04:17 16 Dicembre 2019
Greta Thunberg

Un altro catamarano per Greta

© CC BY-SA 4.0 / Anders Hellberg / Greta Thunberg
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La sedicenne paladina dell’ambientalismo di nuovo in navigazione grazie a nuovi benefattori pronti a farsi pubblicità con il suo verbo catastrofista. Ma il mondo scientifico ricusa le sue affermazioni. E mentre la sua famiglia s’arricchisce con i diritti del suo libro la storia del suo successo fa acqua da tutte le parti.

Le Gretiadi sono ripartite. Greta Thunberg, la sedicenne simbolo del nuovo ecologismo, e il papà manager Svante stanno solcando l’Atlantico a ritroso. Anche stavolta a scrocco. Anche stavolta su un catamarano.

A quello dell’andata ci aveva pensato il principino Pierre, figlio di Caroline di Monaco e del defunto Stefano Casiraghi. Quello da 15 metri su cui Greta e papà navigano alla volta della Spagna è invece di Elayna Carausu e Riley Whitelum, una coppia di giramondo australiani abituati a girare da un capo all’altro del mondo raccontando le proprie avventure su You Tube. Avventure che grazie al volto ingrugnito di Miss Catastrofe beneficeranno sicuramente di un picco di traffico. Una domanda sorge però spontanea.

Se otto miliardi di umani dovessero rinunciare, come pretende Greta, ad un trasporto aereo accusato di generare il 2,5 per cento delle emissioni mondiali di CO2 a chi ci rivolgeremmo per viaggiare, spostarci e commerciare?

E soprattutto siamo sicuri che il mondo rimasto a terra resterebbe anche in piedi? Certo questo non è un problema di Greta. Lei per andare da New York a Los Angeles, da dove intendeva scendere a Santiago del Cile in tempo per partecipare, alla Conferenza Onu sul cambiamento climatico del 2 dicembre, ha usato una comoda auto elettrica. Ad offrirgliela ci ha pensato un ammiratore entusiasta del calibro di Arnold Schwarzenegger. Quando si è accorta di viaggiare nella direzione sbagliata perché i disordini cileni avevano costretto l’Onu a spostare l’appuntamento da Santiago alla più tranquilla Madrid Greta non ha faticato a trovare qualcuno pronto ad accompagnare lei e papà sulle coste della Virginia dove l’attendeva il catamarano di Elayna e Riley.

Ma quanti Schwarzenegger, quanti catamarani e quanti generosi benefattori dovremmo trovare per risolvere i problemi dei circa 4,4 miliardi di passeggeri che nel 2018 hanno usato gli aerei per viaggiare? E soprattutto come risolveremmo i collegamenti di un pianeta dove gli aerei garantiscono ogni anno 22 mila voli diretti tra città? Il nostro povero mondo privato degli aerei, tanto detestati da Greta dovrebbe rinunciare ad una parte dei commerci e delle comunicazioni innescando una crisi che lo riporterebbe alla fame e all’arretratezza. Ma questo a Greta e al solerte papà sempre attento a trasformare in libri, affari e diritti ogni triste profezia della figlia non interessa. Come non interessa il fatto che la maggior parte di quelle profezie sia basata su affermazioni tanto roboanti quanto poco scientifiche.

A spiegarlo ci ha pensato il professor Franco Prodi, fisico dell’atmosfera e climatologo conosciuto in tutto il mondo ma in Italia, meno famoso del fratello Romano.

“Con Greta siamo di fronte a un abbaglio mondiale al momento - spiega il professore in una recente intervista - nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato”.

Se da una parte le teorie di Greta sono scientificamente infondate dall’altra anche la sua dedizione alla causa ecologista appare più ispirata dal senso degli affari di famiglia che non da un sincero trasporto per il pianeta.

La storia della smorfiosetta verde puzza infatti più di una centrale a carbone. A cominciare da quel 20 agosto 2018 quando la foto di Greta, appena accoccolatasi davanti al Parlamento di Stoccolma per protestare contro il cambiamento climatico, viene pubblicata su Facebook dal suo mentore Ingmar Rentzhog per poi venir ripresa, in poche ore, dai più grandi media del paese. Quel suo mentore oltre a gestire, casualmente, una raccolta fondi per il lancio di nuove tecnologie verdi e a presiedere “Global Utmaning”, un centro di ricerca sullo sviluppo sostenibile fondato dalla figlia di un ex ministro social democratico, è anche buon amico di Malena Ernmann, la mamma di Greta. Così, altrettanto casualmente, solo 4 giorni dopo mamma Malena, cantante lirica assai famosa, può annunciare l’uscita del primo libro della figlia. Tre mesi dopo, altrettanto casualmente, Greta diventa azionista della società fondata da Rentzhog grazie ai fondi di Sven Olof Persson, un miliardario social-democratico conosciuto come il re delle concessionarie automobilistiche di tutta Svezia.

Dietro a quel faccino ingrugnito dalla sindrome di Asperger si nascondono insomma gli interessi di un’abile manipolatore, di un intraprendente e spregiudicata famigliola e di un capitalismo verde e “politicamente corretto” che - prima in Svezia e poi alle europee - ha sfruttato il volto di Greta per sostenere i “verdi” e combattere un movimento sovranista dipinto come il grande nemico del pianeta terra. Un “capitalismo verde” pronto non solo ad arricchirsi con le nuove tecnologie indispensabili a ridurre le emissioni, ma anche a mettere completamente fuori mercato le altre industrie e le altre imprese. Anche a costo di condannare alla paralisi buona parte del pianeta.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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