17:44 08 Dicembre 2019
Scena dal film 'C'eravamo tanto amati'

“C’eravamo tanto amati” e adesso... ci siamo tanto imborghesiti

© Foto : Screenshot dal film 'C'eravamo tanto amati'
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“Eravamo tanto amati” è il titolo del libro presentato ieri a Firenze in cui gli autori si chiedono che fine abbiano fatto gli eredi del glorioso PC italiano. Titolo che parafrasa il film capolavoro di Ettore Scola sfruttandone le note malinconiche ma che presta anche il fianco ad una bella polemica – davvero volete sapere che fine hanno fatto?

“Pci nostalgia, Eravamo tanto amati" titola La Nazione di Firenze in un articolo in cui viene presentato e lanciato l’ennesimo libro-inchiesta che tenta di analizzare, possiamo già scommettere senza la dovuta autocritica, il motivo per cui il più grande partito comunista d’Europa sia sparito nel nulla ed i suoi eredi ridotti a parlare dei bei tempi passati proprio come in uno di quei romantici film commedia all’italiana dei tempi di Scola, Comencini o Risi.

E poi ci si ritrova dal ‘Re della mezza porzione’ a dire: “Tutto fu fatto con una certa improvvisazione”, oppure “E’ stata tutta colpa della nascita del PD” e vai con le analisi sulle sconfitte elettorali ma non quelle sulle sconfitte politiche, sociali e umane. Perché è così che si perde sul serio – scrivendoci sopra un libro intero che parla del nulla quando le cause vere è tutta la vita che ce le hai davanti ma non le capisci neppure se te le spiegano come fossi un bambino di 5 anni. Perché non le vuoi vedere, e non le vedi. E non le vedrai mai.

Non c’entra il PD, Renzi, Salvini, i populisti, non c’entrano nulla le destre. C’entra semplicemente il fatto che una generazione nata con fuoco e ideali, man mano è cresciuta e si è imborghesita e non è stato possibile sostituirla con altre generazioni perchè quelle successive sono nate tutte già borghesi in partenza e con il massimo del modello di cambiamento che viene proposto loro non di un Che Guevara, un Lumumba o un Sankara, ma di una Greta Thumberg o una rivoluzione colorata pro-liberista, capitalista ed euroatlantista.

L'altro giorno a RAI 3 hanno censurato un reporter appena tornato dalla Siria che cercava di spiegare quanti danni facciano le nostre sanzioni economiche ad un popolo provato da anni di lotta contro, tra l’altro, gli stessi gruppi estremisti islamici che anche a noi fanno tanta paura. RAI 3 dico, quella che una volta era voce proprio del PC. Quella stessa che ora è invece la capofila delle TV filo atlantiste e guai ad uscire dalla linea stabilita per la narrazione ufficiale. E poi ci si chiede che fine abbia fatto il PC e perché? Quali sono oggi gli interessi e le passioni di quegli stessi che un tempo parlavano di Palestina, antimperialismo, lavoro, pace? Oggi quegli stessi sono i primi a reggere il fuoco di fila contro tutti i governi che nazionalizzano le risorse del popolo invece di svenderle e che per questo si ritrovano con rivoluzioni colorate in casa. I primi a chiudere invece un occhio quando a reprimere sono i regimi neoliberisti.  I primi ad aver perso il contatto con i problemi reali dei cittadini delle perifierie per il semplice motivo che oramai vivono in centro.

Finita la grande contrapposizione comunismo – capitalismo, per il semplice motivo che è crollata l’URSS, e finito il tempo delle grandi ideologie, alle nuove generazioni non sono rimasti veri ideali sui quali contrapporsi e sui quali fondare a loro volta valori romantici, anche per loro alla “C’eravamo tanto amati”. Certo, la contrapposizone Unipolarismo – Multipolarismo, la contrapposizione cioè tra visone del mondo globalizzato a guida e pensiero unico (all’americana e filo euro-atlantista) contro una visione di Stati tra loro sovrani e capaci di decidere in autonomia economia, alleanze e forme di governo, sarebbe potuta essere una buona occasione per formare ameno due gioiose differenti squadre di pensiero capaci di scrivere belle storie e girare grandi film come ai vecchi tempi. Ma questa possibilità è stata negata ai nostri ragazzi. Negata perchè non gli si vuole dare neppure la possibilità di combatterla questa battaglia, non si vuole neppure ammettere che questa contrapposizione esista. Piuttosto gli diamo Greta, lo sviluppo insostenibile, la green economy, la teoria gender, le rivoluzioni colorate e pilotate, i gatekeepers, i vegani, le proxy wars. Tutto, ma non un’altra possibilità di epiche battaglie per ideali magari inutili ma almeno romantici.

Che fine hanno fatto invece i genitori, quelli che il libro presentato da La Nazione definisce gli ‘eredi del PC’? Semplice, hanno fatto la fine del film che citano:

  • Vittorio Gassman, nel film Gianni, ha rinunciato ai suoi grandi ideali per difendere il palazzinaro Romolo Catenacci, interpretato da Aldo Fabrizi, e diventare il grande e ricco avvocato Gianni Perego.
  • Antonio, Nino Manfredi, il portantino-infermiere, carriera non l’ha mai fatta, lui dice per le sue tendenze politiche ma forse anche per insufficienza di talento, e comunque di certo non ha fatto alcuna rivoluzione vera. Alla fine rinuncia persino al presidio di protesta per far iscrivere i figli a scuola, tanto il massimo nella vita oramai l’ha raggiunto, s’è sposato l’amata Luciana, Stafania Sandrelli.
  • Nicola Palumbo, Stafano Satta Flores, quello sì è l’unico che è rimasto fedele alla linea fino in fondo. Ma quanto gli è costato?

Dal ‘Re della mezza porzione’ Gianni, Antonio e Nicola ordinano il tradizionale ‘picchiapò’.


Gianni sovrapensiero dice a voce alta – La nostra generazione ha fatto veramente schifo.
- Perché? – Antonio
- Bhé, guarda Nicola – risponde Gianni
- Che ha fatto Nicola? – Antonio
- Eh! Che ha fatto Nicola, ha preso a calci la famiglia, la carriera, e a coronamento di tutto è finito a scribacchiare critiche cinematografiche, firmando ‘Vice’
- Ah è lui Vice, allora scrivi su un sacco de giornali! – Antonio rivolgendosi a Nicola cercando di stemperare
- E tutto questo perché? Per un futuro diverso. Ma il futuro è passato, e non ce ne siamo nemmeno accorti – conclude Gianni prima di mandare giù un’altro quartino di bianco.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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