11:48 03 Giugno 2020
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L’organo che garantisce l’osservanza del diritto comunitario ha deliberato che è illegale vendere o anche solo mettere a disposizione e-book usati. Pro e contro di una decisione che farà discutere e che avrà conseguenze più serie di quanto possa ad un primo avviso sembrare.

La richiesta di un parere definitivo da parte della Corte di Giustizia Europea era provenuta dall’Olanda, dove nel 2014 le due più importanti società editoriali, la Dutch Publishers Association e la General Publishers, avevano denunciato il mercatino online Tom Kabinet per la vendita non autorizzata di e-book usati. Una prima sentenza aveva dato ragione al mercatino, l’appella alle majors editrici. Alla fine, dopo altri corsi e ricorsi vari, i giudici si sono resi conto di essere incapaci di risolvere da soli una questione sulla quella comunque sarebbe servito un parere di diritto comunitario.

Premessa: La Corte di Giustizia dell’Unione Europea

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, organo che ha sede in Lussemburgo, si occupa principalmente di osservare che le decisioni dei tribunali nazionali vengono omologate alla giurisdizione comunitaria. Non va confusa con la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, che dipende dall'ONU, né con la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che invece fa parte del Consiglio d'Europa. Per intenderci la CGUE è quella che nei suoi primi 50 anni di attività ha condannato l’Italia 257 per non inadempienza degli obblighi comunitari.

Siamo il Paese ampiamente leader tra gli inadempienti, il Belgio, secondo, negli stessi 50 anni di condanne ne ha ricevute solo 138 e a piazzarsi terza è la Francia con 129 sentenze di inadempienza.

Questo record però non è da considerare solo in negativo, anche se alcune sentenze come quella che ci ha visti condannati per “non aver fatto abbastanza contro la Xylella” in Puglia (in pratica per non aver abbattuto abbastanza olivi secolari) non si può dire che ci abbiano in effetti molto convinti. Questa Corte ha dopotutto redento molti contenziosi in cui sì, lo Stato italiano è risultato inadempiente, ma inadempiente nei confronti degli stessi cittadini italiani - rimborsi Iva, sicurezza e salute dei lavoratori, protezione dell’ambiente, trasporto aereo, qualifiche professionali, tutela consumatori, etc. Molti i casi in cui il lavoro fatto dalla Corte ha restituito maltolti o corretto indebiti. Questa ultima sentenza sugli e-book usati, però, potrebbe risultare tra quelle poco gradite e, sicuramente, di quelle destinate a far discutere. Per quanto emessa su richiesta dell’Olanda, è una sentenza che riguarda di fatto anche noi italiani e ha conseguenze meno marginali di quanto si possa in un primo momento immaginare.

Conseguenze pratiche della sentenza contro la vendita degli e-book usati

Se un libro cartaceo usato lo posso rivendere una volta letto perché bene fisico, mentre un libro elettronico no perché considerato non un bene fisico ma solamente un diritto di utilizzo e la proprietà rimane legata all’editore, allora questo per analogia dovrebbe implicare che tutti i software e i beni che non consistano in un bene fisico ma in un diritto di utilizzo siano allora inalienabili. Niente più quindi passaggi di proprietà di e-book usati, come giochi da console usati, software di qualsiasi tipo, video, film, musica etc.

Motivazioni della sentenza

Perché la Corte ha preso questa decisione che, ad un primo avviso (per molti anche al secondo), appare decisamente bizzarra? Un libro cartaceo si può rivendere dopo letto, lo stesso contenuto del libro in formato elettronico no?

Ebbene, secondo la Corte a fare la differenza sarebbero gli articoli 3 e 4 della Direttiva Europea n.2001/29 sul diritto d’autore, secondo i quali la proprietà di un oggetto fisico, reale e non replicabile, passerebbe da un proprietario all’altro con l’atto della vendita, mentre la proprietà di un bene digitale non passerebbe nelle mani dell’acquirente ma resterebbe in quelle dell’editore perché trattasi di bene replicabile. Da un file e-book se ne potrebbero ottenere infinite copie secondo la Corte, da un libro no.

