16:23 08 Dicembre 2019
Acqua alta a Venezia, turisti sulla Piazza San Marco

Venezia, il MOSE, Porto Marghera, tanti errori e l’acqua alta

© Sputnik . Vladimir Vyatkin
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L’undicesima acqua alta eccezionale dall’inizio del nuovo secolo quando in tutto il secolo precedente se ne erano registrate solo dieci. Le statistiche dicono che la situazione sta peggiorando. Cambiamenti climatici? Colpa del MOSE che ancora non c’è? O forse c’è anche dell’altro?

Esiste una corrente di pensiero che sostiene che Venezia sia tutta sbagliata già in partenza. Non era quello il posto giusto per costruire una città e se ora sorge proprio lì sarebbe solo perchè nel 452 gli Unni di Attila ne combinarono talmente tante al loro passaggio, da costringere gli abitanti delle allora Aquileia, Concordia e Altino a rifugiarsi in laguna. In realtà quella zona era abitata addirittura già in epoca pre-romana dove antiche popolazioni italiche tra paludi e laguna trovavano abbondanza sia di selvaggina che di pesce e potevano anche dedicarsi alla raccolta del sale. Se poi la Repubblica Marinara divenne ciò che divenne, fu anche grazie proprio alla posizione strategica scelta per la città. Piuttosto, più interessante forse analizzare gli errori che sono stati fatti in epoche ben più recenti e che rischiano di compromettere la bellezza e il patrimonio accumulato nei secoli da questa città straordinaria.

Il non MOSE

Il MOSE, anzi MO.S.E. (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), è un’opera di ingegneria civile iniziato nel 2003 e ancora non portato a termine. Una volta completato dovrebbe essere in grado di difendere Venezia e la laguna dalle acque alte attraverso serie di paratoie mobili a scomparsa poste ai varchi che collegano la laguna al mare aperto, le cosiddette ‘bocche di porto’. Bloccando quindi il Lido, Malamocco e Chioggia si dovrebbe riuscire ad isolare temporaneamente la laguna dal mare e permettere alla città di evitare le situazioni come quella di ieri con acqua all’altezza di 187 cm, o quella del record assoluto (almeno dal punto di vista delle registrazioni scientifiche moderne) di 194 cm del 4 novembre 1966.

Il problema del MO.S.E. è che tra il 2013 e il 2014 è scoppiato il solito italico scandalo tra storie di mazzette, fatture false e fondi neri tanto che ci sono stati un centinaio di indagati con 35 manette tra appaltatori, funzionari pubblici, politici vari e Consorzio Venezia Nuova. Alla fine è dovuto intervenire lo Stato e commissariare tutto. Nel frattempo costi e tempi di realizzazione sono naturalmente lievitati. Se i lavori secondo le previsioni del 2003 sarebbero dovuti essere finiti nel 2016, e ora, nel 2019, i più ottimisti scommettono nel 2022, i costi, che negli anni ’80 si calcolava non avrebbero dovuto superare i 3.200 miliardi di lire, oggi siamo già arrivati alla cifra effettivamente spesa di quasi 5 miliardi e mezzo sì, ma di euro. Cioè il triplo. E non è ancora finita.

Porto Marghera

Forse però, ancora più grave di quello che non è ancora stato fatto, è quello che invece è già stato fatto. Porto Marghera, per quanto oggi sia in netta decadenza, è stato nel dopoguerra un volano importante per l’economia della regione – va riconosciuto. Ma è vero o no che buona parte della zona industriale è stata ricavata bonificando le barene, cioè quegli isolotti di superficie che quando c’era l’acqua alta agivano da vasi naturali e limitavano l’erscursione dell’acqua? E’ vero o no che per permettere alle petroliere di arrivare alle banchine di scarico è stato scavato un canale, famoso appunto per chiamarsi ‘Il Canale dei Petroli’, e che adesso dalla bocca di porto di Malamocco l’acqua entra a piena portata?

Altri interventi dubbi

Porto Marghera per altro non è stato l’unico intervento umano dubbio in fatto di equilibri geoidrici in laguna. Ad aver contribuito alla variazione dell’ampiezza media di marea potrebbe essere stata responsabile anche la costruzione del ponte ferroviario, la bonifica del Brenta, le dighe foranee, le opere del periodo fascista come il Ponte della Libertà e la Riva dei Sette Martiri (ex Riva dell’Impero) o l’isola artificiale del Tronchetto. Tutte opere più o meno importanti e utili ma che non tennero forse sufficientemente in conto certi delicati e specifici equilibri della città. Da non sottovalutare anche la subsidenza, fenomeno di per sé naturale e che consiste nel lento sprofondamento del terreno ma che, nei casi di intenso emungimento delle acque di falda, come successo appunto nella zona per alimentare il polo industriale e sviluppo, non può che accellerare.

Questioni naturali

Certo, ci sono anche le questioni puramente naturali. Senza stare a scomodare i cambiamenti climatici (non è dimostrato che sia il livello del Mare Adriatico ad alzarsi), e limitandoci ai soli dati confermati dalla scienza, sappiamo comunque che il fenomeno dell’acqua alta a Venezia è inevitabile. Subsidenza, come accennato, maree astronomiche, precipitazioni, campi barici, portata dei fiumi, direzione dei venti. Proprio i venti e non le maree o le forti piogge, contrariamente a quanti molti pensano, sono la causa principale dell’acqua alta di Venezia. Quando infatti i venti di scirocco spirano dal canale di Otranto e salgono su per l’Adriatico, impediscono il regolare deflusso dell’acqua e, combinandosi magari con il vento di bora, bloccano il deflusso delle lagune e dei fiumi veneti. Venezia quindi si trova con l’acqua che lo scirocco spinge a nord nel chiuso catino adriatico e quella che non riesce a defluire correttamente da fiumi e laguna perchè gliela rimanda indietro la bora. Se a questo si aggiungono poi grandi piogge autunnali o magari anche un passaggio lunare, ecco che si ha la ‘tempesta perfetta’. Contro tutto questo nulla si può fare se non migliorare il sistema di previsioni, evitare altre iniziative umane poco considerate e, ovviamente, sbrigarsi a finire questo benedetto MO.S.E.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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