08:52 04 Luglio 2020
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Il grande scrittore Jonathan Swift (quello de “I viaggi di Gulliver”) scrisse nel XVIII secolo una satira divertente sul tema della povertà e della sovrappopolazione in Irlanda.

A causa di una forte carestia, il Paese non riusciva più a nutrire tutti i suoi abitanti e Swift, in polemica con alcuni saccenti che proponevano svariate ricette una più assurda dell’altra, trovò la seguente soluzione: gli irlandesi avrebbero dovuto vendere i propri figli più giovani a dei ricchi inglesi che ne avrebbero fatto un cibo sopraffino. Ciò avrebbe consentito sia di ridurre la popolazione globale, sia di poter contare su entrate economiche sostanziose che avrebbero alleviato, se non addirittura fatto scomparire, la miseria.

Dopo il disastroso “grande balzo in avanti” voluto da Mao Tze Tung, operazione che consistette nella totale collettivizzazione dell’agricoltura, la Cina si trovò a dover gestire un settore agricolo in progressivo disfacimento e un’economia sempre più impoverita. Si stima che in quegli anni morirono per fame un numero compreso tra 23 e 55 milioni di cinesi. Morto il “grande timoniere”, si cominciò a pensare come affrontare il problema. Non avendo a portata di mano ricchi inglesi disposti a “comprare” un nuovo tipo di cibo, fu lanciata allora la campagna del “figlio unico”.

Naturalmente il Governo di Deng Hsiao Ping non si limitò a cercare di ridurre il tasso di crescita della popolazione, ma effettuò anche importanti (e riusciti) interventi nella struttura economica in generale. L’operazione riuscì e tutti possiamo oggi costatare il grande livello di sviluppo economico che la Cina ha raggiunto a partire dal 1979 ad oggi.

Questo nuovo e vero “balzo in avanti” non è però stato senza conseguenze, anche negative. La Cina sta oggi attraversando alcune crisi di vario genere. Finanziariamente deve affrontare l’enorme debito pubblico e privato, il grande numero di fallimenti di imprese di varie dimensioni, una crescita che sta drammaticamente rallentando anno dopo anno, disordini frequenti in varie parti del Paese, la ribellione di Hong Kong, quella nello Xinjiang, la guerra dei dazi con gli Stati Uniti, il contenzioso su alcune isole con i Paesi oceanici, ecc.

Il problema di cui si parla meno frequentemente è quello delle conseguenze negative derivate dalla politica del figlio unico e dalla parallela enorme urbanizzazione verso le città costiere.

Per tradizioni culturali, quando sono state obbligate ad avere un unico erede le famiglie cinesi hanno scelto, nella loro maggioranza, che questo dovesse essere maschio. Il risultato è che oggi ci sono 41 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Si tratta, evidentemente, di un enorme quantità di maschi che hanno, o avranno, difficoltà a trovare un’anima gemella. Se, in aggiunta, ricordiamo che la Cina è sempre stata restia ad accettare immigrazioni da altri Paesi, la riduzione del numero di nuove famiglie sta incidendo pesantemente sulla quantità di nuovi nati nel Paese. Il tasso di fertilità, colpito anche dalla naturale sua riduzione che accompagna i fenomeni di urbanizzazione, è oggi vicino a 1,7 bambini per ogni donna in età fertile. Per consentire il mantenimento del livello della popolazione attuale si ritiene comunemente che un corretto tasso dovrebbe raggiungere il livello di 2,1. Tre anni orsono, consapevole del problema, il Partito decise di eliminare la politica del “figlio unico”, ma il meccanismo era durato così a lungo che le conseguenze negative sono stimate continuare per molti anni successivi.

Dopo l’eliminazione di quella legge, nel 2016, ci fu sì un leggero incremento nel numero di nuovi nati ma già l’anno successivo il tasso di crescita ritornò a calare. La cosa più grave è che, secondo un istituto di ricerca dell’Università di Pechino, anche il “desiderio di fertilità” tra le donne adulte non supera oggi un livello compreso tra 1,6 e 1,8.

Il problema della diminuzione della popolazione in età fertile e dell’aumento di quello di persone anziane non più in età lavorativa è comune a tutti i Pasi industrializzati, ma in Cina esistono tre ragioni che lo rendono più drammatico che altrove.

Innanzitutto, la tendenza alla riduzione di persone in grado di lavorare sta avvenendo più velocemente che in qualunque altro Paese. Quando il Giappone raggiunse la percentuale di pensionati che la Cina si ritrova oggi il reddito individuale era il doppio di quello cinese. In Corea del Sud era addirittura tre volte più alto. Ciò significa una quantità di denaro molto maggiore disponibile per il welfare generale della popolazione.

In secondo luogo, i benefici del progresso economico cinese sono distribuiti in modo molto ineguale tra l’interno e le zone costiere e questo crea ulteriori difficoltà nel gestire il problema. Sulla costa le famiglie hanno più mezzi economici ma meno disponibilità a fare figli. Nell’interno farebbero figli ma l’aumentato costo della vita rende loro difficile mantenerli.

Infine, l’OCSE prevede che tra il 2030 ed il 2060 la crescita dell’economia cinese non potrà oltrepassare il 2,3% annuo, una cifra molto inferiore a quella stimato dal Governo che sarebbe del 6,8%. E’ risaputo che un sistema fortemente autoritario, come quello esercitato dal Partito Comunista Cinese, per garantirsi il consenso ha un’assoluta necessità di garantire una continua diffusione della ricchezza.

In una Cina, fortemente permeata dalla tradizione culturale confuciana rilanciata anche da Xi Jin Ping, il “potere” è legittimato se soddisfa la domanda di ben-essere dei cittadini. Se e quando l’insoddisfazione verso le create aspettative si diffonde nella maggior parte della popolazione, quello è interpretato come il segno che chi governa non sta più compiendo il proprio “dovere”. Secondo Confucio, quel diffuso malessere delegittima chi governa davanti al Cielo e ai cittadini stessi.

Il gap creato tra le varie fasce di età della popolazione sembra, ad oggi, destinato a durare e perfino a crescere per i prossimi 50 anni. Cosa farà e come reagirà il PCC davanti a questa nuova e critica sfida resta un punto di domanda.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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