02:45 16 Dicembre 2019
Discorsi al tavolino di un bar

Abbiamo pochi soldi in tasca e troppo CO2 nell’aria: di chi è la colpa?

© Sputnik . Vladimir Vyatkin
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E’ sempre facile fare il saccente al bar, criticando allenatori e governanti come se, al loro posto, ognuno di noi saprebbe fare meglio. Se vogliamo essere sinceri con noi stessi, sappiamo tuttavia quanto sia azzardato, se non si ha una diretta responsabilità e, soprattutto, se non si hanno in mano tutti i dati utili, dire dove “loro” sbaglino.

Comunque sia, quando si hanno forti dubbi sulle decisioni che man mano vengono prese dai potenti sarebbe ancora peggio tacere o far finta di niente. Anche il sottoscritto, come molti tra i lettori, di dubbi ne ha tanti e qui ne vuole menzionare almeno due. Lo fa con umiltà, senza pretendere di svelare la “Verità”, ma sperando che qualcuno lo aiuti a capire meglio sul perché le cose vanno come vanno e il futuro ci appaia sempre piu’ grigio.

Cominciamo allora dai cambiamenti climatici

Chiunque abbia letto un poco di storia sa che il nostro globo ha avuto varie epoche climatiche. Lasciamo stare gli avvenimenti troppo lontani nel tempo e occupiamoci di quando i continenti erano già formati ed avevano, piu’ o meno, le forme e le dimensioni attuali. Non parliamo nemmeno del perché della sparizione dei dinosauri sapendo che le ragioni della loro scomparsa sono ancora incerte e dibattute. Veniamo piuttosto a tempi piu’ recenti, cosiddetti “storici” ed enumeriamo alcuni fatti incontestabili.

Quando l’uomo già viveva sulla terra, è risaputo che il Sahara fosse coperto da un lago e le sue sponde abitate. In altre zone, varie mitologie ci raccontano di un diluvio universale che avrebbe coperto molte delle terre emerse. L’attuale Mar Nero era semplicemente un lago d’acqua dolce che, grazie a straordinari afflussi di acque dai fiumi immissari, ha debordato e si è unito al Mar Mediterraneo sfondando quello che oggi è il Bosforo. Annibale passò le Alpi a fine ottobre del 218 a.C. ad una altitudine di circa 3000 metri con ben 37 elefanti, ciascuno pesante circa 5 tonnellate. Sarebbe possibile ora con il clima attuale e la neve che sicuramente ricopre i passi di montagna in quella stagione? Considerate che lo storico inglese Edward Gibbon (secolo XVIII) nel suo “La storia della decadenza e caduta dell’impero romano” arriva persino ad affermare che fu un grande cambiamento climatico a spingere i barbari verso sud e che Roma fu quasi spopolata in quegli anni a causa delle numerose piene del Tevere che spinsero molti romani a lasciare la città.

I vichinghi arrivarono in Groenlandia prima dell’anno mille e vi si stanziarono coltivandovi la terra dopo aver lasciato l’Islanda allora vittima di una lunga carestia. Sappiamo che l’Islanda, nonostante la latitudine, era un territorio relativamente caldo grazie ai numerosi geiser che vi si trovano. Avrebbe un senso, oggi, coltivare qualcosa con maggiore successo nella Groenlandia ghiacciata piuttosto che in Islanda? Perché fu chiamata Grunland (Terra Verde)? Era solo il frutto di un ironico umorismo? E perché chi arrivò in Terranova in quel periodo la chiamò Vinland (Terra del vino – oppure: Terra fertile)? Si trattò sempre di umorismo?

Gli archeologi del clima e gli storici ci raccontano che tra circa il 1100 e il 1800 circa la terra subì quella che chiamano la “piccola glaciazione” alludendo al fatto che in quei secoli la temperatura mediana era molto piu’ fredda dell’attuale. In una mia ricerca, fatta per altri scopi, presso l’Archivio di Stato di Milano scoprii che nel secolo XV in città nevicò piu’ volte in agosto e che le ricche signore vi circolavano con la pelliccia. Mi raccontano di situazioni simili nello stesso periodo anche nelle Marche e presumo che, volendolo, si possano ritrovare storie uguali in tutta l’Europa del sud.

Circa cinquecento scienziati mondiali, esperti di clima, di astronomia e di fisica hanno scritto una lettera all’ONU e anche alcuni esperti italiani hanno fatto lo stesso con i nostri governanti (tra i firmatari troviamo Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Franco Prodi, Franco Battaglia e Antonino Zichichi) dichiarando che non esiste alcuna prova scientifica che dimostri che il cambiamento climatico (in essere o solo possibile?) sia dovuto ad un presunto effetto serra e, in particolare all’azione dell’uomo. Si sottolineano, invece, l’effetto dello spostamento dell’asse terrestre e dei fenomeni solari.

