il presidente ha continuato rispondendo alle domande sull'attuale agenda.

L'unico messaggio significativo che Trump ha voluto trasmettere cosicché tutti gli elettori se ne ricordassero è che Trump è il miglior presidente del mondo. Ma questo è logico, perché il 2020 è l'anno delle elezioni presidenziali.

Gli auguri di buon anno di Angela Merkel si possono ridurre alla formula "Buon anno e buona tassa green". Questo messaggio può essere facilmente dedotto sia dal testo stesso che dalla presentazione del discorso effettuata dall'ente di propaganda dello Stato tedesco Deutsche Welle. "Angela Merkel: "Dedico tutti i miei sforzi alla lotta contro la crisi ambientale": questo è il titolo dell’articolo sul discorso di fine anno. Questo trend non è di buon auspicio per l'economia tedesca, perché la lotta alla crisi ambientale in ottica tedesca significa aumentare le accise sulla benzina e sul gasolio, nonché sovvenzionare l'energia eolica, di per sé inefficiente e molto costosa che ha già più volte messo il sistema energetico del paese sull'orlo del crollo.

Le ambizioni pseudo-ambientalistiche dei politici berlinesi, stimolate dalla promozione mediatica del culto di Greta Thunberg, fanno sì che gli abitanti della Germania debbano pagare sempre più "tasse greeni". D'altra parte, questa è una buona notizia per la Russia, perché ogni turbina eolica inefficiente e costosa richiede un corrispettivo affidabile e relativamente ecologico sotto forma di energia elettrica di capacità equivalente prodotta a partire da gas (perché il carbone e l'energia nucleare sono nuovi tabù ecologici). Ciò significa che le esportazioni di gas russo verso la Germania non faranno che aumentare.

Angela Merkel è anche preoccupata per i fenomeni migratori di massa (che per qualche motivo non preoccupano gli autoctoni) e per l'automazione indiscriminata dei posti di lavoro con conseguente aumento della disoccupazione. Per risolvere questi problemi sono state proposte misure volte a far cessare i conflitti in Africa e a riqualificare coloro che hanno perso o rischiano di perdere il lavoro a causa dell’automazione. Il problema è che la pace nel continente nero può essere raggiunta solo utilizzando le forze della Bundeswehr nei punti caldi dell'Africa (ma quasi nessuno giungerebbe a tanto), mentre riqualificare gli ex negozianti o i conducenti in web designer o in esperti di big data è un'idea che lascia il tempo che trova.

In tale contesto, il discorso di Emmanuel Macron è un inno al pragmatismo che propugna lo slogan "dobbiamo fissarci degli obiettivi realizzabili".

Il leader francese ha approfittato dell'atmosfera di Capodanno per comunicare che l’altamente impopolare riforma delle pensioni (che da un mese sta causando gravi scioperi nel Paese; Parigi sta vivendo un vero e proprio collasso dei trasporti) sarà portata a termine nonostante tutte le proteste. Inoltre, Macron ha esortato i suoi concittadini a farsi ispirare dagli "ideali europei" e ha sottolineato che la Francia può rimanere forte solo attraverso il lavoro. Infine, ha promesso di dare a tutti la possibilità di lavorare, ma ha comunque invitato i francesi a imparare a vivere in un in mondo in pieno cambiamento.

Vale la pena notare che proprio i cambiamenti che saranno molti (forse troppi) nel prossimo futuro sono forse l'unico comune denominatore nei discorsi dei leader mondiali. Il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ha parlato ai suoi concittadini dei cambiamenti e delle sfide a lungo termine. L'Agenzia statale di stampa Xinhua riassume così la tesi principale del leader cinese: "Il presidente Xi Jinping ha promesso di raggiungere il primo obiettivo del “duecentesimo anniversario” nel prossimo anno, ossia quello di costruire una società borghese a tutti gli effetti. Si è impegnato ad aiutare tutte le popolazioni rurali in difficoltà ad uscire dalla povertà. [...] “Il 2020 è l'anno cruciale per vincere la lotta alla povertà", ha dichiarato Xi Jinping. “Il primo passo è già stato fatto. Dobbiamo lavorare insieme e duramente per assicurarci la vittoria nella lotta contro la povertà. Poiché la storia sta attraversando un periodo di pace e pieno di grandi eventi, il presidente cinese ha aggiunto che "non abbiamo paura del vento, della pioggia o di eventuali difficoltà".

La Cina si trova in una condizione di guerra economica (e, ad essere realisti, è un Paese che si sta proteggendo da un atto di aggressione finanziaria ed economica da parte degli Stati Uniti). Come nel caso della Russia, i politici e gli esperti statunitensi non nascondono il loro desiderio di far crollare l'economia cinese e costringere Pechino, così come Mosca, alla totale capitolazione geopolitica. Di fronte a una sfida così seria, il presidente cinesi, appellandosi alla storia del proprio Paese, ha ricordato ai suoi concittadini che "il momento più memorabile del 2019 è stata la celebrazione del 70° anniversario dell’istituzione della Repubblica popolare cinese".

La menzione ai grandi momenti storici è ciò che lega gli interventi del primo ministro cinese e del presidente Putin. Nella notte di San Silvestro il leader russo si è detto riconoscente nei confronti della indomita generazione di veterani russi e ha sottolineato che nel 2020 "celebreremo il 75° anniversario della Vittoria nella Grande guerra patriottica". Vladimir Putin ha evidenziato inoltre il valore dell'unità e il fatto che il traguardo del Paese è garantito dai traguardi dei suoi cittadini:

"I nostri piani e sogni personali sono inseparabili da quelli della Russia. Il suo presente e il suo futuro, il futuro dei nostri figli, dipendono dagli sforzi e dal contributo di ciascuno di noi. Solo insieme risolveremo le difficoltà che la società e il Paese si trovano ad affrontare oggi. La nostra unità è la base per raggiungere ogni obiettivo".

L’intervento del presidente ucraino Zelensky, che ha strizzato l’occhio a quella fetta di società russa che sogna di "restituire Crimea" e "non spendere soldi per l'esercito", non vale la pena di essere considerato come significativo in virtù dell’insignificanza del Paese che lo showman in questione rappresenta.

È preferibile parlare dei significati nascosti (ma neanche troppo) del discorso del portavoce del Parlamento estone.

Il politico estone, apparentemente ispirato dal suo successo nella lotta contro i dipendenti di Sputnik Estonia, si è aperto in occasione del nuovo anno. Il portavoce del Parlamento estone, Henn Põllouaas, ha affermato nel suo discorso di fine anno che la Russia avrebbe annesso circa il 5% del territorio estone e ha chiesto che tali territori venissero restituiti. Si fa riferimento ad alcune aree delle regioni di Leningrado e Pskov. Questa non è la prima dichiarazione di un politico estone in tal senso. Nel novembre dello scorso anno Põllouaas ha chiesto a Mosca di "restituire" i "territori annessi" alla Repubblica Baltica.

In occasione del nuovo anno vale la pena ricordare che sono in molti a voler mettere al bando i media russi e la lingua russa, riscrivere la storia del mondo, ridisegnare i confini russi e stravolgere i risultati della Grande guerra patriottica. Non tutti, però, sono così stolti da parlare con tanta franchezza dei propri sogni più intimi. È importante per il nostro Paese fare in modo che questi sogni non si realizzino mai e che ogni tentativo di realizzarli finisca in un niente di fatto.

Se saremo in grado di evitare queste minacce, porremo le condizioni necessarie affinché qualsiasi obiettivo (economico, demografico, culturale o legato allo spazio) sia alla nostra portata.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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