16:32 20 Gennaio 2020
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Plinio il Vecchio scriveva: “le stagioni non sono più quelle di una volta”. Quella espressione mi ritorna in mente ogni volta che sento le televisioni o leggo i giornali che parlano di manifestazioni di piazza in cui sfilano le “sardine”.

Sarà che sto invecchiando, ma mi sembrava che ogni volta ci fossero state proteste di piazza esse furono indirizzate contro il governo di turno. Si contestavano leggi o progetti di legislazione che si ritenevano lesivi di diritti acquisiti, menomazioni delle libertà individuali o, magari, eccessi di tassazione. Qualche volta si manifestava per la pace (universale?) e contro quel governo che sembrava volerla inficiare. Ho visto anche proteste contro la NATO, contro i missili a Comiso, contro le basi degli alleati americani, contro la partenza di aerei per la guerra in Iraq. Per tutte queste ultime, quasi sempre si trattava di iniziative nascostamente finanziate da qualche potenza straniera e quelli che vi partecipavano agivano, spesso senza saperlo, come quinte colonne del “nemico”. L’obiettivo, comunque, era agire contro chi comandava e, almeno in quel momento, deteneva il potere. Sono esistiti anche altri tipi di manifestazioni, quelle che, al contrario, erano organizzate per sostenere le decisioni governative e servivano a dimostrare che molti cittadini non erano d’accordo con i contestatori.

In Italia

Purtroppo, ciò che succede ora non riesco a farlo rientrare nei miei schemi e proprio non lo capisco: Si manifesta contro l’opposizione? Non lo trovate bizzarro anche voi? Per definizione, chi sta all’opposizione non ha potere e non decide. Anche se lo volesse, non potrebbe influire in modo significativo sulle scelte dello Stato e quindi perché prendersela con loro?

Un amico, in verità un po' malpensante, mi ha ricordato che nella storia recente già ci furono gruppi di facinorosi che giravano nelle città urlando slogan e facendo molto di peggio contro chi di potere non ne aveva. Alludeva ai raid nazisti contro gli ebrei in Germania quando Hitler salì al potere, ma io non riesco ad accettare le sue comparazioni: quelli erano violenti assassini mentre le “sardine” di oggi sono totalmente pacifiche e chiedono addirittura di eliminare anche la violenza verbale. E’ vero che anche loro sono un’emanazione (non ufficiale) di un partito, il PD, ma credo che il parallelo possa finire lì.

Allora dove sta il senso? Si tratta forse di una semplice testimonianza? Dicono di essere “antifascisti” e di difendere la Costituzione. Ma oggi io di fascismo che ritorna non ne vedo nemmeno se mi sforzo. Il fascismo portava dentro di sé una visione totalitaria della vita sociale, esattamente come il comunismo. Di comunisti ce ne sono ancora in Italia perché c’è tuttora chi vi si richiama, ma i fascisti dove sono? Temono che nasca una dittatura? Le regioni a gestione più “totalitaria” in Italia sono sempre state quelle governate dal PCI (oggi PD). Se si hanno dubbi, basta chiederlo a chi vi abitava e cercava lavoro.

Per quanto poi riguarda la difesa della Costituzione mi sembra che, chi più chi meno, tutti i partiti sostengono che qualche pezzo vada riscritto. Sono così pericolosi? Discuterla, per eventualmente cambiarla, non rientra nelle normali modalità della democrazia?

Mi viene allora un pensiero malizioso: non è, magari, che queste “sardine” vogliano soltanto scongiurare una probabile futura vittoria, e sottolineo futura, di chi oggi sta all’opposizione? Se fosse così, non sarà molto democratico ma tutto apparirebbe più chiaro. D’altra parte, non si è fatto un governo, per quanto raffazzonato e incoerente, pur di non andare a un voto che avrebbe favorito chi oggi ne è fuori? Certamente non è stato molto “fair” e tantomeno un sintomo di comportamento democratico inventarsi una coalizione (che si sa non condivisa dagli elettori) pur di non accettare una nuova consultazione popolare. Non ci resta che sperare che le “sardine” non siano un altro tentativo con lo stesso identico obiettivo perché, se così fosse, avrebbero ragione quelli che sostengono che alle “sinistre” la democrazia aggrada soltanto quando si esprime a loro favore.

Chi pensa in quest’ultimo modo potrebbe essere confortato, e forse consolarsi, se guarda cosa la sinistra stia facendo negli Stati Uniti.

Negli USA

Personalmente non sono un supporter di Trump che trovo maleducato, incolto, borioso e perfino indisponente per noi europei. Tuttavia, non posso fare a meno di notare che, da quando è stato eletto (democraticamente e secondo le leggi) i cosiddetti “Democratici” non hanno mai smesso di provare a farlo decadere, con qualunque mezzo. Inizialmente ci hanno provato tramite la locale magistratura, purtroppo, anche lì, in parte politicizzata (ricorda qualcosa?). Oggi ci tentano con l’impeachment. L’accusa è grave e, forse, fondata: aver anteposto interessi politici personali a quelli della Nazione. Il Presidente avrebbe cercato di scambiare una “donazione” di 400 milioni di dollari americani con il prosieguo di una indagine dei magistrati ucraini contro il figlio dell’ex Vice Presidente democratico Joe Biden, suo possibile avversario nelle elezioni.

In questa vicenda però, c’è qualcosa di strano. Hunter Biden, non conosciuto come grande manager internazionale, aveva ottenuto, proprio durante l’alto incarico del padre, una ben remunerata posizione di Consigliere di Amministrazione nella società ucraina del gas Burisma Holding. Di lui si sa essere stato un consumatore di droghe, espulso proprio per quello dalla Riserva Navale Americana. L’incarico ottenuto a Kiev non implicava nemmeno l’obbligo di residenza in Ucraina e, poiché non poteva vantare altre positive esperienze di amministratore, resta da domandarsi cosa mai lo abbia portato ad essere prescelto per quell’incarico. Poiché non possiamo saperlo, rimaniamo prudentemente nel dubbio.

Quel che invece sappiamo è che la Burisma Holding divenne, a un certo punto, oggetto di una indagine per evasione fiscale e riciclaggio da parte del Procuratore Generale ucraino Viktor Shokin. Naturalmente l’indagine riguardava tutti i dirigenti e gli amministratori e, tra di loro, anche Biden junior. Secondo il New York Times il Vice Presidente Biden nel 2016 impose all’allora Presidente ucraino Poroshenko la destituzione immediata di quel Procuratore, pena la non erogazione del miliardo di dollari già promesso all’Ucraina come prestito americano.

Nonostante l’articolo di quell’autorevole quotidiano non sia mai stato smentito e ci sia una testimonianza giurata del Procuratore, nessuna indagine sull’argomento è partita negli Stati Uniti e tanto meno una richiesta di impeachment contro quel Vice Presidente. Eppure, non è lo stesso comportamento per cui Trump è sotto accusa? Stranezze della democrazia!

Forse, una spiegazione a quel che succede in Italia e anche negli USA c’è se si crede, come diceva qualcuno, che “per i nemici le leggi si applicano e per gli amici si interpretano”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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