04:36 16 Dicembre 2019
Emmanuel Macron

Sanzioni addio, Macron sigla la pace tra Ue e Mosca

© REUTERS / Charles Platiau
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Se l’Italia vedrà cancellate le misure anti-russe che affossano la sua economia dovrà ringraziare il presidente francese. La politica di riavvicinamento tra Eliseo e Cremlino culminerà con il vertice di Parigi del 9 dicembre in cui il presidente francese punta a risolvere il conflitto che lacera l’Ucraina.

A pagare il conto più salato siamo stati noi italiani. Nel 2013 le nostre esportazioni in Russia superavano i 15 miliardi di dollari. Nel 2015, dopo le sanzioni Ue contro la Russia colpevole di essersi annessa la Crimea, il fatturato precipitò sotto i sette miliardi. Ed è risalito a 11 miliardi solo nel corso nell’ultimo anno.

Ma a liberarci da quel salasso non saranno, nè la Lega di Matteo Salvini, né quei Cinque Stelle che hanno sempre chiesto l’abolizione delle misure anti russe. A salvarci sarà, paradossalmente, Emmanuelle Macron, ovvero il grande nemico del defunto governo giallo-verde. E non si tratterà certo di un favore all’Italia. Il grande riavvicinamento al Cremlino dell’Eliseo rientra nelle grandi manovre avviate da Macron per sottrarre voti alla grande nemica Marine Le Pen e garantirsi la rielezione alle presidenziali del 2022.

Quelle manovre s’intrecciano non solo con i destini dell’Italia, ma dell’intera Europa, e sono foriere di cambiamenti epocali. Il primo grande rivolgimento riguarda i rapporti dell’Europa con Kiev e Mosca. Il via libera a un dietro-front capace di riportare la pace al Donbass, ma anche di cancellare il progetto di un’Ucraina integrata nell’Unione Europea e nella Nato è già fissato. Scatterà il prossimo 9 dicembre, quando Macron ospiterà a Parigi la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Vladymyr Zelensky nell’ambito di un incontro conosciuto in gergo diplomatico come “formato Normandia”. Il summit, destinato a definire i punti cardinali del piano di pace preparato da Macron, sarà preceduto da un evento simbolico di non minore importanza. Prima del vertice verranno infatti restituite a Kiev le due cannoniere e il rimorchiatore sequestrati nello stretto di Kerch nel novembre 2018. L’annuncio - diffuso dalle autorità russe di Crimea lo scorso 17 novembre - è il chiaro segnale di come l’intesa tra Eliseo e Cremlino, corroborata dalla disponibilità del nuovo presidente ucraino, sia già stata raggiunta.

Macron ci lavora dallo scorso agosto quando, a pochi giorni dal G-7 di Biarritz, ricevette Vladimir Putin nella sua residenza estiva. L’invito, alla vigilia di un vertice da cui la Russia era stata estromessa dopo l’annessione della Crimea, era un chiaro segnale della volontà di ribaltare i rapporti con il Cremlino e con gli Stati Uniti imponendosi come nuovo ago della bilancia delle relazioni europee.

“Il summit di Parigi è stato convocato – confermano i portavoce di Macron - in seguito ai progressi raggiunti, a partire dalla scorsa estate, nel negoziato per la soluzione del conflitto dell’Est Ucraina”.

I risultati del processo avviato alla vigilia del G-7 erano emersi già a settembre quando Kiev e Mosca si erano scambiati una trentina di prigionieri per parte. Ma il vero punto di svolta, secondo quanto trapela dall’Eliseo, è l’intesa conseguita con la mediazione di Parigi ai primi di ottobre che attribuisce a Kiev il compito di organizzare regolari elezioni nelle regioni indipendentiste di Donetsk e Lugansk, sulla base della costituzione ucraina. Il voto, previsto dopo la restituzione al controllo di Kiev di 400 chilometri di confine fra Donbass e Russia sarà seguito dalla concessione della piena autonomia da Kiev in base alla legge sullo status speciale. All’indomani del 9 dicembre Macron potrà così attribuirsi il ruolo di garante della pace in Ucraina e dei rapporti tra Europa e Russia.

“E’ venuto il momento, ed è il momento giusto – ha già spiegato il ministro degli esteri Jean Yves Le Drian - di ricomporre la mancanza di fiducia tra Russia ed Europa per trasformarli in partner a livello economico e strategico”.

Un altro chiaro segnale della politica di convergenza tra Parigi e Mosca è il “no” con cui Macron ha bloccato, a metà ottobre, i negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord. Il nocciolo del problema è, in questo caso, quella Macedonia che a febbraio ha firmato, con grande malumore del Cremlino, il protocollo d’adesione alla Nato. Con quel “niet” Macron, già protagonista di un’intervista in cui parla di “morte cerebrale” della Nato, fa capire di non accettare alcun automatismo nei rapporti tra l’Europa e i partner della Nato e degli Stati Uniti.

Ovviamente è estremamente ingenuo pensare ad una sua improvvisa conversione filo russa. Le mosse del presidente sullo scacchiere europeo ed internazionale sono rivolte a soddisfare, innanzitutto, un opinione pubblica ancora assai sensibile alla “grandeur” francese e ai suoi interpreti. Presentandosi come il nuovo De Gaulle capace di muoversi indipendentemente da Washington e d’imporre la propria linea ai burocrati di Bruxelles Macron punta innanzitutto ad incamerare consensi in un elettorato della Le Pen tradizionalmente filo russo e anti americano. Ma tutto questo ha anche conseguenze economiche di rilievo. Far crollare il muro delle sanzioni significherebbe entrare con forza sul mercato russo allargandosi a segmenti che in passato erano tradizionalmente italiani. Per questo non illudiamoci. La fine delle sanzioni è vicina, ma per riguadagnare i fatturati perduti dovremo ancora una volta fare i conti con la Francia di Macron.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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