02:48 16 Dicembre 2019

La Nato festeggia i 70 anni, ma rischia il collasso

© AFP 2019 / Mandel Ngan
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Le celebrazioni di Londra del 4 dicembre nascondono la crisi profonda che lacera l’Alleanza Atlantica, la rende incapace di concordare sulle scelte strategiche e minaccia di portarla a quella “morte cerebrale” già anticipata da Macron.

La Nato ha settant’anni e li dimostra tutti. Ma in Europa Emmanuel Macron è l’unico ad avere il coraggio di ammetterlo denunciando la “morte cerebrale” di un’Alleanza ormai incapace di adeguarsi ai mutamenti internazionali. Criticatissimo per la sua schiettezza il presidente francese ha messo i 29 paesi dell’Alleanza di fronte alla verità costringendoli a fare i conti con l’ inadeguatezza del loro patto di Difesa. Ma la verità fa male e la Nato, con un altro gesto sintomo della propria debolezza, preferisce dribblare il problema. E pur di non affrontarlo accorcia i tempi delle celebrazioni per il 70 anniversario della fondazione declassando da summit a semplice commemorazione l’incontro fra i leader dei paesi membri previsto per mercoledì 4 dicembre a Londra.

L’espediente non risolve, però, il problema di un’Alleanza sempre più spaccata al proprio interno e incapace di darsi una linea comune. La divisione principale resta quella che contrappone l’America, indiscusso paese guida, e i suoi alleati. Donald Trump dopo aver più volte ribadito lo scarso interesse per l’Asse Atlantico ha fatto capire di volerlo mantenere in vita soltanto se Canada e partner europei adegueranno le spese militari a quel 2 per cento del prodotto interno lordo previsto dalle regole dell’Alleanza.

Ma le sferzate di Trump non sono servite a molto. Secondo i dati della Nato, solo 3 Paesi europei hanno raggiunto l’obiettivo (Grecia, Estonia e Gran Bretagna), 4 si sono avvicinati (Lettonia, Polonia, Lituania e Romania), mentre ben 21 (tra cui un’Italia ferma all’1,15 %) hanno ancora molta strada da fare. Se il principale problema della Casa Bianca è l’incremento delle spese altrui e il contenimento delle proprie i partner europei sembrano divisi anche sulle fondamentali scelte strategiche. Tra i meriti di Emmanuel Macron vi è sicuramente quello di aver spinto al centro degli incontri di Londra la questione del rapporto con una Russia considerata ancor oggi, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nemico numero uno dell’alleanza. Una miopia figlia di visioni politiche datate che impediscono – tra l’altro - di percepire il pericolo rappresentato da una Cina pronta dominare l’Europa non solo commercialmente ed economicamente, ma anche militarmente. Una miopia su cui gli incontri di Londra difficilmente metteranno una pezza anche se il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg promette d’affrontare “le conseguenze dell’ascesa della Cina”.

Di certo, però, la brevità degli incontri di Londra non basterà a riconsiderare l’entità di una minaccia Russa amplificata a dismisura per ragioni politico strategiche dopo la crisi dell’Ucraina nel 2014. Il tema divide persino l’America. Ad un apparato militare ed industriale irremovibile nel considerare prioritario il rischio Russia si contrappongono un Donald Trump e una Casa Bianca assai più scettici sulla reale pericolosità del Cremlino. La stessa frattura attraversa longitudinalmente il blocco dell’alleanza europea. La Germania pur di mantenere una posizione guida nell’Europa Orientale continua ad avvallare le tesi di chi, come Varsavia, considera indispensabile per ragioni storiche la contrapposizione con la Russia e la presenza a mo’ di deterrente di 4,000 militari Nato in Polonia e nelle repubbliche Baltiche.

Posizioni ormai in aperto conflitto con quelle di un Eliseo deciso a chiudere lo scontro con Mosca e a proporsi invece come mediatore tra Russia e Ucraina. Non a caso il 9 dicembre, 5 giorni dopo il vertice Nato, Macron riceverà a Parigi il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo ucraino Volodymyr Zelenskiy per avviare un negoziato che promette di rendere anacronistiche e superate le priorità antirusse della Nato. La decisa svolta di Macron era già stata preannunciata sul fronte dell’allargamento europeo. Il “no” dell’Eliseo ad una Macedonia pronta ad entrare anche nella Nato è stato interpretato come un’altra apertura al Cremlino e come l’ennesimo segnale della tensione con Berlino.

Ma spaccare ancor di più l’Alleanza contribuisce una Turchia considerata un tempo la piattaforma Nato indispensabile per contrapporsi alla Russia sul versante orientale. Un ruolo che oggi Ankara si guarda bene dal rivendicare come dimostra la disponibilità a dotarsi del sistema anti aereo S 400 di fabbricazione russa snobbando le forniture atlantiche. Una Turchia che, come solo Macron ha il coraggio di far notare, non ha esitato ad ignorare i vincoli di Alleanza quando ha attaccato i curdo in Siria. La Nato, pronta a festeggiare il suo settantesimo compleanno, dunque se non è ancora alla “morte cerebrale” di certo attraversa una situazione di assoluta confusione politica. Una situazione che non sembra destinata a migliorare nel breve periodo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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