Ecco i dubbi:

·         Se cambiamenti climatici sono sempre avvenuti, e ciò è accaduto ben prima della rivoluzione industriale, siamo proprio sicuri che questa campagna mondiale contro la CO2 serva a qualcosa?

·         E se fosse del tutto inutile, qualcuno sta calcolando quanto possa costare al benessere collettivo un drastico cambiamento della politica energetica?

·         Se il cambiamento climatico esiste veramente e se i mari saliranno sommergendo alcune terre emerse, perché i politici di tutto il mondo non lanciano ricerche su cosa si debba fare per mettere al sicuro città e zone costiere anziché blaterare su “piani energetici” probabilmente inutili e, comunque, tardivi?

·         Se il clima cambierà davvero, perché i vari Ministeri dell’Agricoltura non si occupano di pianificare tempi e modalità della necessaria riconversione agricola?

Un secondo tema strettamente economico

La European Banking Authority ha pubblicato i dati che indicano che nell’Eurozona i depositi bancari di privati e di aziende hanno superato per la prima volta i 10.000 miliardi di euro. Considerando che il PIL complessivo di questi Paesi arriva ai 12.000 miliardi è evidente la sproporzione tra il denaro bloccato nei conti correnti e quello circolante che creerebbe ricchezza. Nella sola Italia, i depositi corrispondono all’ottanta percento del PIL e cioè valgono 1.400 miliardi. In Germania è ancora peggio: custoditi infruttuosamente nelle banche ci sono 3.000 miliardi, in Francia 2.200 mentre in Gran Bretagna sono poco più di 2.000. Ricordiamo anche che, nel 2005, i soldi “a risparmio” erano solo attorno ai 5.000 miliardi di euro. Se pensiamo che in questi quindici anni l’inflazione media dell’Eurozona è stata di circa il 30 percento e che i depositi danno interessi pressoché insignificanti, ne deduciamo che chi ha lasciato i soldi in banca ha soltanto perso denaro. Tutti masochisti questi europei?

Ed ecco anche qui i dubbi:

·         Se le banche sono già piene di depositi, perché le Banche Centrali continuano a emettere nuova liquidità aumentando così il debito pubblico europeo e dei vari Stati? Una risposta: mettere in circolazione nuovo denaro servirebbe a stimolare consumi e investimenti. Sono quasi dieci anni che negli Usa e in Europa si segue questa filosofia ma, mentre in America l’economia ha ripreso (pur grazie a debiti che, prima o poi, dovranno essere ripagati) da noi l’economia stagna e addirittura si teme una nuova recessione (vedi Germania).

·         Se, come tutti sanno, non si spende e si risparmia pur rimettendoci, il motivo evidente è che manca la fiducia nel futuro. Gli imprenditori, pur avendo denaro non investono e i privati spendono poco. Perché i politici non agiscono sulle cause cercando di fare di tutto per suscitare un nuovo ottimismo?

·         Perché si insiste a puntare su di uno stimolo alla domanda anziché stimolare il lavoro e la produzione?

·         Se, soprattutto in Italia, il problema è il debito pubblico, perché si continua a stare a metà strada tra una soluzione e l’altra senza spingere profondamente solo da una parte? In altre parole, anziché fare nuovi e piccoli debiti distribuendo soldi a pioggia (vedi “reddito di cittadinanza” e “quota cento” ad es.) perché non si investe in ricerca e infrastrutture?

·         Oppure, al contrario, perché in Europa gli Stati non investono essi stessi nelle produzioni nei settori in cui i privati non hanno piu’ coraggio di farlo anche dove il mercato potrebbe recepire positivamente quei prodotti?

·         Se le nostre imprese e i nostri lavoratori sono uccisi dalla concorrenza straniera, se oramai sappiamo che il momento virtuoso della “globalizzazione” è passato e si è rivoltato contro di noi, perché i politici europei non hanno il coraggio di passare dal concetto di “free trade” a quello di “fair trade”? Perché continuare a far finta di niente davanti a una concorrenza che usa lavoro minorile, non tutela i propri lavoratori, produce in ambienti pericolosi, fa dumping e via di questo passo?

Sono dubbi, tutti questi, cui dobbiamo sperare che chi ha accesso a piu’ informazioni del sottoscritto voglia prendersi la briga di rispondere.  

Se nessuno lo farà, non ci resterà che continuare a parlarci addosso nei bar, lanciando qui e là invettive che sappiamo sterili ma che, almeno, serviranno a lasciarci sfogare con gli amici.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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