17:47 08 Dicembre 2019

Alle armi Cavalieri d'Europa! Riprendiamoci l'Unione dal basso

© Sputnik . Vladimir Astapkovich
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Da solo, ogni singolo Stato membro della UE sarà sempre piu’ destinato a diventare ininfluente. Schiacciata tra USA, Cina, una risorgente Russia e schiava di interessi politici d’oltreoceano, perfino la potente Germania, indiscutibile potenza economica e demografica dell’Europa, non può reggere un confronto alla pari.

Non è un caso che gli industriali tedeschi abbiano scritto una lettera ufficiale, lo scorso gennaio, al Governo di Berlino e a Bruxelles chiedendo di rinunciare, specialmente con la Cina, a ogni nuova negoziazione bilaterale e accettare di trattare soltanto come Unione Europea.

Anche loro sono ben consci dei problemi che tutti incontrano nel dialogare con le autorità cinesi: non rispetto dei brevetti (li copiano senza pagare alcun diritto), produzione di “falsi firmati”, limitato accesso al mercato interno della Cina (nonostante l’adesione al WTO), aiuti di Stato in vari modi alle aziende esportatrici per falsare la concorrenza, manipolazione dei cambi, incertezza del diritto locale.

Tuttavia, di là da pompose dichiarazioni di europeismo, proprio la Cancelliera Merkel e il Presidente francese Macron sono sempre in prima fila nel privilegiare gli interessi nazionali su quelli comunitari ogni volta che se ne presenti l’occasione.

La Merkel lo scorso settembre ha compiuto il suo dodicesimo (!) viaggio a Pechino accompagnata esclusivamente da aziende del suo Paese, con in prima fila la Siemens e la Volkswagen. Non risulta che abbia affrontato nessuno dei problemi comuni e si è preoccupata invece di garantire soltanto i propri investimenti e le proprie esportazioni.

Macron ha fatto anche di peggio. Non che si sia comportato in modo molto diverso dalla collega tedesca ma, considerate le speranze che i suoi discorsi avevano più volte suscitato in molti illusi europeisti, la delusione è perfino maggiore. Il 4 novembre anche lui è stato in Cina ove i furbi cinesi lo hanno accolto come Ospite d’onore al China International Import Expo di Shanghai e lo hanno accompagnato nell’inaugurazione un Pompidou Centre nella stessa città.

Nell’occasione ha firmato ben 40 nuovi accordi industriali e commerciali perfino dimenticando che le francesi Alstom, Carrefour e Auchan, proprio a causa delle difficoltà riscontrate sul mercato interno cinese, stiano per lasciare o ridurre le loro attività in loco.

È vero che si è fatto accompagnare dalla Ministra tedesca per la ricerca e dalla Commissaria europea all’agricoltura ma si è trattato di una semplice foglia di fico. L’obiettivo reale era franco-francese e così è stato.

Pensare che, subito dopo il suo insediamento aveva tenuto all’università francese della Sorbona un pregevole discorso in merito alla necessità di dare una spinta al processo di integrazione europea!

In realtà, tutti i suoi comportamenti concreti continuano a smentire le sue parole e lasciano credere che fare affidamento su di lui sia stato soltanto un abbaglio. Di là dai ripetuti discorsi europeistici, niente dimostra che in lui ci sia veramente un progetto sovranazionale. L’impressione sempre piu’ marcata è che il suo intento non sia la costruzione di un’Unione federale tra pari, bensì che usi la retorica europeista unicamente per affermare una potenziale “guida” francese sul continente.

Esattamente ciò che ha sempre fatto la Merkel: ricorrere al concetto europeo quando esso era utile agli immediati interessi della Germania e dimenticarlo subito dopo aver ottenuto ciò che si prefiggeva.

Gli esempi eclatanti: la storia degli aiuti alla Grecia e il contenzioso con gli Stati Uniti per proteggere le esportazioni tedesche.

La Francia continua a tenere un atteggiamento solitario e neo-colonialista verso l’Africa, cerca di estromettere l’influenza italiana in Libia, e, invece di promuovere un comune atteggiamento europeo costruttivo e collaborativo verso Mosca, punta soltanto a scavalcare la Germania nei rapporti con il Cremlino infischiandosene se così nulla cambia nei fatti e se le sanzioni perdurano. Anche sulla questione dei “flussi migratori” l’ipocrisia la fa da padrona: parla e firma accordi per una “accoglienza” condivisa e poi accetta una ventina di clandestini e, contemporaneamente ce ne rimanda centinaia di qua dal confine.

A sua discolpa, occorre confessare che, anche se avesse le migliori intenzioni, gli mancherebbero gli interlocutori. Italia e Spagna sono impegnate in instabili equilibri interni, la Gran Bretagna è occupata con la Brexit, il Governo tedesco è un’”anatra zoppa” e i Paesi dell’Est guardano altrove (salvo accaparrarsi i generosi fondi di Bruxelles). Tutti gli altri sono troppo piccoli e irrilevanti per poterci costruire alcunché.

Un mio vecchio Professore di scuola media (purtroppo defunto), il benemerito Giuseppe Coppelli, preconizzava che nessuna Europa, né unificata né federale, sarebbe mai stata costruita dalla volontà dei Governi nazionali. Soltanto una spinta proveniente direttamente dai popoli li avrebbe obbligati ad abdicare al loro personale potere in favore di uno sovranazionale. Profondamente convinto della necessità di un’Europa Unita fondò il Movimento dei Cavalieri per l’Europa che ottenne presto adesioni in Italia, Francia, Svizzera e Germania. I suoi mezzi, tuttavia, erano limitati e non poté mettere insieme piu’ di qualche migliaio di persone di buona volontà.

Eppure, se i Paesi europei vorranno continuare a garantirsi il loro attuale benessere e il prestigio che tuttora godono nel mondo, una nuova spinta verso una maggiore integrazione è necessaria e, se non sarà Macron, c’è solo da sperare che tutta la classe politica attuale sparisca lasciando posto a chi sappia guardare oltre i piccoli nazionalismi e gli interessi immediati e punti su obiettivi piu’ lungimiranti e quindi piu’ ambiziosi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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