Obiezioni possibili

Esporrò di seguito brevemente i motivi per i quali, personalmente, riterrei di avere qualcosa da obiettare pur condividendo le preoccupazioni degli autori e delle case editrici. Nei commenti voi stessi potrete aggiungere opinioni, anche se, magari proprio come me, non siete esperti di diritto comunitario.

  • Non è vero che un libro cartaceo non è riproducibile infinite volte mentre un libro in formato elettronico sì. Anzi, è più probabile il contrario. Il Libro cartaceo può essere facilmente scansionato e trasformato in file .pdf, dopodiché i diritti d’autore spariscono nel nulla e non c’è neppure verso di denunciare nessuno, al contrario i moderni programmi software possono essere protetti e non installabili se non tramite ‘cracking’ (*modifica di un software per rimuovere la protezione) e quella sì, è una violazione vera e propria facilmente provabile in caso di contenzioso. Provate a copiare Microsoft Windows e poi installarlo, oppure un gioco da console. Vediamo.
  • Io compro QUELLA copia di libro, video, musica o gioco. QUELLA utilizzo. Quando la rivendo è QUELLA che rivendo, non ne faccio una copia. Il mio diritto non può essere pregiudicato dal fatto che IN TEORIA, io e/o la persona a cui rivendo, potremmo fare infinite altre copie. La copia che io ho comprato è unica e io quella ho comprato, non un astratto diritto di utilizzo.
  • Se anche avessi comprato un ipotetico diritto di utilizzo e non un oggetto fisico su cui avere proprietà esclusiva, quel diritto di utilizzo sarebbe comunque mio e ne faccio quello che voglio. Se voglio utilizzare un e-book leggendolo per conto mio, bene, se lo voglio far leggere anche a mia figlia o amici, le case editrici dovranno farsene una ragione.
  • Rendere illegale la rivendita automaticamente rende illegale anche il passaggio a titolo gratuito. Per un semplice motivo – perché se fosse legale la donazione allora ad ogni accusa di aver venduto in nero potrei sempre difendermi dicendo di averlo regalato. E’ lo stesso principio per cui un bar non può regalare le bevute, se fosse possibile ad ogni controllo della GdF il barista potrebbe avere una scusa inoppugnabile per non aver emesso scontrino.
  • Rendere illegale la rivendita di un tale tipo di usato, ne incentiverà automaticamente il mercato nero. Per ovvi motivi. Non solo, incentiva i siti di condivisione di file Torrent. A quel punto però viene il dubbio che alla Corte in Lussemburgo abbiano vaga idea di cosa siano i file Torrent (file dal particolare protocollo che consente la distribuzione e la condivisione su Internet, particolarmente amati dalla pirateria online).
  • Non è vero che case editrici e autori subiscono un danno dalla mia rivendita. Subiscono un danno se io copio il prodotto, lo moltiplico e lo rivendo, quello sì. Ma se semplicemente redistribuisco la MIA copia, il danno non esiste perché le probabilità che la persona che riceve a minor prezzo la mia copia usata possa essere un cliente perso dagli editori è più che compensata dal fatto che molti più si sentirebbero disincentivati a comprare un prodotto sapendo di non essere poi liberi di rivenderlo una volta usato. Comprereste la stessa auto sapendo non poterla, se serve, un giorno rivendere? Al contrario quanto più spesso comprereste un’auto nuova se vi dessero la garanzia di poterla rivendere quando vi pare e ad un prezzo tutto sommato ragionevole?

Insomma, in definitiva direi che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea in questo caso potrebbe aver preso un granchio. Combattere la pirateria è un’altra cosa. Rivendere un software o servizio digitale che ho comprato non significa duplicarlo, è sempre lo stesso che passa di mano in mano, proprio come fosse un bene fisico. Tantopiù che se una tale sentenza venisse estesa per analogia a tutto lo scibile dei beni immateriali moderni, dato che oggi tutto oramai è ‘bene immateriale’, ci ritroveremmo a non essere più proprietari di nulla ma solo utilizzatori momentaneamente autorizzati. Prova a lasciare in eredità ai tuoi figli dei ‘beni in licenza di utilizzo’.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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