17:19 07 Dicembre 2019
Presidente francese Emmanuel Macron in visita in Cina

Macron dichiara morta la NATO, rilancia la difesa europea e stringe un accordo con Tripoli in Libia

© AFP 2019 / HECTOR RETAMAL
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Quella professata da Victor Orban, da Marine Le Pen e da Matteo Salvini non è l’unica forma di sovranismo presente in Occidente.

Ne interpreta infatti una variante diversa e più sofisticata il presidente francese Emmanuel Macron, che persegue gli interessi nazionali del proprio paese in modo non meno intransigente, promuovendoli però nel contesto di una narrazione europeista e politicamente più “corretta”.

Il leader transalpino è uomo ambizioso e di visioni. È fra i politici europei uno dei pochi ad aver capito di che cosa è espressione l’arrivo di Trump alla Casa Bianca e sta facendo del proprio meglio per cogliere tutti i vantaggi che una presenza meno incisiva dell’America in Europa, nel Mediterraneo ed in Africa può dischiudere alla Francia.

Come nel caso del suo collega americano, il Presidente francese si fa talvolta notare per dichiarazioni che sul momento appaiono estemporanee, ma ad un’analisti più approfondita risultano invece riconducibili ad un disegno abbastanza coerente nel tempo.

Nei giorni scorsi, Macron ha definito “cerebralmente morta” l’Alleanza Atlantica, invocando la trasformazione dell’Unione Europea in una potenza mondiale, dotata di un proprio strumento militare.

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Molti osservatori sono rimasti sorpresi. Eppure, non più tardi di un anno fa, proprio a ridosso delle celebrazioni della vittoria riportata nel 1918 contro la Germania, il Presidente francese aveva già affermato che l’Unione Europea avrebbe dovuto dotarsi delle capacità necessarie a difendersi da chiunque, menzionando esplicitamente la Cina, la Russia e gli Stati Uniti tra gli eventuali avversari.

Tanto allora quando adesso, le reazioni sono state prevalentemente negative. Ha dichiarato di non condividere l’approccio soprattutto la Germania di Angela Merkel, che appare sempre più preoccupata dal proposito francese di militarizzare la politica estera dell’Unione Europea al probabile scopo di condizionarla più decisivamente.

Non esiste quindi più un vero e proprio asse franco-tedesco. Le relazioni tra Parigi e Berlino sembrano invece quelle che si instaurano tra due partner molto stretti che stanno disputandosi il primato.

Agli occhi di molti, le politiche della Francia macroniana, che in realtà sono la prosecuzione di un indirizzo sempre presente nell’esperienza della cosiddetta Quinta Repubblica, sarebbero velleitarie. Ma non sono pochi gli stakeholders che hanno iniziato a percepirle come una minaccia, assumendo le contromisure del caso.

Se non si può far nulla per contrastare le politiche demografiche attive con le quali la Francia da almeno tre decenni sta cercando di ridurre il gap di popolazione che la separa dalla Germania riunificata, né, tanto meno, contro il tentativo dell’attuale governo francese di reintrodurre sotto mentite spoglie una specie di coscrizione obbligatoria light mentre le spese militari di Parigi superano ormai quelle russe, sul piano industriale i tedeschi non sono rimasti a guardare.

Il progetto francese di costruire insieme un carro armato di nuova generazione, sfruttando le superiori capacità della Germania in questo campo, senza però riconoscere alle imprese tedesche un peso commisurato al loro vantaggio tecnologico, si è già scontrato con uno stop imposto dal Bundestag, che ha bloccato anche sviluppo del caccia congiunto di sesta generazione.

La nomina della candidata di Macron alla carica di Commissario europeo per il mercato interno e l’industria, Sylvie Goulard, è stata inoltre ricusata dal Parlamento di Strasburgo con il concorso decisivo dei democristiani tedeschi.

Infine, mentre la Francia raggiungeva un accordo con il Governo di Accordo Nazionale che controlla Tripoli, Berlino ha accelerato i preparativi di una grande conferenza internazionale che proprio del futuro della Libia dovrebbe a breve occuparsi.

Insomma, l’attivismo francese viene percepito come uno strappo unilaterale in avanti, che la Germania non condivide e contrasta.

Ai tedeschi avrà certamente dato fastidio anche il passo compiuto da Macron contro l’integrazione nell’Unione Europea delle repubbliche balcaniche che ancora non ne fanno parte, una mossa dalle conseguenze al momento ancora imprevedibili, ma pericolose per la stabilità regionale.

E forse non è stata apprezzata neanche la decisione francese di riaprire un canale di dialogo strutturato con la Russia, strada sulla quale Parigi sarà probabilmente seguita da Roma ben prima che da Berlino.

In qualche modo, Macron si è mosso alla maniera di Trump, mutuando anche alcuni aspetti della sua comunicazione, seppure adattandosi alle necessità nazionali della Francia.

Il disegno è ambizioso, ma anche interessante, nella misura in cui cerca di scuotere un’Europa più intorpidita che mai. Non dovrebbero però essere sottaciute le ambizioni egemoniche che Parigi coltiva su buona parte dell’Europa, anche perché non mancheranno di suscitare resistenze anche fuori dalla Germania.

Lo scenario è comunque complesso e per quanto la storia tenda a non ripetersi mai nelle stesse forme, molte dinamiche in atto ricordano ormai più l’Europa del 1914 che non quella del 1989. Gli Stati Nazione sono tornati anche nel cuore del Vecchio Continente.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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