16:32 08 Dicembre 2019
Il sobborgo di Damasco Douma visto dopo essere stato liberato dai militanti.

L’attacco chimico di Douma? Un’invenzione

© Sputnik . Mikhail Voskresenskiy
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Una mail interna all’Opcw diffusa da Wikileaks spiega come tutti i dati raccolti dagli ispettori dell’organizzazione siano stati alterati e trasformati per mettere a punto il rapporto che accusa Damasco e giustificare i raid messi a segno nell’aprile 2018 da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

La verità ufficiale sul presunto attacco chimico di Douma del 7 aprile 2018 puzzava lontano un miglio. E Sputnik l’aveva già scritto. Ma ora quella puzza sta diventando fetore nauseabondo e mette a repentaglio la credibilità dell’Opcw, l’ “Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche” premiata nel 2017 con il Nobel per la pace. Un Nobel apparentemente assai poco meritato. Solo qualche mese prima l’Opcw avrebbe, infatti, falsificato e manipolato le evidenze raccolte dagli ispettori mandati in missione Douma. E l’avrebbe fatto con il preciso intento di mettere sotto accusa il governo di Bashar Assad attribuendogli la paternità dell’attacco chimico.

La sconcertante rivelazione emerge da una mail interna all’organizzazione resa pubblica la scorsa settimana da Wikileaks. Nella mail, datata 22 giugno 2018, uno degli ispettori mandati a Douma accusa i vertici dell’organizzazione di aver manipolato gli elementi raccolti dal suo team allo scopo di far ricadere le colpe su Assad.

Ma il sospetto di aver favorito e incoraggiato una colossale manomissione della realtà pesa anche su Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, i tre paesi che il 14 aprile 2018 colpirono con attacchi missilistici e aerei numerosi obbiettivi in territorio siriano. Attacchi giustificati con la necessità di punire il regime di Damasco, ma messi a segno una settimana prima che gli ispettori dell’Opcw raggiungessero la zona del presunto attacco chimico.

Le aggiustatine ai dati raccolti dagli ispettori sarebbero dunque servite a produrre quelle “prove certe” che Londra, Parigi e Washington giuravano di avere in mano già al momento dell’attacco. La mail datata 22 giugno 2017 ed indirizzata al capo di Gabinetto Robert Fairweather e al suo vice Aamir Shouket, membro della missione inviata a Douma, spiega che la versione rivista e corretta del rapporto pubblicato dall’organizzazione “ha preso una forma assai diversa rispetto a quanto abbozzato originariamente”. Un ruolo importante nella manomissione dei dati secondo il documento sarebbe stato giocato dal diplomatico turco Ahmet Uzumcu, all’epoca Direttore Generale dell’Opcw. Già il fatto che al posto di Direttore Generale di un’organizzazione teoricamente neutrale sedesse il diplomatico di una Turchia schierata a fianco dei ribelli risulta inquietante. Ma ancor più inquietanti sono gli stravolgimenti dei rapporti inviati dagli ispettori.

La bozza iniziale trasmessa mentre il team era ancora a Douma faceva notare, ricorda la mail, come la presenza di cloro potesse riferirsi a “comune varechina per uso domestico”. Per questo “individuare volutamente il cloro gassoso come una delle possibilità è disonesto”. Il rapporto finale invece altera completamente il senso originario sottolineando come vi siano evidenze sufficienti a determinare la presenza di “cloro o di un altro composto chimico contenente cloro”. La mail dell’ispettore contesta inoltre che gli ispettori abbiano appurato la presenza di alti livelli di “derivati organici contenenti cloro […] rilevati nei campioni ambientali”. Essi erano - scrive l’autore della mail “presenti solo in parti per miliardo… un livello di 1-2 parti per miliardo è talmente basso da significare essenzialmente tracce”.

Ancor più grave è la manomissione delle parti che evidenziavano le contraddizioni tra i sintomi da esposizione al cloro riportati dalla letteratura medica e i sintomi accusati da testimoni e vittime ripresi nei video diffusi dai ribelli.

“Queste incongruenze oltre ad esser state notate dalla missione – ricorda la mail - erano state sottolineate con decisione da tre tossicologi con una competenza specifica in materia di esposizione alle armi chimiche”.

Ma di quelle incongruenze non c’è traccia nel rapporto finale dell’Opcw reso pubblico il 9 marzo di quest’anno. Scomparsi anche i dubbi degli ispettori sul fatto che la contaminazione sia stata causata da due cilindri metallici fotografati e fatti ritrovare dai ribelli nel presunto epicentro dell’attacco chimico.

Insomma il rapporto finale grazie agli aggiustamenti pilotati dall’ufficio dell’allora direttore tecnico Ahmet Uzumcu ribalta la verità. In questo surreale travisamento dei fatti l’assenza di prove a carico del regime siriano si trasforma in un esplicito atto d’accusa. Un giro di valzer indispensabile per giustificare i bombardamenti e gli attacchi missilistici già messi a segno da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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