12:42 03 Giugno 2020
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E arriva il giorno in cui in redazione ti chiedono – ma se non era un medico, non era un biologo, com’è possibile che la vostra gente abbia creduto veramente che potesse aver trovato lui il metodo per curare quelle malattie degenerative che tutta la scienza del mondo cerca da secoli senza aver ancora lontanamente individuato?

Ecco, quello è il momento in cui capisci di essere nei guai. Perché sta brutto rifiutare un implicito invito a scrivere un articolo, sopratutto quando in realtà di cose da dire ne avresti anche, ma dall’altra parte sai perfettamente che dire sul serio quello che pensi ti attirerebbe le ire funeste della metà dei lettori ‘credenti’ in Vannoni, mentre scegliere un profilo basso servirà solo ad attirarti le altrettante ire di coloro che hanno bollato il comunicatore di Torino recentemente scomparso come null’altro che un ciarlatano.

Spiegare ai ‘fedeli’ italiani per quale motivo non dovrebbero credere ai miracoli non ha senso, come non ha senso provare a spiegare ai russi come sia stato possibile che nella patria del ‘Metodo Scientifico Sperimentale’ di Galileo Galilei, in migliaia siano scesi in piazza per pretendere dallo Stato la sperimentazione ufficiale di un qualcosa che non ha mai avuto nulla né di ‘metodo’, né di ‘sperimentale’ e, tantomento, nulla di ‘scientifico’.

Quello che i russi fanno fatica a capire, perché noi italiani facciamo fatica a spiegare, è che l’Italia Sì, è la patria di Leonardo, Galileo e Fermi, ma è anche il Paese in cui prima della scienza viene sempre la fede. Da noi tutto è fede. O mancanza di fede. La qual cosa a sua volta è fede. La politica è fede, o fede nel non aver fede. Persino la scienza da noi è fede. Chi crede nella scienza da noi il più delle volte lo fa in maniera dogmatica, non scientifica. Per siegare sia ai russi che agli italiani quella che forse è la differenza di base tra le due culture e che spesso porta a certi ‘difetti di comunicazione’, partiamo dal famoso ‘aneddoto dell’infermiera russa’, questo forse sarà d’aiuto.

C’è un’infermiera che spinge un paziente sulla lettiga. Ad un certo punto il paziente le fa – ma forse andiamo in rianimazione? - l’infermiera risponde – Il dottore ha detto obitorio, andiamo all’obitorio.

Ecco, questa frase – ‘il dottore ha detto all’obitorio, quindi all’obitorio – in Russia è spesso usata a metafora. Indica la capacità dei russi di tutto sommato adeguarsi con spirito di ordinata rassegnazione agli scherzi del destino. Ma in Italia non funzionerebbe mai. In Italia se il dottore dice ‘v morg’ (all'obitorio), sei tu che al dottore lo mandi a sua volta ‘a quel paese’. Se poi non trovi un’altro dottore capace di darti una diagnosi migliore allora decidi da te che è la scienza a sbagliare, poi vai dai Vannoni, dai Di Bella, se non bastano i metodi loro allora provi con i ‘metodi’ Padre Pio, ma anche Medjugorje. Tutto fai, perché in Italia la gente vuole vivere sempre e comunque, anche quando è impossibile, e si attacca a tutto, tanto che, alla fine dei conti, se vuoi credere che un marketologo possa aprire un centro per le staminali come fosse una pizzeria, e questo ti dà speranza, non è neppure giusto che arrivi io o qualcun’altro a toglierti anche quella.

Qualcuno non vuole più credere nelle scienze ufficiali perché oramai ha perso la fiducia nel sistema e non si fida più neppure del segnale orario? Questo è un fatto e con questo dovremo fare i conti prima o poi. Ma quella ingenua voglia di continuare a vivere anche quando il dottore ha detto che non è in rianimazione che ti devono portare, è tutto sommato giusto non perderla. Se un Vannoni in certi casi può essere servito almeno a questo, che così sia e pace all’anima sua.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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