19:02 11 Agosto 2020
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Un anno di notizie 2019 (12)
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In buona parte del pianeta, è tempo di festa: un periodo in cui dominano i buoni sentimenti e tutti tendono ad allontanare i cattivi pensieri.

Sono in molti a ricordare in questi giorni la tregua di Natale che ebbe luogo nel 1914, un episodio straordinario e a suo modo magico, che tuttavia non si rivelò capace di arrestare la caduta dell’Europa nel baratro della barbarie.

All’indomani si riprese a sparare e la guerra andò avanti per quasi altri quattro anni, devastando il Continente e preparando la più grave crisi morale della sua storia. Dobbiamo vivere quindi questi bei giorni tenendo presente che molti processi in atto continueranno non appena tutti torneranno a concentrarsi sui propri interessi: individui, gruppi o Stati che siano.

Cosa ci aspetta davvero nel 2020? Come sempre, l’attualità proporrà sicuramente un mix di eventi prevedibili ed avvenimenti invece del tutto sorprendenti. Mentre sui secondi non è possibile dire nulla, ai primi qualche parola può essere dedicata.

È molto verosimile che anche nel prossimo anno si assisterà alla prosecuzione del processo di lungo periodo che sta destrutturando il sistema di sicurezza internazionale. Dell’ordine che dominava nella Guerra Fredda è scomparso persino il ricordo, così come è ormai lontana quella fase immediatamente successiva in cui parve che l’America fosse in grado di governare da sola tutto il mondo.
La transizione continuerà, contrassegnata dall’affiorare di vuoti di potenza e dal tentativo di diversi paesi di colmarlo a proprio favore.

Gli Stati Uniti hanno cambiato la propria postura esterna: pur continuando a proteggere il loro primato, non paiono più intenzionati ad americanizzare il pianeta ed è un bene che sia così.

A novembre scopriremo se Trump verrà o meno confermato alla Casa Bianca, ma il ripiegamento militare di Washington dai teatri di crisi era cominciato ben prima del suo avvento al potere. Non c’è ragione di credere che non continui anche dopo l’eventuale sconfitta del tycoon.

Dovunque gli Stati Uniti stanno cercando di sostituire un equilibrio di potenza alla propria presenza diretta. Sta accadendo nel Golfo ed è successo in varie zone del Mediterraneo, permettendo a diversi altri attori di subentrare nel ruolo.

In America molti rimproverano a Trump di permettere sviluppi suscettibili di deteriorare l’influenza degli Stati Uniti, ma in realtà quanto il Presidente fa è la conseguenza di un mandato preciso che il magnate ha ricevuto dai suoi elettori.

Gli Stati Uniti osserveranno certamente con attenzione crescente quanto fa la Cina, cercando di sconfiggerla nella corsa al dominio delle alte tecnologie e dello spazio. A questo servono il grande incremento delle spese militari deliberato da Trump e la stessa recente creazione delle nuove forze spaziali, che disporranno di 16mila effettivi.

Può darsi che la competizione con la Repubblica Popolare sfoci in un grande accordo di sistema, ma gli americani non accetteranno un’intesa che ridimensioni oltre una certa soglia il loro status. Mireranno alla preservazione del primato. Ci riusciranno?

Molto dipenderà anche dalle scelte che l’America farà nei confronti della Russia, che potrà ulteriormente avvicinarsi a Pechino, oppure cautamente avvicinarsi a Washington. Trump vorrebbe tenderle una mano, ma l’establishment e il Congresso, su cui pesano molte lobby legate ai paesi del vecchio Est Europeo, la pensano diversamente.

Dal canto suo, l’Unione Europea subirà a breve la prima mutilazione della sua storia, perdendo entro il prossimo 31 gennaio il Regno Unito, un evento il cui impatto anche psicologico è stato finora sottovalutato. A seconda di come andrà, infatti, altri paesi potranno essere tentati di emularne la svolta oppure no.

La Brexit deriva verosimilmente dalla presa d’atto del fallimento del tentativo britannico di agganciare Francia e Germania, entrando nel direttorio che domina l’Europa. Pur essendo ancora una potenza di ragguardevoli capacità, gli inglesi hanno capito di non poter alterare gli equilibri interni all’Unione Europea ed hanno deciso di recuperare la sovranità ceduta a Bruxelles.

Mano a mano che le tendenze nazionaliste e sovraniste si rafforzeranno, non è da escludere che la tentazione di seguire l’esempio di Londra sorga anche altrove. Forse non tra gli Stati che hanno già adottato l’euro, ma tra gli altri. La Polonia sarebbe già indiziata.

Per sopravvivere, l’Unione Europea dovrà convincere di essere un patto fra eguali da cui ogni Stato membro trae vantaggio e non è detto che le riesca.

L’attenuarsi della leadership globale americana innescherà ovunque tensioni e una lotta per definire le nuove gerarchie locali e regionali in varie zone del pianeta.

L’uso della forza purtroppo non diminuirà, così come il ricorso ai suoi succedanei, come le sanzioni, i dazi e le tariffe. Questo significa che non è all’orizzonte alcuna inversione di tendenza.

Le istituzioni internazionali preposte al mantenimento della pace dovranno fronteggiare nuove sfide, che chiameranno tanti Stati a scelte impegnative.

Per molti, sarà un imprevisto ritorno ad un passato che si riteneva superato per sempre. È quindi malauguratamente difficile pronosticare un 2020 più tranquillo dell’anno da cui stiamo uscendo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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