03:43 16 Dicembre 2019
La bandiera della Turchia

Duello franco-turco nel Mediterraneo

© AP Photo / Adel Hana
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Il pubblico italiano ha scarsa cognizione del peso effettivo della Francia nel mondo e nessuna consapevolezza del ruolo che la Turchia è riuscita a ritagliarsi in questi anni in Medio Oriente e nel Mediterraneo.

Agli occhi degli italiani, la Francia è un paese tutto sommato di dimensioni e capacità paragonabili al proprio, ma dall’ego smisurato. Il suo seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è ritenuto una specie di vecchia reminiscenza della potenza che fu, mentre Force de Frappe e portaerei non impressionano nessuno. Le capacità organizzative dello Stato francese, allo stesso modo, sono ignote ai più.

Conseguentemente, i frequenti attriti che emergono nelle relazioni bilaterali franco-italiane vengono solitamente attribuiti alle inclinazioni caratteriali dell’inquilino pro-tempore dell’Eliseo, invariabilmente ricondotte al consueto cliché che vorrebbe tutti i francesi nazionalisti e sciovinisti.

In realtà, tuttavia, le cose stanno in modo ben diverso. La Francia non gioca nella stessa categoria dell’Italia. È una potenza di rango superiore, che dispone di una considerevole influenza sullo scacchiere internazionale, controlla ampie porzioni del Continente africano e soprattutto ha una solida coscienza del proprio interesse nazionale, che persegue con metodo e costanza nel tempo.

La strategia globale francese è la stessa da decenni. Parigi promuove il processo di integrazione europea con il duplice obiettivo di legare le mani alla Germania ed utilizzarne le risorse umane, economiche e tecnologiche per fare dell’Europa una potenza mondiale, naturalmente sotto il benevolo predominio dei tecnocrati transalpini.

Le dichiarazioni rese da Emmanuel Macron un anno fa, in occasione delle celebrazioni del centenario della vittoria alleata nella Prima guerra mondiale, ripetute pochi giorni or sono, possono essere considerate sorprendenti soltanto nel loro candore. In realtà, infatti, non riflettono un vero cambiamento dell’approccio francese all’Europa e agli affari mondiali. Si limitano ad esprimerlo con maggiore trasparenza e franchezza.

Al servizio di queste ambizioni è stato allestito sin dal 1958 un apparato istituzionale che permette al Presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale, di avere il pieno controllo della politica estera e di difesa francese. Nessun affare corrente ne appesantisce l’azione, che oltretutto non deve fare i conti con la necessità di manutenere costantemente gli equilibri della maggioranza parlamentare, al contrario di quanto capita in Italia. Il protagonismo di Macron non può quindi stupire più di tanto.

Se gli italiani sottovalutano la Francia, addirittura ignorano la Turchia, che per buona parte di loro è soltanto un povero paese in via di sviluppo governato da un eccentrico leader autoritario, il Presidente Erdogan, dedito alla rivendicazione di un ruolo che sarebbe al di fuori della portata di Ankara.

Sono conseguentemente in molti a non capire perché i Governi di Roma siano timidi nei confronti di quello di Ankara, malgrado in molti contenziosi recenti la Turchia abbia prevalso sull’Italia. Si pensi ad esempio al caso del leader del Pkk curdo, Ocalan, di cui i turchi riuscirono ad ottenere l’allontanamento dal territorio italiano, dove nel 1998 lo avevano invitato a stabilirsi il premier Massimo D’Alema ed alcuni esponenti della sua maggioranza di centro-sinistra allora al potere.

I turchi hanno invece una grande storia imperiale, le cui memorie proprio Erdogan sta cercando di ravvivare, dopo un secolo di esperienza repubblicana e nazionale contrassegnati dalla limitazione delle ambizioni.

Malgrado si considerino entrambe alleate degli Stati Uniti ed amiche della Russia, Francia e Turchia sono entrate in rotta di collisione nello spazio mediterraneo, dove stanno cercando di dilatare la propria sfera d’influenza l’una a spese dell’altra.

A differenza degli italiani, che sono rimasti a cullarsi nelle illusioni della pace post-storica kantiana, francesi e turchi hanno rapidamente colto le implicazioni del ripiegamento statunitense dall’Europa e dal bacino del Mediterraneo.  

Sono ormai ai ferri corti in molti quadranti: innanzitutto, nei Balcani e in Libia. In effetti, Macron ha chiuso le porte dell’Unione Europea ad Albania e Macedonia del Nord. Lo hanno per questo accusato di aprire spazi alla penetrazione turca nella regione.

In realtà l’obiettivo probabile di Parigi era invece quello opposto: ovvero impermeabilizzare l’Europa comunitaria rispetto all’influenza che la Turchia avrebbe potuto esercitare dall’interno dell’Unione Europea, sfruttando come tramite i folti raggruppamenti di musulmani già sudditi della Sublime Porta che risiedono proprio negli Stati cui Macron ha sbarrato la strada che conduce a Bruxelles.

Erdogan ha ottenuto tuttavia una straordinaria rivincita in Libia, in seguito agli accordi apparentemente raggiunti con Donald Trump, dal momento che gli Stati Uniti hanno cessato di sostenere l’offensiva del generale Haftar, gradito ai francesi, contro il Governo di Accordo Nazionale diretto a Tripoli da Fayez al Serraj, che è invece appoggiato dai turchi oltreché dall’Italia.

La circostanza sembrerebbe aver cambiato sensibilmente gli equilibri in campo, in una direzione ostile agli interessi della Francia e favorevole, invece, a quelli della Turchia.

Il duello franco-turco ha infine raggiunto il cuore dell’Alleanza Atlantica, dove i turchi hanno addirittura minacciato di porre il veto sulla prosecuzione delle missioni di rassicurazione in corso nelle Repubbliche Baltiche, se gli Stati membri non si dimostreranno solidali con Ankara nella sua lotta alla causa curda, che invece Parigi protegge, malgrado la Turchia la consideri promossa con metodi terroristici.

Un tempo, gli Stati Uniti avrebbero sedato senza tanti complimenti questi attriti, esercitando la leadership di cui erano capaci. Il fatto che non lo facciano più, sta accrescendo le rivalità geopolitiche anche all’interno del vecchio blocco occidentale.

In questo quadro, muovendosi con grande disinvoltura e flessibilità, la Turchia sta cogliendo grandi successi. La circostanza ne sta potenziando le ambizioni.

Il passo successivo di Ankara è già venuto alla luce del sole: i turchi vorrebbero saldare la propria Zona economica esclusiva a quella del Governo di Accordo Nazionale libico, creando un corridoio marittimo tra le coste dell’Anatolia e quelle della Tripolitania.

Sulla loro strada, è prevedibile che incontreranno la resistenza della Grecia, che teme per la sovranità su alcune sue isole. Non è escluso che la partita diplomatica possa coinvolgere rapidamente altri Stati, dal momento che Atene cercherà di mobilitare i propri alleati a suo sostegno.

Risulta difficile al momento prevedere la piega che prenderanno gli eventi. Una cosa sembra però sicura: il Mediterraneo non si avvia verso un’era di pace. Si registreranno invece tensioni crescenti. E sarà bene prenderne atto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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